CHAMPAGNE BLANC DE NOIRS EXTRA BRUT "BISTROTAGE B.17" - CHARLES DUFOUR POUR FRANCOISE MARTINOT
Abbinamenti, Ideale con salumi artigianali, ostriche, crostacei, tartare di tonno, carpacci di pesce, pollame, funghi, cucina francese tradizionale, formaggi a latte crudo e piatti a base di tartufo.
Alcol, 12%
Annata, Sans Année
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 6/8°
Vitigni, Pinot Nero 100%
NOTE SENSORIALI:
Nel calice si presenta con un brillante giallo dorato attraversato da un perlage finissimo e persistente. Il bouquet è ampio e raffinato, con profumi di mela renetta, pera, pesca gialla e piccoli frutti rossi, accompagnati da eleganti note di nocciola, mandorla, crosta di pane, spezie delicate, gesso e pietra focaia, che si sviluppano progressivamente nel bicchiere. Al palato è pieno, vinoso e perfettamente equilibrato. La struttura del Pinot Noir è sostenuta da una vibrante acidità e da una marcata sapidità minerale che donano precisione e slancio al sorso. La bollicina è cremosa e perfettamente integrata, mentre il finale è lungo, asciutto e persistente, con eleganti richiami agrumati, speziati e gessosi.
CURIOSITÀ:
Il Bistrotage B.17 è una delle cuvée più rappresentative della collaborazione tra Charles Dufour e Françoise Martinot, due vignaioli simbolo della rinascita artigianale della Côte des Bar. Nato dall'idea di creare uno Champagne capace di coniugare autenticità, convivialità e grande espressività territoriale, Bistrotage incarna perfettamente la filosofia dei suoi autori: nessun artificio enologico, massimo rispetto del vigneto e una vinificazione che lascia parlare il terroir. La sigla B.17 identifica la base vendemmiale 2017, un'annata che ha dato vita a uno Champagne di straordinario equilibrio tra maturità del frutto, energia e profondità. Prodotto esclusivamente da 100% Pinot Noir, proviene da vigneti situati nei dintorni di Landreville, coltivati su suoli kimmeridgiani ricchi di marne calcaree e fossili marini, gli stessi che caratterizzano la vicina Chablis. Le uve vengono raccolte manualmente e fermentano spontaneamente con lieviti indigeni, prevalentemente in vecchie botti di rovere, senza chiarifiche né filtrazioni. Dopo la presa di spuma, lo Champagne affina per un lungo periodo sui lieviti e viene sboccato con un dosaggio Extra Brut, mantenendo intatta la purezza del Pinot Noir e la straordinaria impronta minerale della Côte des Bar.
Charles Dufour +

Charles Dufour è uno dei vignaioli che meglio rappresentano il rinnovamento contemporaneo della Côte des Bar, territorio meridionale della Champagne nel quale negli ultimi vent’anni una nuova generazione ha iniziato a mettere al centro parcella, agricoltura biologica e vinificazioni poco interventiste. Nato nel 1982 in una famiglia di viticoltori dell’Aube, Charles lavora a Landreville, nella Vallée de l’Ource, e comincia il proprio percorso nel 2006 occupandosi inizialmente delle vigne della madre Françoise Martinot; nel 2010 prende in mano il patrimonio ricevuto dal padre e sviluppa definitivamente il proprio domaine. La conversione biologica era stata avviata già nel 2007 e dal 2010 le uve sono certificate biologiche: l’Association des Champagnes Biologiques indica oggi 4 ettari certificati, mentre altre fonti considerano un patrimonio complessivo più ampio, nell’ordine di 5-6 ettari, includendo le differenti vigne familiari lavorate da Charles. Le parcelle sono distribuite principalmente tra Landreville, Celles-sur-Ource ed Essoyes e poggiano sui caratteristici terreni argillo-calcarei del Giurassico superiore della Côte des Bar. Il Pinot Noir domina il vigneto con circa il 60%, seguito da Chardonnay per il 30% e Pinot Blanc per il restante 10%: proprio quest’ultima varietà, storicamente presente nell’Aube ma oggi decisamente minoritaria in Champagne, costituisce uno degli elementi più interessanti del lavoro di Dufour. In vigna l’approccio è radicalmente orientato alla vitalità del terreno: nessun erbicida o pesticida