MARCEL LAPIERRE

BEAUJOLAIS BLANC "CHÂTEAU CAMBON" 2023 - MARCEL LAPIERRE

Prezzo di listino €22,50 Prezzo di vendita€25,00risparmi €2,50

Abbinamenti, Perfetto con pesce alla griglia, crudi di mare, formaggi freschi, o piatti vegetariani delicati.
Alcol, 11,5%
Annata, 2023
Denominazione, Beaujolais AOC
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Beaujolais (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice mostra un giallo paglierino chiaro e brillante. Al naso si apre su note di mela verde, agrumi, fiori bianchi e mandorla fresca, con accenni minerali e un tocco di gesso che dona verticalità. Il sorso è teso e vibrante, con una bella tensione acida e una texture fine che bilancia energia e morbidezza. Il finale è pulito, salino e agrumato, di grande precisione e leggerezza.

CURIOSITÁ:

Il Beaujolais Blanc 2023 del Château Cambon è una delle espressioni più rare e sorprendenti del domaine fondato da Marcel Lapierre, oggi guidato da Marie Lapierre e Jean-Claude Chanudet, custodi dello spirito originario del vino naturale in Beaujolais.
Prodotto da uve Chardonnay provenienti da vigne coltivate in agricoltura biologica su suoli sabbiosi e calcareo-argillosi, questo bianco nasce con lo stesso approccio artigianale che ha reso celebre il nome Lapierre: raccolta manuale, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, nessuna chiarifica né filtrazione e un breve affinamento in botti neutre e acciaio, per preservare la purezza del frutto. È un vino essenziale e sincero, che unisce la freschezza dei bianchi borgognoni a una beva vivace e immediata, espressione luminosa del Beaujolais nella sua forma più autentica.

