VINO BIANCO "GI" 2024 - ELIO PERRONE
Abbinamenti, Gi 2024 è particolarmente interessante a tavola proprio grazie all'equilibrio tra aromaticità, morbidezza e freschezza. È eccellente con pesce crudo, tartare, crostacei e paella, ma funziona magnificamente anche con primi piatti speziati, soprattutto preparazioni allo zafferano, dove la componente aromatica del vino trova un naturale punto d'incontro. La struttura permette di accompagnarlo anche a carni bianche, mentre freschezza e profumi lo rendono piacevolissimo come aperitivo.
Alcol, 13,5%
Annata, 2024
Denominazione, Vino Bianco
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 70%, Moscato 15%, Viognier 15%
NOTE SENSORIALI:
Il colore è giallo paglierino luminoso, anticipazione di un profilo aromatico particolarmente ricco. Il naso gioca sull'incontro tra le tre varietà: emergono frutta esotica, pesca e frutta a polpa bianca, seguite dalla componente più aromatica di salvia ed erbe mediterranee e da una delicata sfumatura di miele d'acacia. Il sorso è morbido e avvolgente, ma tutt'altro che statico: una precisa linea acida attraversa la materia e dona al vino energia, freschezza e grande piacevolezza. È proprio l'equilibrio tra l'ampiezza dello Chardonnay, l'aromaticità del Moscato e la personalità del Viognier a renderlo interessante. Con il tempo il carattere cambia sensibilmente, lasciando progressivamente spazio a sensazioni minerali e frutta disidratata. Il 2024 raggiunge 13,5% vol. ed è un bianco capace di essere esuberante da giovane ma decisamente più complesso dopo qualche tempo in bottiglia.
CURIOSITÁ:
Il Gi 2024 di Elio Perrone è un bianco piemontese originale e fuori dagli schemi, nato a Castiglione Tinella dall’incontro tra il vitigno più profondamente legato alla storia della famiglia, il Moscato Bianco, e due varietà internazionali, Chardonnay e Viognier. La cantina descrive infatti Gi come l’incontro tra dimensione “local e global”: ogni vendemmia richiede di trovare nuovamente il punto di equilibrio tra la personalità aromatica delle tre uve. Anche il nome nasconde una curiosità: “Gi” in dialetto piemontese significa ghiro, animale famoso per il lungo letargo. Il riferimento non è casuale, perché secondo Elio Perrone questo vino riesce a mostrare il meglio di sé proprio dopo un periodo di riposo. La raccolta prevede un’accurata selezione manuale delle uve, trasportate rapidamente in cantina in piccoli contenitori per mantenere integre le bucce e preservarne il patrimonio aromatico. La fermentazione si svolge in acciaio, seguita da circa 3-4 mesi di permanenza in vasca sui propri lieviti. Un bianco apparentemente immediato e fragrante che nasconde però un'interessante capacità di evoluzione: la cantina indica una crescita evidente della complessità già dal secondo anno e un potenziale di 4-5 anni.
Perrone Elio +

Elio Perrone è una realtà familiare di Castiglione Tinella, sulle colline piemontesi al confine tra Langhe e Monferrato, dove la famiglia Perrone coltiva la vite e in particolare il Moscato dalla fine dell’Ottocento. L’azienda porta il nome di Elio Perrone, padre dell’attuale titolare Stefano, ma quel nome possiede oggi un significato ancora più profondo perché è stato dato anche al figlio di Stefano, creando simbolicamente un legame tra passato e futuro della famiglia. Stefano assume la guida della cantina nel 1989 e progressivamente ne modifica l’impostazione, mantenendo il patrimonio ricevuto dalle generazioni precedenti ma introducendo una ricerca molto personale su vitigni, vigneti e stili di vinificazione. Oggi lavora insieme alla moglie Giuliana, che cura anche l’identità artistica e le etichette, e proprio questa attenzione quasi artigianale per ogni dettaglio ha portato a definire Elio Perrone una vera “sartoria enologica”: ogni vendemmia viene osservata individualmente e ogni vino viene costruito cercando un equilibrio specifico, senza applicare automaticamente la stessa ricetta da un’annata all’altra. Il Moscato rappresenta il punto di partenza e rimane una delle anime più autentiche dell’azienda. Castiglione Tinella è uno dei territori storicamente più importanti per il Moscato Bianco e qui nasce Sourgal, che prende il