BRESSAN MASTRI VINAI

VENEZIA GIULIA ROSSO IGT "VINTAGE N° 3" 2020 - BRESSAN MASTRI VINAI

Prezzo di listino €46,00 Prezzo di vendita€51,00risparmi €5,00

Abbinamenti, La struttura e la componente speziata del Vintage N° 3 2020 lo rendono particolarmente adatto a una cucina intensa e saporita. È eccellente con arrosti, brasati, selvaggina, agnello e carni rosse alla griglia, dove acidità e tannino riescono a sostenere perfettamente succulenza e grassezza. Particolarmente interessante l’abbinamento con l’anatra, soprattutto in preparazioni che prevedono castagne, funghi o salse leggermente speziate: la componente fruttata del vino accompagna la carne mentre Schioppettino e Cabernet richiamano le note più scure e aromatiche del piatto. Ottimo anche con cinghiale, capriolo, funghi porcini e formaggi stagionati.
Alcol, 13%
Annata, 2020
Denominazione, Venezia Giulia IGT
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Veneto (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Pinot Nero, Cabernet Sauvignon e Schioppettino

NOTE SENSORIALI:

Il Vintage N° 3 2020 di Bressan Mastri Vinai è un rosso dalla personalità decisa e fuori dagli schemi, costruito sull’incontro tra Pinot Nero, Cabernet Sauvignon e Schioppettino, tre varietà profondamente differenti che trovano qui un equilibrio sorprendentemente armonico. Nel calice si presenta con un rosso rubino molto intenso e profondo. Il profilo aromatico si apre su mora, ribes nero, amarena e piccoli frutti di bosco, ai quali si affiancano progressivamente pepe nero, erbe aromatiche, sottobosco e una componente terrosa che ne aumenta la complessità. Con l’ossigenazione emergono sfumature di cuoio, tabacco, spezie scure e leggere sensazioni balsamiche. In bocca possiede struttura e carattere, ma senza rinunciare alla freschezza: il frutto è maturo e succoso, l’acidità mantiene il sorso vivo e la trama tannica appare ben integrata. Lo Schioppettino porta soprattutto energia e speziatura, il Cabernet Sauvignon contribuisce alla profondità e alla struttura, mentre il Pinot Nero aggiunge finezza e slancio. Il finale è lungo, asciutto e speziato, con un elegante ritorno di frutti scuri, pepe ed erbe aromatiche. È un vino complesso ma non costruito, capace di mostrare contemporaneamente il lato più selvatico e quello più raffinato dello stile Bressan.

CURIOSITÁ:

Il Vintage N° 3 2020 nasce dall’assemblaggio di Pinot Nero, Cabernet Sauvignon e Schioppettino, mettendo insieme due grandi varietà internazionali e uno dei vitigni autoctoni più caratteristici del Friuli Venezia Giulia. È una cuvée che sintetizza bene la filosofia di Bressan Mastri Vinai, storica realtà familiare di Farra d’Isonzo le cui radici vitivinicole documentate risalgono al 1726 e che oggi prosegue il proprio percorso con Fulvio Bressan e Jelena Misina. In vigna l’approccio è rigoroso, con grande attenzione all’equilibrio naturale delle piante e rese contenute, mentre in cantina le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni senza cercare scorciatoie tecnologiche capaci di uniformare il carattere delle uve. Vintage N° 3 affronta una lunga macerazione sulle bucce, fondamentale per estrarre lentamente struttura e complessità. Il percorso di maturazione è particolarmente articolato: dopo la vinificazione il vino affronta un breve passaggio di circa 20 giorni in barrique, seguito da circa 12 mesi in grandi botti da 20 ettolitri; prima della commercializzazione riposa poi ulteriormente in bottiglia per circa 15 mesi. È proprio questa alternanza tra recipienti differenti e il lungo tempo concesso al vino a permettere ai tre vitigni di fondersi senza perdere completamente la propria identità. Il risultato è una delle etichette più particolari di Bressan, nella quale l’immediatezza non è mai l’obiettivo principale: Vintage N° 3 è pensato per evolvere lentamente e mostrare nel tempo sfumature sempre più profonde.

