DOMAINE PIERRE LABET

Domaine Pierre Labet è una storica proprietà familiare di Beaune, profondamente legata alla storia viticola della Borgogna e appartenente alla stessa famiglia che possiede Château de la Tour, celebre domaine situato all’interno del Clos de Vougeot. La presenza dei Labet nel territorio borgognone è documentata dalla fine del XV secolo, con una tradizione vinicola che viene fatta risalire al 1492 e che attraversa quindi oltre cinque secoli di storia. Il radicamento della famiglia a Beaune è particolarmente profondo: il nonno di François Labet fu anche sindaco della città tra le due guerre mondiali e proprio in quel periodo il patrimonio viticolo venne ampliato oltre i confini di Beaune. François Labet, nato nel 1954, ha assunto progressivamente la responsabilità delle proprietà familiari e dal 1986 gestisce anche Château de la Tour, mentre oggi è affiancato dal figlio Edouard, nuova generazione della famiglia. Il Domaine Pierre Labet dispone di circa 10 ettari distribuiti tra alcune delle denominazioni più rappresentative della Côte d’Or, con parcelle a Beaune, Savigny-lès-Beaune, Chorey-lès-Beaune, Meursault e Gevrey-Chambertin. Pinot Noir e Chardonnay sono naturalmente i protagonisti assoluti e vengono interpretati cercando di mantenere leggibili le differenze tra i diversi terroir. Tra le parcelle più importanti spicca il Beaune Premier Cru Aux Coucherias, antico vigneto familiare che assume un ruolo centrale anche nella filosofia agronomica del domaine: proprio dalle vecchie piante di questa parcella François ed Edouard ricavano materiale vegetale utilizzato per le proprie selezioni massali, evitando di affidarsi esclusivamente a cloni commerciali e conservando così una componente genetica strettamente legata alla storia della proprietà. La conduzione dei vigneti segue gli stessi principi applicati a Château de la Tour ed è orientata da decenni verso un’agricoltura estremamente rispettosa del suolo. François Labet ha convertito le proprietà alla viticoltura biologica già nel 1992, anticipando di molti anni la grande diffusione del biologico in Borgogna; la gestione agronomica limita gli interventi principalmente a rame, zolfo e preparati di ispirazione biodinamica, con lavorazioni finalizzate a preservare vitalità dei terreni e profondità radicale. La vendemmia viene effettuata manualmente e le diverse parcelle vengono vinificate separatamente, perché l’obiettivo non è costruire uno stile uniforme attraverso la cantina, ma lasciare che siano origine, esposizione, età delle vigne e millesimo a determinare la personalità del vino. Anche le vinificazioni riflettono questa filosofia. François ha iniziato a produrre vino nel 1984 e dalla vendemmia 1987 ha progressivamente adottato per i rossi la vinificazione a grappolo intero, tecnica che nel Pinot Noir può aggiungere complessità aromatica, tensione e una particolare struttura tannica quando la maturità dei raspi lo permette. Gli affinamenti avvengono prevalentemente in pièces e fûts di rovere, con proporzioni di legno nuovo modulate secondo denominazione e annata e permanenze che possono arrivare a circa 10-18 mesi. Per i bianchi la fermentazione e l’affinamento in legno vengono utilizzati per dare profondità allo Chardonnay senza cancellarne la componente minerale; il Beaune Clos du Dessus des Marconnets Blanc, per esempio, nasce da Chardonnay coltivato nella parte settentrionale di Beaune, al confine con Savigny-lès-Beaune, su terreni argillo-calcarei e in una posizione relativamente elevata che contribuisce a conservarne la freschezza. La stessa parcella viene interpretata anche in rosso attraverso il Pinot Noir, creando un interessante confronto tra i due grandi vitigni borgognoni all’interno dello stesso lieu-dit. La gamma permette di percorrere buona parte della Côte d’Or: Bourgogne Chardonnay Vieilles Vignes e Bourgogne Pinot Noir Vieilles Vignes rappresentano le espressioni più immediate del domaine; Meursault Les Tillets porta lo Chardonnay su uno dei terroir più celebri della Côte de Beaune; Beaune Clos du Dessus des Marconnets viene prodotto sia bianco sia rosso; Beaune Premier Cru Aux Coucherias rappresenta una delle interpretazioni più storiche e identitarie della famiglia; Gevrey-Chambertin Vieilles Vignes sposta invece il Pinot Noir verso la Côte de Nuits, mostrando un volto generalmente più profondo e strutturato. Il filo conduttore rimane una concezione estremamente classica della Borgogna, nella quale il legno deve accompagnare e non dominare, la maturità deve convivere con la freschezza e soprattutto ogni vigneto deve conservare una propria voce. Il legame con Château de la Tour è fondamentale per comprendere il progetto: non si tratta semplicemente di due aziende appartenenti alla stessa famiglia, ma di proprietà gestite secondo una filosofia comune, condividendo esperienza agronomica, selezioni massali e una concezione del vino fondata sulla longevità. François Labet è inoltre una figura particolarmente importante nel panorama borgognone, avendo ricoperto diversi incarichi istituzionali all’interno del settore e contribuendo attivamente alla promozione e alla tutela dei vini della regione. Oggi l’ingresso di Edouard rappresenta la continuità di una famiglia presente in Borgogna da più di cinquecento anni. Domaine Pierre Labet rimane volutamente meno celebre di Château de la Tour, ma proprio questa relativa discrezione lo rende particolarmente interessante: circa dieci ettari distribuiti tra Beaune, Savigny, Chorey, Meursault e Gevrey-Chambertin, viticoltura biologica praticata dagli anni Novanta, selezioni massali provenienti dalle vecchie vigne di Coucherias, vinificazioni parcellari e un uso misurato del legno costruiscono una lettura profondamente tradizionale della Côte d’Or. È una Borgogna nella quale la tecnica rimane al servizio del luogo e dove Pinot Noir e Chardonnay vengono utilizzati soprattutto per raccontare le differenze tra i vigneti, proseguendo attraverso François ed Edouard Labet una storia familiare iniziata alla fine del Quattrocento.

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