BONNET-PONSON

CHAMPAGNE PREMIER CRU NON DOSÉ "CUVÉE PERPETUELLE" - BONNET-PONSON

Prezzo di listino €46,90 Prezzo di vendita€53,00risparmi €6,10

Abbinamenti, La tensione, la sapidità e l’assenza di dosaggio rendono la Cuvée Perpétuelle uno Champagne particolarmente gastronomico, capace di andare ben oltre l’aperitivo. È magnifico con ostriche, crudi di mare, tartare di ricciola, sushi e sashimi, dove la freschezza e la componente salina creano continuità con il piatto, ma possiede struttura sufficiente per accompagnare crostacei, capesante, spaghetti alle vongole e pesci importanti come rombo e branzino. Molto interessante anche con una frittura di pesce, perché acidità e bollicina riescono a ripulire il palato, oppure con formaggi freschi e caprini.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Pinot Nero 40%, Chardonnay 30%, Meunier 30%

NOTE SENSORIALI:

La Cuvée Perpétuelle Non Dosé di Bonnet-Ponson è uno Champagne che racconta con grande precisione il volto della Petite Montagne de Reims e lo stile essenziale della famiglia. Il Pinot Noir porta struttura, lo Chardonnay allunga il sorso e il Meunier aggiunge frutto e rotondità, mentre l’assenza totale di dosaggio lascia emergere senza filtri il carattere delle diverse parcelle. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso dai riflessi dorati, attraversato da un perlage fine e continuo. Il naso alterna mela, pera e frutta a polpa bianca a limone, pompelmo e scorza di agrumi, per poi sviluppare sfumature di mirabella, nocciola, crosta di pane e delicati richiami di pasticceria. In bocca è teso e asciutto, ma tutt’altro che magro: possiede struttura e una piacevole cremosità, immediatamente bilanciate da una freschezza incisiva e da una componente salina che accompagna tutto il sorso. Il finale è lungo, agrumato e minerale, con una sensazione quasi gessosa che invita immediatamente a tornare al bicchiere. Uno Champagne energico e gastronomico, nel quale il Non Dosé non è una ricerca di austerità fine a sé stessa, ma lo strumento utilizzato per lasciare parlare con maggiore nitidezza vino e territorio.

CURIOSITÀ:  

La Cuvée Perpétuelle nasce da 40% Pinot Noir, 30% Chardonnay e 30% Meunier provenienti da numerose parcelle distribuite tra Vrigny, Chamery e Coulommes, nella Montagne de Reims, su terreni che alternano argille, limo, sabbie e componenti argillo-calcaree. L’età media delle vigne è di circa 30 anni e la conduzione è biologica, risultato di un percorso di conversione iniziato dalla famiglia nel 2013. L’elemento centrale della cuvée è però racchiuso nel suo nome: una parte importante dell’assemblaggio, oggi intorno al 40%, proviene infatti dalla riserva perpetua della maison, alimentata vendemmia dopo vendemmia con nuovi vini e capace così di conservare al proprio interno la memoria delle annate precedenti. La base più recente dichiarata dal produttore è la vendemmia 2023, integrata proprio da questa importante quota di vini di riserva. La prima fermentazione viene condotta prevalentemente in acciaio, con una parte dei vini lavorata in barrique, e l’approccio di Bonnet-Ponson rimane volutamente poco interventista, con fermentazioni affidate a un pied de cuve aziendale, filtrazioni evitate quando possibile e un utilizzo molto contenuto della solforosa. Prima dell’assemblaggio i vini riposano sulle fecce fini, mentre la successiva rifermentazione e il lungo affinamento in bottiglia secondo il Metodo Champenoise aggiungono profondità e complessità. Al momento della sboccatura non viene aggiunto alcuno zucchero: il dosaggio è quindi 0 g/l. Bonnet-Ponson è una realtà familiare di Chamery le cui origini risalgono al 1862, quando Grégoire Bonnet iniziò a produrre direttamente Champagne in un periodo in cui la figura del récoltant-manipulant era ancora tutt’altro che comune.

