MARCO SARA

FRIULI COLLI ORIENTALI DOC BIANCO "MONTE DELLA GUARDIA" 2020 - MARCO SARA

Prezzo di listino €31,50 Prezzo di vendita€35,00risparmi €3,50

Abbinamenti, La struttura e la complessità del Monte della Guardia 2020 permettono di portarlo a tavola come un vero bianco da tutto pasto. È eccellente con pesci importanti al forno o alla griglia, crostacei, baccalà e primi piatti di mare, ma la materia e l’evoluzione raggiunta consentono di spingersi verso risotti ai funghi, paste ripiene, carni bianche e pollame arrosto. Molto interessante con piatti della cucina friulana, dal frico alle preparazioni a base di formaggi e polenta, dove freschezza e sapidità riescono a bilanciare efficacemente la parte più ricca del piatto. La componente minerale e le sfumature di frutta secca lo rendono inoltre adatto a formaggi di media stagionatura e caprini evoluti.
Alcol, 14%
Annata, 2020
Denominazione, Friuli Colli Orientali DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Friuli Venezia Giulia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Friulano, Picolit

NOTE SENSORIALI:

Il Monte della Guardia 2020 è uno dei vini più identitari e ricercati di Marco Sara, un bianco di territorio che nasce da una minuscola parcella sulle colline di Savorgnano del Torre e porta nel bicchiere tutta la personalità della ponca friulana. Non è un bianco costruito sulla semplice freschezza, ma sulla profondità, sulla materia e sulla capacità di evolvere lentamente nel bicchiere. Il colore è giallo paglierino intenso, ormai arricchito da sfumature dorate. Il naso si apre su pera matura, mela gialla, pesca e agrumi, per sviluppare progressivamente note di fiori secchi, erbe aromatiche, mandorla e delicate sensazioni speziate. Con l’ossigenazione emergono richiami di cera, pietra, frutta secca e una componente minerale sempre più evidente. Al palato è pieno e profondo, con una materia importante sostenuta però da freschezza e soprattutto da una decisa vena sapida. L’affinamento in legno contribuisce ad ampliare il volume e la complessità senza trasformarsi nel protagonista del sorso. Il finale è lungo, asciutto e leggermente salino, con ritorni di frutta gialla, erbe e mandorla. La 2020, dopo alcuni anni di bottiglia, si trova oggi in una fase particolarmente interessante, nella quale l’immediatezza del frutto lascia progressivamente spazio alla componente più minerale e complessa del vino.

CURIOSITÁ:

Monte della Guardia nasce da un vigneto di appena mezzo ettaro situato a Savorgnano del Torre, nel comune di Povoletto, su ripidissimi terrazzamenti che scendono indicativamente dai 300 fino ai 175 metri di altitudine. Il nome deriva dal piccolo rilievo nella parte nord-occidentale di Savorgnano dove la famiglia possiede da tempo le proprie vigne e dove Marco Sara ha individuato condizioni particolarmente adatte a produrre un bianco capace di raccontare il luogo prima ancora del vitigno. Il terreno è la celebre ponca dei Colli Orientali, costituita dall’alternanza di marne e arenarie sedimentarie, povera e friabile, capace di limitare naturalmente la vigoria delle piante e di imprimere ai vini una marcata impronta sapida. Le fonti dedicate alle diverse annate di Monte della Guardia riportano un assemblaggio a prevalenza di Friulano accompagnato da una quota minoritaria di Picolit, proveniente da viti di età differenti. La vendemmia viene effettuata manualmente verso la fine di settembre; le uve vengono pressate direttamente e la fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti indigeni. Per questa cuvée Marco Sara utilizza il legno anche durante la fase di maturazione, lasciando successivamente al vino il tempo necessario per trovare equilibrio prima della commercializzazione. La produzione è estremamente limitata e può variare sensibilmente da un’annata all’altra, nell’ordine di poche centinaia o poco più di un migliaio di bottiglie. Marco Sara conduce inoltre l’azienda in biologico certificato dal 2011 e considera Monte della Guardia il proprio vero vino di terroir: una microproduzione nella quale il lavoro in cantina viene ridotto al minimo indispensabile per lasciare emergere la personalità della ponca e della singola collina.