Bressan Mastri Vinai

Bressan Mastri Vinai è una delle realtà più personali e profondamente radicate del Friuli Venezia Giulia, con sede a Farra d’Isonzo, in provincia di Gorizia, dove la famiglia lega la propria storia alla viticoltura da quasi tre secoli. La documentazione aziendale individua nel 1726, anno di nascita di Giacomo Bressan, l’inizio della lunga genealogia di vignaioli che conduce fino all’attuale generazione; lo stesso cognome viene ricondotto agli antichi baroni de Bresciani, proprietari delle terre sulle quali i coloni pagavano parte dei tributi attraverso il vino. Nel Novecento è soprattutto Nereo Bressan a consolidare il patrimonio aziendale: insieme alla moglie Paolina Spessot recupera e acquista appezzamenti particolarmente vocati, ricomponendo anche proprietà appartenute alle generazioni precedenti e costruendo la base viticola sulla quale si svilupperà la cantina contemporanea. Oggi il volto di Bressan è soprattutto Fulvio Luca Bressan, nato nel 1964 e rappresentante della nona generazione di “Mastri Vinai”, affiancato dalla moglie Jelena Misina. Dopo gli studi Fulvio sceglie di dedicarsi completamente alla proprietà familiare, sviluppandone anche la presenza internazionale ma mantenendo una filosofia volutamente indipendente, fondata sul rifiuto dell’omologazione e sulla convinzione che il vino debba essere innanzitutto espressione dell’annata, del vitigno e della terra da cui proviene.  Il patrimonio aziendale comprende circa 20 ettari vitati nell’area di Farra d’Isonzo, dove le propaggini del Collio incontrano la valle dell’Isonzo. È un territorio segnato dall’incontro tra le Alpi a nord e l’influenza dell’Adriatico a sud, con escursioni termiche e ventilazione che contribuiscono alla maturazione delle uve. I terreni alternano ghiaie e depositi alluvionali a componenti argillose e marnoso-arenacee: i ciottoli accumulano calore durante il giorno e lo restituiscono progressivamente nelle ore più fresche, creando condizioni particolarmente favorevoli alla vite. Bressan lavora sia varietà profondamente legate al Friuli sia vitigni internazionali ormai presenti nella regione da generazioni: Schioppettino, Pignolo, Verduzzo Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana e Moscato Rosa convivono con Pinot Nero, Cabernet Sauvignon e altre varietà, formando un patrimonio ampelografico volutamente ampio. La filosofia in vigna è costruita su rese contenute e su una gestione che esclude il diserbo chimico e cerca di preservare l’equilibrio naturale del vigneto. La stessa impostazione prosegue in cantina, dove le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni e il lavoro è volutamente lontano da una concezione tecnologica finalizzata a standardizzare il vino. Fulvio considera il tempo uno degli strumenti fondamentali della produzione: i vini vengono lasciati maturare a lungo prima dell’uscita e alcune etichette raggiungono affinamenti decisamente fuori dal comune, come il Pignol, proposto anche dopo tredici anni trascorsi in botte. La gamma racconta perfettamente questa filosofia. Il Pinot Nero costituisce una delle interpretazioni storiche e più riconoscibili della cantina e nasce dalla convinzione che questa varietà, arrivata in Friuli nella seconda metà dell’Ottocento, possa trovare nei terreni di Farra d’Isonzo condizioni particolarmente interessanti; ne deriva un rosso concepito per il lungo affinamento, nel quale il frutto evolve progressivamente verso sottobosco, spezie, tartufo e sfumature terziarie. Lo Schioppettino, o Ribolla Nera, rappresenta invece una delle anime più autenticamente friulane della proprietà e viene interpretato privilegiandone struttura, componente speziata e capacità evolutiva. Pignol porta ancora più lontano questa ricerca attraverso uno dei vitigni autoctoni più rari e tannici della regione, mentre Carat riunisce Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla in un bianco capace di mostrare la parte più territoriale del patrimonio aziendale. Particolarmente personale è N°3, assemblaggio nel quale Cabernet Sauvignon e Pinot Nero vengono uniti allo Schioppettino, creando un incontro tra varietà internazionali e tradizione friulana che Fulvio considera una delle proprie interpretazioni più intime. Ego, Verduzzo, Moscato Rosa e Rosantico completano una produzione volutamente lontana da una gamma convenzionale, nella quale anche i vitigni aromatici o tradizionalmente considerati minori vengono trattati con la stessa ambizione dei grandi rossi. Bressan Mastri Vinai rappresenta quindi una delle espressioni più radicalmente indipendenti del vino friulano: non soltanto per le tecniche adottate, ma soprattutto per la continuità di una visione familiare che attraversa nove generazioni. Dalle vigne ricomposte da Nereo fino al lavoro contemporaneo di Fulvio e Jelena, la proprietà ha mantenuto come principio centrale il rifiuto della standardizzazione, preferendo rese naturalmente contenute, fermentazioni spontanee, lunghi affinamenti e commercializzazioni determinate dalla maturità del vino piuttosto che dalla necessità di proporre rapidamente una nuova annata. Schioppettino, Pignolo, Pinot Nero, Verduzzo, Malvasia e Ribolla diventano così strumenti differenti per raccontare lo stesso luogo, Farra d’Isonzo, e una stessa idea di vino: profondamente artigianale, capace di evolvere lentamente e volutamente refrattaria alle mode. È questa coerenza, mantenuta attraverso quasi tre secoli di storia familiare, a rendere Bressan Mastri Vinai una delle cantine più riconoscibili e fuori dagli schemi del panorama friulano.