CHAMPAGNE EXTRA BRUT 100% MEUNIER "LA FONTINETTE" 2021 - CHAMPAGNE NOWACK
Abbinamenti, Champagne squisito da degustare in compagnia di capesante, ostriche, aragoste e portate leggere a base di pesce, ma anche con fagiano e pietanze di carne accompagnate da salse ai funghi.
Alcol, 12%
Annata, 2021
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Meunier 100%
NOTE SENSORIALI:
Nel calice si mostra con un colore giallo luminoso e un perlage fine e continuo. Al naso rivela profumi di frutta fresca – mela, pera e agrumi – accompagnati da delicate note floreali, accenni di erbe aromatiche e una chiara impronta minerale. Al palato è preciso, vibrante e verticale, con una freschezza marcata e una trama gustativa elegante. La sapidità e la tensione accompagnano verso un finale lungo, pulito e molto raffinato, che riflette fedelmente il terroir di origine.
CURIOSITÁ:
Lo Champagne Extra Brut 100% Meunier “La Fontinette” 2021 Nowack è una cuvée di grande precisione e carattere, che esprime in modo puro e autentico il vitigno Meunier e il suo legame con il territorio. Si tratta di uno champagne monocru e millesimato, proveniente da una singola parcella – La Fontinette – situata nella Vallée de la Marne. Qui i suoli calcarei e l’approccio artigianale della maison permettono di ottenere un vino altamente identitario, capace di raccontare in modo diretto l’annata 2021. Vinificato con fermentazioni spontanee e affinato con grande attenzione per preservarne l’equilibrio, presenta un dosaggio Extra Brut, che ne esalta la tensione e la purezza, lasciando emergere senza filtri il carattere del Meunier.
Champagne Nowack +

Champagne Nowack è una storica realtà familiare di Vandières, nella Vallée de la Marne, le cui origini risalgono alla fine del XVIII secolo, quando un antenato della famiglia proveniente dall’Europa orientale si stabilisce nel villaggio sposando una donna del luogo; da questa unione nasce Baptiste Nowack, primo vignaiolo della famiglia. Un passaggio fondamentale arriva nel 1919, quando Ferdinand Nowack e il figlio Fernand decidono di non limitarsi più alla coltivazione delle vigne e iniziano a commercializzare direttamente i propri Champagne. La svolta contemporanea è però legata a Flavien Nowack, che rientra nell’azienda familiare all’inizio degli anni Dieci e dal 2012 comincia a mettere profondamente in discussione il modello produttivo ricevuto dalle generazioni precedenti. La sua prima decisione è interrompere l’utilizzo degli erbicidi e avviare la conversione biologica, certificata nel 2016; parallelamente comincia a separare parcelle, vitigni e vendemmie, trasformando progressivamente una produzione tradizionalmente basata sull’assemblaggio in una vera ricerca sull’identità dei singoli terroir. Il domaine familiare comprende complessivamente circa 9 ettari, mentre Flavien concentra il proprio lavoro più personale su una superficie più ridotta, con una netta prevalenza di Meunier affiancato da Chardonnay e Pinot Noir. Le vigne si trovano principalmente nella Vallée de la Marne e poggiano su una geologia estremamente articolata, nella quale argille, sabbie, marne e differenti formazioni calcaree cambiano anche a breve distanza. È proprio questa diversità ad aver spinto Flavien verso le vinificazioni parcellari: anziché cercare immediatamente l’equilibrio attraverso l’assemblaggio, ogni vigna viene osservata e vinificata separatamente per comprenderne il comportamento e riconoscere ciò che appartiene realmente al luogo. Il Meunier, storicamente considerato soprattutto una varietà utile a portare frutto e immediatezza negli assemblaggi, assume così la dignità di grande vitigno di terroir. La Fontinette ne rappresenta una delle interpretazioni più emblematiche, mentre Les Bauchets porta al centro il Pinot Noir e La Tuilerie è dedicata allo Chardonnay, creando tre letture monovarietali attraverso le quali vitigno, parcella e millesimo diventano protagonisti. In vigneto la ricerca di Flavien è andata progressivamente oltre il semplice biologico. Dopo alcune esperienze con la biodinamica, ha sviluppato un approccio personale fondato soprattutto sull’osservazione dell’ecosistema e, dopo una formazione specifica nel 2017, ha introdotto l’agroforestazione all’interno delle vigne. Acero, faggio, frassino e altre essenze vengono piantati tra i filari con l’obiettivo di aumentare biodiversità, creare zone d’ombra, favorire la presenza della fauna e sviluppare un sistema radicale più complesso. Il vigneto non viene quindi considerato una monocoltura isolata, ma un ambiente nel quale vite, alberi, erbe, insetti e microrganismi devono tornare a convivere. Anche in cantina l’impostazione è volutamente poco interventista: le fermentazioni vengono condotte con lieviti indigeni, gli apporti enologici sono ridotti drasticamente e la solforosa viene utilizzata in quantità estremamente contenute. Flavien ricerca inoltre maturità completa delle uve, evitando di affidare l’equilibrio finale esclusivamente all’acidità o al dosage. Una delle caratteristiche più interessanti riguarda la seconda fermentazione, per la quale viene sviluppato un pied de cuve a partire dai lieviti naturalmente presenti sulle uve, evitando così di costruire la presa di spuma attraverso ceppi selezionati standardizzati. Anche la pressione può risultare leggermente inferiore rispetto allo Champagne convenzionale, contribuendo a una tessitura della bollicina particolarmente delicata. Chaptalisation e correzioni vengono evitate quando le condizioni dell’annata lo consentono, mentre i dosaggi sono minimi o completamente assenti e gli affinamenti prima del dégorgement vengono prolungati per permettere al vino di trovare naturalmente il proprio equilibrio. Accanto alle cuvée storiche, il lavoro di Flavien si è progressivamente ampliato attraverso interpretazioni come S.A., Autre Cru, Les Terres Bleues e Les Arpents Rouges, ma il principio rimane invariato: comprendere il rapporto tra una vigna, una varietà e una singola vendemmia. La produzione complessiva rimane nell’ordine di circa 30.000 bottiglie annue e conserva quindi una dimensione autenticamente artigianale. Champagne Nowack rappresenta così uno dei progetti più interessanti della Vallée de la Marne contemporanea perché nasce dall’incontro tra oltre due secoli di storia familiare e la volontà di una nuova generazione di rimettere praticamente tutto in discussione. Flavien non ha rinnegato il patrimonio ricevuto, ma ha scelto di utilizzarlo come strumento per capire da dove provengano realmente i suoi vini: biologico, agroforestazione, Meunier valorizzato come vitigno di terroir, parcelle vinificate separatamente, fermentazioni spontanee, lieviti indigeni anche per la prise de mousse, solforosa minima, lunghi affinamenti e dosaggi estremamente contenuti costituiscono gli strumenti di questa ricerca. Il risultato è una Champagne lontana dalla standardizzazione, nella quale Vandières e la Vallée de la Marne vengono raccontate attraverso vini profondamente individuali, delicati e territoriali, facendo di Flavien Nowack uno dei vignaioli più rappresentativi della nuova generazione champenoise.