chimico, conduzione biologica e pratiche vicine alla biodinamica, con l’obiettivo di ottenere uve mature e sane che richiedano il minimo intervento possibile in cantina. È proprio qui che emerge con maggiore chiarezza la personalità di Charles. Le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni, gran parte dei vins clairs fermenta e matura in pièces di rovere, i vini non vengono né chiarificati né filtrati e l’utilizzo della solforosa è estremamente ridotto o completamente assente in diverse cuvée. Anche per la seconda fermentazione Charles utilizza lieviti provenienti dal proprio vigneto, mentre la liqueur de tirage viene preparata utilizzando vino aziendale e zucchero di canna; i dosaggi finali sono molto bassi e numerose selezioni vengono commercializzate senza dosage. La cuvée simbolo è Bulles de Comptoir, Champagne che cambia leggermente identità ed etichetta a ogni uscita e riunisce Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Blanc provenienti principalmente da Landreville, con contributi di Celles-sur-Ource ed Essoyes. Alla base dell’annata viene aggiunta una parte di réserve perpétuelle iniziata nel 2010 e conservata interamente in legno, creando un legame continuo tra vendemmie differenti; nelle edizioni recenti la fermentazione avviene spontaneamente in botte, il vino rimane lungamente sulle fecce e viene imbottigliato con dosaggi minimi e senza aggiunte significative di solforosa. Bulles de Comptoir è diventata negli anni una sorta di diario della cantina: ogni numero racconta una nuova vendemmia e viene accompagnato da un’etichetta differente, spesso realizzata in collaborazione con artisti, sottolineando il carattere libero e volutamente non standardizzato del progetto. Accanto a questa cuvée Charles ha sviluppato una serie di interpretazioni parcellari e monovarietali che mostrano la diversità del suo patrimonio. Avalon è dedicato allo Chardonnay di Essoyes, mentre Le Champ du Clos ha portato in primo piano il Pinot Blanc, vinificato autonomamente e dimostrando quanto questa varietà quasi dimenticata possa generare Champagne complessi e territoriali. Le Haut de la Guignelle, Le Corroy e altre micro-cuvée approfondiscono ulteriormente il rapporto con singole parcelle, mentre il progetto Bistrøtage nasce dalle vigne legate alla madre Françoise Martinot: si tratta di vini provenienti da un patrimonio familiare distinto, generalmente legati a una singola vendemmia, vinificati senza solforosa aggiunta e senza dosage. Negli ultimi anni la ricerca si è estesa anche ai Coteaux Champenois e a una nuova lettura delle riserve storiche familiari; dal millesimo 2021 Charles ha inoltre avviato una seconda réserve perpétuelle recuperando vecchi Champagne millesimati prodotti dal padre Robert tra il 1982 e il 2009, creando un ponte particolarmente affascinante tra il lavoro delle generazioni precedenti e quello attuale. Charles Dufour rappresenta così una delle espressioni più libere della Côte des Bar: Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Blanc, terreni giurassici, agricoltura biologica, fermentazioni spontanee, pièces borgognone, assenza di filtrazione, solforosa ridottissima e dosaggi minimi sono gli strumenti attraverso cui costruisce vini profondamente vinosi, energici e volutamente lontani dall’idea di uno Champagne tecnicamente standardizzato. Dietro questa apparente libertà esiste però una conoscenza precisa delle vigne e una forte continuità familiare: il patrimonio del padre, quello della madre Françoise Martinot e le vecchie riserve di Robert Dufour vengono oggi reinterpretati attraverso una sensibilità completamente contemporanea. Bulles de Comptoir ne rappresenta la sintesi più immediata, mentre le cuvée parcellari, Bistrøtage e i Coteaux Champenois mostrano il lato più sperimentale del progetto. È proprio questa capacità di mettere insieme memoria familiare e libertà assoluta di vinificazione ad aver trasformato Charles Dufour in uno dei nomi più riconoscibili della nuova Côte des Bar.