BRESSAN MASTRI VINAI

VERDUZZO SECCO VENEZIA GIULIA IGP 2021 - BRESSAN MASTRI VINAI

Prezzo di listino €42,00 Prezzo di vendita€45,00risparmi €3,00

Abbinamenti, Da assaporare da solo o con formaggi di media struttura
Alcol, 13%
Annata, 2021
Denominazione, Venezia Giulia IGP
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Friuli Venezia Giulia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Verduzzo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il bianco Verduzzo di Bressan è un’etichetta particolare, che esprime perfettamente la filosofia produttiva di chi è attento alle tradizioni e crede nel valore del tempo per ottenere vini dal gusto autentico e di grande personalità. Nel calice ha un colore giallo paglierino brillante. All’olfatto esprime un bouquet con profumi di fiori d’acacia, aromi di mela, pesca, albicocca e mandorla fresca. Il sorso è deciso, ricco e intenso, con un’ottima corrispondenza olfattiva e un finale caratterizzato da una leggera sensazione tannica, che si stempera in una chiusura fresca e ammandorlata. Un grande vino per chi ama i bianchi evoluti, con decisi aromi terziari.

CURIOSITÁ:

Il Verduzzo della cantina friulana di Bressan è un vino secco prodotto con l’omonimo vitigno a bacca bianca in purezza, generalmente utilizzato per produrre il famoso vino dolce Ramandolo. È una versione intensa e complessa di Verduzzo, che nasce da un lungo processo di maturazione in legno. Il risultato finale è un bianco dal carattere forte e deciso, strutturato e persistente, caratterizzato da aromi maturi e profondi, particolarmente sfaccettati e da note evolutive terziarie che ne aumentano il fascino. È un vino dal volto artigianale, unico nel suo genere, che ben rappresenta la filosofia della cantina gestita dal vigneron Fulvio Bressan.

Bressan Mastri Vinai

Bressan Mastri Vinai è una delle realtà più personali e profondamente radicate del Friuli Venezia Giulia, con sede a Farra d’Isonzo, in provincia di Gorizia, dove la famiglia lega la propria storia alla viticoltura da quasi tre secoli. La documentazione aziendale individua nel 1726, anno di nascita di Giacomo Bressan, l’inizio della lunga genealogia di vignaioli che conduce fino all’attuale generazione; lo stesso cognome viene ricondotto agli antichi baroni de Bresciani, proprietari delle terre sulle quali i coloni pagavano parte dei tributi attraverso il vino. Nel Novecento è soprattutto Nereo Bressan a consolidare il patrimonio aziendale: insieme alla moglie Paolina Spessot recupera e acquista appezzamenti particolarmente vocati, ricomponendo anche proprietà appartenute alle generazioni precedenti e costruendo la base viticola sulla quale si svilupperà la cantina contemporanea. Oggi il volto di Bressan è soprattutto Fulvio Luca Bressan, nato nel 1964 e rappresentante della nona generazione di “Mastri Vinai”, affiancato dalla moglie Jelena Misina. Dopo gli studi Fulvio sceglie di dedicarsi completamente alla proprietà familiare, sviluppandone anche la presenza internazionale ma mantenendo una filosofia volutamente indipendente, fondata sul rifiuto dell’omologazione e sulla convinzione che il vino debba essere innanzitutto espressione dell’annata, del vitigno e della terra da cui proviene.  Il patrimonio aziendale comprende circa 20 ettari vitati nell’area di Farra d’Isonzo, dove le propaggini del Collio incontrano la valle dell’Isonzo. È un territorio segnato dall’incontro tra le Alpi a nord e l’influenza dell’Adriatico a sud, con escursioni termiche e ventilazione che contribuiscono alla maturazione delle uve. I terreni alternano ghiaie e depositi alluvionali a componenti argillose e marnoso-arenacee: i ciottoli accumulano calore durante il giorno e lo restituiscono progressivamente nelle ore più fresche, creando condizioni particolarmente favorevoli alla vite. Bressan lavora sia varietà profondamente legate al Friuli sia vitigni internazionali ormai presenti nella regione da generazioni: Schioppettino, Pignolo, Verduzzo Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana e Moscato Rosa convivono con Pinot Nero, Cabernet Sauvignon e altre varietà, formando un patrimonio ampelografico volutamente ampio. La filosofia in vigna è costruita su rese contenute e su una gestione che esclude il diserbo chimico e cerca di preservare l’equilibrio naturale del vigneto. La stessa impostazione prosegue in cantina, dove le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni e il lavoro è volutamente lontano da una concezione tecnologica finalizzata a standardizzare il vino. Fulvio considera il tempo uno degli strumenti fondamentali della produzione: i vini vengono lasciati maturare a lungo prima dell’uscita e alcune etichette raggiungono affinamenti decisamente fuori dal comune, come il Pignol, proposto anche dopo tredici anni trascorsi in botte. La gamma racconta perfettamente questa filosofia. Il Pinot Nero costituisce una delle interpretazioni storiche e più riconoscibili della cantina e nasce dalla convinzione che questa varietà, arrivata in Friuli nella seconda metà dell’Ottocento, possa trovare nei terreni di Farra d’Isonzo condizioni particolarmente interessanti; ne deriva un rosso concepito per il lungo affinamento, nel quale il frutto evolve progressivamente verso sottobosco, spezie, tartufo e sfumature terziarie. Lo Schioppettino, o Ribolla Nera, rappresenta invece una delle anime più autenticamente friulane della proprietà e viene interpretato privilegiandone struttura, componente speziata e capacità evolutiva. Pignol porta ancora più lontano questa ricerca attraverso uno dei vitigni autoctoni più rari e tannici della regione, mentre Carat riunisce Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla in un bianco capace di mostrare la parte più territoriale del patrimonio aziendale. Particolarmente personale è N°3, assemblaggio nel quale Cabernet Sauvignon e Pinot Nero vengono uniti allo Schioppettino, creando un incontro tra varietà internazionali e tradizione friulana che Fulvio considera una delle proprie interpretazioni più intime. Ego, Verduzzo, Moscato Rosa e Rosantico completano una produzione volutamente lontana da una gamma convenzionale, nella quale anche i vitigni aromatici o tradizionalmente considerati minori vengono trattati con la stessa ambizione dei grandi rossi. Bressan Mastri Vinai rappresenta quindi una delle espressioni più radicalmente indipendenti del vino friulano: non soltanto per le tecniche adottate, ma soprattutto per la continuità di una visione familiare che attraversa nove generazioni. Dalle vigne ricomposte da Nereo fino al lavoro contemporaneo di Fulvio e Jelena, la proprietà ha mantenuto come principio centrale il rifiuto della standardizzazione, preferendo rese naturalmente contenute, fermentazioni spontanee, lunghi affinamenti e commercializzazioni determinate dalla maturità del vino piuttosto che dalla necessità di proporre rapidamente una nuova annata. Schioppettino, Pignolo, Pinot Nero, Verduzzo, Malvasia e Ribolla diventano così strumenti differenti per raccontare lo stesso luogo, Farra d’Isonzo, e una stessa idea di vino: profondamente artigianale, capace di evolvere lentamente e volutamente refrattaria alle mode. È questa coerenza, mantenuta attraverso quasi tre secoli di storia familiare, a rendere Bressan Mastri Vinai una delle cantine più riconoscibili e fuori dagli schemi del panorama friulano.