nome dall’omonimo vigneto collocato sulla sommità di una collina. Stefano considera proprio questa varietà una sorta di scuola enologica: un'uva estremamente aromatica ma delicata, nella quale persino pochi giorni di differenza nella vendemmia possono modificare sensibilmente equilibrio e profilo aromatico. L’obiettivo è quindi accompagnarla il meno possibile, preservandone profumi, freschezza e immediatezza. Questa esperienza maturata sul Moscato è diventata negli anni il principio applicato anche agli altri vitigni: osservazione della pianta, scelta precisa del momento della raccolta e interventi di cantina pensati per assecondare la materia prima anziché forzarla. L’altro grande protagonista è la Barbera e soprattutto il vigneto Mongovone, a Isola d’Asti, acquistato dalla famiglia nel 2000. La vigna, piantata nel 1932 ed esposta a sud, si trova su quella che Stefano descrive come l’ultima lingua di terra di Langa all’interno del territorio monferrino ed è caratterizzata da una significativa presenza di calcare attivo e microelementi. Da qui nasce Mongovone, Barbera d’Asti Superiore che rappresenta una delle interpretazioni più importanti della cantina: fermentazione in acciaio e successivo affinamento di circa dodici mesi in piccole botti di rovere francese, per una Barbera pensata non soltanto sulla freschezza tipica del vitigno ma anche sulla concentrazione, sulla complessità e sulla capacità di evolvere nel tempo. Dallo stesso vigneto viene selezionata inoltre una piccola quantità di uve surmature destinate a Nō, lasciate appassire lentamente in cassette a temperatura e umidità controllate per ottenere una lettura più ricca e concentrata della Barbera. Tasmorcan rappresenta invece il volto più immediato e dinamico della varietà, costruito sulla ricerca di eleganza, profumo e bevibilità. La curiosità di Stefano ha progressivamente ampliato la produzione oltre i due vitigni storici. Bigarò nasce dall’incontro tra Moscato e Brachetto ed è diventato una delle etichette più riconoscibili della casa, mentre Gi riunisce Moscato, Chardonnay e Viognier e rappresenta volutamente il dialogo tra varietà locale e vitigni internazionali. Il Langhe Nebbiolo possiede invece un significato personale: il padre di Stefano coltivava due piccoli filari di Nebbiolo destinati al vino di famiglia, successivamente eliminati durante l’ampliamento della cantina; Stefano ha deciso di reimpiantare il vitigno proprio in sua memoria, realizzando a Castiglione Tinella un Nebbiolo che matura per dodici mesi in botti da 25 ettolitri e ricerca soprattutto eleganza, freschezza e finezza tannica. Più recentemente è entrato nel progetto anche il Riesling, piantato nel 2022 in una zona più fresca e meno esposta di Castiglione Tinella proprio per conservarne acidità e carattere: fermenta in acciaio e rimane sulle fecce per circa cinque mesi prima dell’imbottigliamento. Elio Perrone rappresenta così una cantina piemontese profondamente legata alle proprie radici ma difficilmente riconducibile a un modello tradizionale rigido. Stefano non ha costruito la produzione esclusivamente intorno alle denominazioni più conosciute, ma ha utilizzato Moscato, Barbera, Nebbiolo, Brachetto, Chardonnay, Viognier e Riesling come materiali differenti attraverso cui sviluppare una propria idea di vino. Anche l’estetica diventa parte del progetto: Giuliana realizza le etichette e Stefano sceglie personalmente forme e bottiglie cercando una coerenza tra contenuto e immagine. È proprio da questa attenzione che nasce il concetto di “sartoria enologica”: osservare ogni vigneto, interpretare ogni vendemmia e lasciare uscire un vino dalla cantina soltanto quando viene considerato realmente compiuto. Sourgal racconta le radici di Castiglione Tinella, Mongovone mostra la profondità che la Barbera può raggiungere, Bigarò e Gi esprimono la componente più creativa, mentre Nebbiolo e Riesling testimoniano una ricerca ancora in evoluzione. Il filo conduttore rimane la famiglia Perrone: Elio, Stefano, Giuliana e il giovane Elio, tre generazioni unite da un nome e da un'idea molto precisa, quella di conservare ciò che è stato ricevuto senza rinunciare alla libertà di reinterpretarlo.