Marcel Lapierre

Marcel Lapierre è uno dei nomi fondamentali del vino naturale francese e una figura che ha contribuito in maniera decisiva a cambiare la percezione del Beaujolais, dimostrando come il Gamay potesse essere capace di profondità, energia e straordinaria capacità espressiva quando coltivato e vinificato senza forzature. Il domaine ha sede a Villié-Morgon, nel cuore del cru Morgon, e la sua storia familiare comincia nel 1909 con Michel Lapierre, bisnonno di Mathieu e Camille, per proseguire nel 1958 con Raymond Lapierre e soprattutto nel 1973, quando Marcel entra nell’azienda di famiglia. L’incontro decisivo avviene nei primi anni Ottanta con Jules Chauvet, négociant, enologo e ricercatore considerato uno dei padri spirituali del movimento dei vini naturali, che insieme a Jacques Néauport trasmette a Marcel una concezione della vinificazione fondata sulla qualità dell’uva, sulle fermentazioni spontanee e sulla drastica riduzione degli interventi enologici. Da questa esperienza nasce quello che diventerà uno dei gruppi più influenti della storia recente del Beaujolais: Marcel Lapierre, Jean Foillard, Jean-Paul Thévenet e Guy Breton, successivamente soprannominati da Kermit Lynch “Gang of Four”. I quattro recuperano e reinterpretano pratiche tradizionali della regione opponendosi alla standardizzazione che aveva accompagnato il successo commerciale del Beaujolais Nouveau: niente diserbanti o fertilizzanti chimici di sintesi, vendemmia manuale, grappoli interi, fermentazioni con lieviti indigeni, macerazione semi-carbonica e utilizzo estremamente limitato della solforosa. Per Marcel il punto di partenza rimane però sempre Morgon e i suoi terreni di granito decomposto, localmente chiamati roches pourries, particolarmente adatti al Gamay e capaci di dare vini molto più strutturati e longevi rispetto all’immagine semplicistica spesso associata al Beaujolais. Il patrimonio aziendale è cresciuto nel tempo fino a circa 18 ettari, con vigne concentrate soprattutto a Morgon e parcelle in alcuni dei suoi lieux-dits più importanti. Una parte fondamentale si trova sulla Côte du Py, la collina simbolo della denominazione, caratterizzata da terreni poveri di origine vulcanica e scisti alterati ricchi di ossidi di ferro e manganese; altre parcelle si trovano in zone come Corcelette, Grand Cras e Douby, offrendo differenti interpretazioni dello stesso Gamay. Molte vigne hanno età considerevoli e vengono allevate prevalentemente ad alberello secondo la tradizione del Beaujolais, con densità elevate e lavorazioni che richiedono una grande quantità di manodopera. Marcel abbandona progressivamente diserbanti e prodotti chimici già dagli anni Ottanta, orientandosi verso una viticoltura biologica e lavorazioni del terreno destinate a mantenere viva la componente microbiologica del suolo. La vendemmia viene effettuata esclusivamente a mano perché la tecnica di vinificazione richiede grappoli perfettamente integri. In cantina le uve non vengono normalmente diraspate: i grappoli interi vengono posti nelle vasche e la fermentazione procede attraverso una macerazione semi-carbonica tradizionale, senza l’utilizzo sistematico di lieviti selezionati o enzimi. Le macerazioni possono durare indicativamente tra dieci e venti giorni secondo parcella e vendemmia, con temperature mantenute relativamente basse per preservare aromaticità e finezza. Dopo la pressatura, i vini maturano principalmente in vecchie pièces borgognone da 216-228 litri provenienti anche da importanti domaines della Borgogna; il legno non viene utilizzato per aromatizzare il vino ma come contenitore neutro capace di accompagnarne lentamente l’evoluzione. Filtrazioni e chiarifiche vengono evitate quando possibile e la solforosa rimane estremamente contenuta: storicamente il domaine ha proposto anche bottiglie completamente prive di SO₂ aggiunta, affiancandole a versioni nelle quali una minima quantità viene utilizzata all’imbottigliamento per garantire maggiore stabilità durante trasporto e conservazione. Il Morgon costituisce naturalmente il cuore della produzione e rappresenta una delle interpretazioni più iconiche del Gamay contemporaneo: succoso e immediato nella giovinezza, ma dotato di struttura e mineralità sufficienti per evolvere anche molti anni, sviluppando quella complessità che tradizionalmente ha dato origine al verbo francese “morgonner”, utilizzato per descrivere la capacità dei migliori Morgon di assumere con l’invecchiamento sfumature che ricordano alcuni Pinot Noir borgognoni. La Cuvée Marcel Lapierre viene prodotta soltanto nelle annate considerate particolarmente favorevoli attraverso una selezione delle migliori e più vecchie vigne e rappresenta l’espressione più profonda e longeva del domaine. Accanto a Morgon trovano spazio cuvée più immediate come Raisins Gaulois, nate da Gamay proveniente da vigne più giovani e pensate per esprimere soprattutto croccantezza del frutto, energia e facilità di beva senza rinunciare alla filosofia produttiva della famiglia. Marcel Lapierre muore nel 2010, ma il domaine non cambia direzione: il figlio Mathieu, entrato stabilmente in azienda già nel 2005, prende progressivamente in mano la produzione e viene successivamente affiancato dalla sorella Camille, rientrata nel progetto nel 2013. La nuova generazione non si limita a conservare l’eredità del padre, ma approfondisce il lavoro sui suoli, sulla biodiversità e sulla precisione delle vinificazioni, mantenendo intatti i principi che avevano reso Marcel un riferimento internazionale. Oggi Domaine Marcel Lapierre rappresenta molto più di una cantina simbolo del Beaujolais: è uno dei luoghi nei quali è nata concretamente una parte fondamentale del movimento del vino naturale europeo. La sua importanza non deriva dall’aver costruito vini deliberatamente estremi o irregolari, ma dall’aver riportato l’attenzione sulla qualità dell’uva e sulla possibilità di vinificare con pochissimi interventi quando il vigneto viene lavorato correttamente. Gamay, granito, grappolo intero, macerazione semi-carbonica, lieviti indigeni, vecchie pièces e solforosa minima sono diventati elementi quasi iconici, ma dietro di essi rimane soprattutto la visione di Marcel: restituire dignità a Morgon e dimostrare che il Beaujolais può produrre grandi vini di terroir. Mathieu e Camille continuano oggi questa storia, custodendo un patrimonio iniziato dalla famiglia nel 1909 e mantenendo Domaine Marcel Lapierre tra i riferimenti imprescindibili non soltanto del Beaujolais, ma dell’intero movimento del vino artigianale contemporaneo.