Bonnet Ponson

Bonnet-Ponson è una delle realtà familiari più interessanti della Montagne de Reims e ha sede a Chamery, villaggio Premier Cru situato nel settore nord-occidentale del massiccio. La storia della famiglia come viticoltori indipendenti comincia nel 1862 con Grégori Bonnet, che avvia la produzione di vino dalle proprie vigne; nel corso delle generazioni il patrimonio viene progressivamente ampliato e nel 1956 André Bonnet sposa Monique Ponson, dando origine al nome Bonnet-Ponson utilizzato ancora oggi. Successivamente il figlio Thierry prosegue lo sviluppo della proprietà e, a partire dal 2013, entra stabilmente in azienda Cyril Bonnet, sesta generazione della famiglia e figura centrale dell’attuale evoluzione del domaine. Dopo la formazione enologica e diverse esperienze maturate anche fuori dalla Champagne, Cyril torna a Chamery con l’obiettivo di approfondire ulteriormente il rapporto tra vigneto, biodiversità e singole parcelle, trasformando progressivamente Bonnet-Ponson da récoltant-manipulant di impostazione tradizionale in una delle espressioni più personali della nuova Champagne artigianale. Oggi la famiglia lavora circa 10,5 ettari distribuiti in una cinquantina di parcelle tra Chamery, Vrigny e Coulommes-la-Montagne, tutti villaggi Premier Cru della Montagne de Reims. La frammentazione costituisce uno degli elementi fondamentali del progetto perché permette di confrontare esposizioni, età delle vigne e composizioni geologiche molto differenti. Chamery possiede un mosaico particolarmente complesso di sabbie, argille, marne e calcare, mentre Vrigny è storicamente uno dei terroir più interessanti della Champagne per il Meunier, varietà capace di trovare qui maturità e profondità mantenendo una notevole freschezza. Il patrimonio varietale è insolitamente ampio: accanto a Pinot Noir, Chardonnay e Meunier, la famiglia conserva infatti anche alcune delle varietà storiche meno diffuse della denominazione, tra cui Petit Meslier, Arbanne e Pinot Blanc. Questa diversità non rappresenta soltanto una curiosità ampelografica, ma diventa parte integrante della ricerca di Cyril, che utilizza le vecchie varietà per aumentare complessità e capacità di lettura del territorio. La svolta agricola era iniziata già con Thierry Bonnet, che negli anni Duemila aveva progressivamente ridotto l’impiego dei prodotti di sintesi; Cyril accelera questo percorso e porta l’intero vigneto verso l’agricoltura biologica, ottenendo la certificazione a partire dalla vendemmia 2016. La conduzione integra inoltre numerose pratiche biodinamiche, pur mantenendo un approccio pragmatico e legato all’osservazione delle singole parcelle. Non vengono utilizzati erbicidi e il terreno viene mantenuto vivo attraverso inerbimenti spontanei, lavorazioni leggere e preparati vegetali. Grande attenzione viene riservata alle tisane e agli estratti di piante – ortica, equiseto, consolida e altre essenze – impiegati per sostenere le difese naturali della vite e ridurre progressivamente la dipendenza da rame e zolfo. Cyril considera infatti la salute dell’uva come il presupposto indispensabile per poter intervenire il meno possibile durante la vinificazione. La vendemmia è manuale e le differenti parcelle vengono raccolte e lavorate separatamente. In cantina le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e vengono utilizzati principalmente acciaio, vecchie pièces e foudres, evitando che il legno nuovo diventi una componente aromatica dominante. La fermentazione malolattica non viene bloccata e può quindi svolgersi naturalmente, mentre chiarifiche e filtrazioni vengono evitate o mantenute al minimo. Anche l’impiego della solforosa è estremamente contenuto. Una parte importante dei vins clairs rimane sulle fecce per diversi mesi prima dell’assemblaggio, mentre dopo la seconda fermentazione gli Champagne affrontano lunghi affinamenti in bottiglia. I dosaggi sono generalmente molto bassi e numerose cuvée vengono commercializzate come Extra Brut o Brut Nature, scelta resa possibile dalla maturità delle uve e dall’equilibrio naturale ricercato in vigneto. La gamma più classica permette già di comprendere bene la filosofia aziendale. Cuvée Perpétuelle nasce dall’incontro tra Pinot Noir, Chardonnay e Meunier provenienti dai tre villaggi della proprietà e integra una réserve perpétuelle alimentata attraverso differenti vendemmie, costruendo profondità senza perdere tensione. Seconde Nature rappresenta invece una delle interpretazioni più radicali: assemblaggio delle tre principali varietà champenois prodotto senza aggiunta di solforosa e senza dosage, concepito per mostrare il vino nella maniera più diretta possibile. Ma è soprattutto con le cuvée parcellari che il lavoro di Cyril Bonnet raggiunge la propria espressione più precisa. Les Teux nasce da una vecchia parcella di Meunier a Vrigny e mette al centro una varietà troppo spesso considerata semplicemente complementare negli assemblaggi; qui il Meunier viene trattato come un vero vitigno da terroir, capace di produrre Champagne profondi e longevi. Le Jour è invece legato al Pinot Noir di Chamery, mentre Les Hautes Mottes interpreta lo Chardonnay proveniente da un'altra parcella particolarmente significativa. Ogni vino viene prodotto in quantità molto contenute e segue un élevage pensato per conservare il carattere specifico del lieu-dit piuttosto che uniformarlo allo stile della maison. Un capitolo particolarmente affascinante è quello di Cuvée Liébart, nella quale Bonnet-Ponson recupera il patrimonio delle varietà storiche della Champagne. Chardonnay, Pinot Noir e Meunier vengono affiancati da Petit Meslier, Arbanne e Pinot Blanc, costruendo una sorta di fotografia dell’ampelografia champenoise precedente alla progressiva concentrazione sui tre vitigni oggi dominanti. Anche i Coteaux Champenois occupano uno spazio importante nella ricerca aziendale. Attraverso vini fermi bianchi, rossi e rosati Cyril può osservare le singole varietà senza l’intermediazione della seconda fermentazione e approfondire ulteriormente il comportamento delle diverse parcelle. È una produzione quantitativamente minuscola, ma concettualmente importante perché mostra quanto il progetto Bonnet-Ponson sia ormai orientato alla comprensione del vigneto prima ancora che alla costruzione di uno stile di Champagne. Negli ultimi anni la cantina ha inoltre sviluppato una sensibilità sempre maggiore verso l’agroforestazione e la biodiversità, introducendo alberi e siepi all’interno o ai margini delle parcelle e cercando di ricostruire habitat capaci di ospitare insetti, uccelli e altre specie. È un ritorno a un paesaggio agricolo più complesso rispetto alla monocoltura viticola che ha progressivamente dominato molte zone della Champagne. Bonnet-Ponson rappresenta così perfettamente il passaggio generazionale che sta interessando una parte importante della regione. Thierry aveva iniziato a mettere in discussione l’agricoltura convenzionale; Cyril ha trasformato quella sensibilità in un progetto fondato su biologico, pratiche biodinamiche, vecchie varietà, vinificazioni spontanee, dosaggi minimi e soprattutto lettura parcellare. Dietro questa impostazione contemporanea rimane però una storia iniziata nel 1862 e sviluppata attraverso sei generazioni della stessa famiglia. Chamery, Vrigny e Coulommes-la-Montagne non vengono utilizzati semplicemente come provenienze delle uve, ma diventano i protagonisti della produzione. Meunier, Pinot Noir, Chardonnay, Petit Meslier, Arbanne e Pinot Blanc sono gli strumenti attraverso i quali Cyril Bonnet cerca di raccontarne le differenze. È proprio questa combinazione tra radici familiari e libertà contemporanea a rendere Bonnet-Ponson una delle realtà più interessanti della Montagne de Reims: una Champagne sempre meno costruita attorno alla ricetta della maison e sempre più pensata come espressione diretta di parcella, varietà e annata.