Marco Sara

Marco Sara è una piccola realtà artigianale di Savorgnano del Torre, frazione di Povoletto, nella parte più occidentale e fresca dei Colli Orientali del Friuli, dove la famiglia lavora la terra da generazioni. Il nonno conduceva un’azienda agricola mista, con vigneti, seminativi e animali, mentre il padre di Marco scelse progressivamente di concentrarsi sulla vite e sulla produzione di vino sfuso, secondo una tradizione molto diffusa in questa parte del Friuli. È Marco a cambiare definitivamente direzione: dopo la scomparsa del padre sente la responsabilità di valorizzare direttamente le vigne familiari e nel 2003 inizia a imbottigliare, scegliendo come primo vino proprio il Picolit, varietà rarissima e storicamente legata a Savorgnano. Quel primo passo definisce già buona parte della filosofia futura dell’azienda: recuperare ciò che appartiene al territorio, lavorarlo senza forzature e trasformare una zona poco conosciuta dei Colli Orientali in una precisa identità viticola. Oggi Marco, insieme alla moglie Sandra, conduce circa otto ettari di vigneto affiancati da circa quattro ettari di bosco, distribuiti in piccoli appezzamenti tra 175 e 300 metri di altitudine. Molte vigne hanno tra cinquanta e sessant’anni e crescono sulla caratteristica ponca friulana, un flysch eocenico formato dall’alternanza di marne e arenarie che Marco considera uno degli elementi fondamentali dei propri vini. Non tutta la ponca è però uguale e il suo lavoro si concentra proprio sulla comprensione delle differenze tra le varie parcelle: Riù Falcon presenta una maggiore componente di sabbie e argille e ospita alcune vecchie vigne, mentre Monte della Guardia mostra una presenza più marcata di marne calcaree ed è diventato uno dei luoghi simbolo della ricerca aziendale. Il clima relativamente fresco di Savorgnano del Torre e le importanti escursioni termiche favoriscono maturazioni lente, conservazione dell’acidità e sviluppo aromatico, caratteristiche che si ritrovano nella tensione e nella sapidità dei vini. Marco ha eliminato i prodotti di sintesi dai vigneti già dal 2005 e successivamente ha intrapreso il percorso di certificazione biologica, ottenuta nel 2011. La conduzione privilegia vitalità del terreno, biodiversità, lavoro manuale e rispetto dei cicli naturali, con l’obiettivo di ottenere uve sufficientemente sane e mature da rendere superflui interventi invasivi in cantina. Le fermentazioni vengono condotte con lieviti indigeni, spesso attraverso pied de cuve, la solforosa viene utilizzata con grande moderazione e le filtrazioni vengono evitate quando non considerate necessarie. L’approccio non ricerca però l’irregolarità come valore: per Marco la precisione tecnica e la pulizia del vino rimangono condizioni indispensabili per permettere al territorio di emergere realmente. Il patrimonio varietale è fortemente friulano e comprende Friulano, Ribolla Gialla, Picolit, Schioppettino, Refosco dal Peduncolo Rosso e altre varietà storicamente presenti nella zona, affiancate dal Cabernet Franc, vitigno internazionale ormai profondamente radicato nella cultura viticola regionale. Il Picolit rimane il vino più intimamente legato alla storia personale di Marco e alla vocazione di Savorgnano, territorio tradizionalmente conosciuto per passiti e vini da uve botritizzate: la naturale predisposizione del vitigno all’aborto floreale determina rese bassissime, mentre particolari condizioni climatiche possono favorire lo sviluppo della Botrytis cinerea e consentire la produzione di vini dolci di straordinaria concentrazione, sostenuti però dalla freschezza tipica della zona. Nel tempo la gamma si è ampliata senza perdere questa impostazione territoriale: il Friulano viene interpretato tanto in una versione più immediata quanto attraverso selezioni come Erba Alta; la Ribolla Gialla conserva un profilo teso e verticale; Schioppettino, Refosco e Cabernet Franc raccontano il volto rosso dei Colli Orientali privilegiando freschezza, spezia e bevibilità rispetto alla concentrazione; Monte della Guardia rappresenta invece una delle espressioni più profonde della ricerca sulle singole vigne. Negli ultimi anni Marco ha inoltre continuato ad ampliare il proprio lavoro sulle varietà autoctone, arrivando anche al Pignolo, prodotto per la prima volta con l’annata 2022 e commercializzato nel 2025. La produzione complessiva rimane inferiore alle 30.000 bottiglie annue, dimensione volutamente contenuta che permette a Marco di seguire direttamente l’intero processo dalla vigna alla bottiglia. È proprio questa scala artigianale a rappresentare uno dei punti centrali del progetto: Marco Sara non cerca di costruire una gamma attraverso numerose etichette o tecniche spettacolari, ma di approfondire progressivamente la conoscenza di Savorgnano del Torre. Vecchie vigne, boschi, forti pendenze, ponca, agricoltura biologica, fermentazioni spontanee e vitigni storici diventano strumenti di una ricerca iniziata con il Picolit nel 2003 e oggi molto più articolata. In un territorio rimasto a lungo ai margini della notorietà dei Colli Orientali, Marco ha contribuito inoltre a creare una nuova consapevolezza collettiva sull’identità di Savorgnano, sostenendone la valorizzazione come area viticola specifica. I suoi vini raccontano quindi non soltanto una piccola azienda familiare, ma un luogo preciso del Friuli: una zona fresca e collinare nella quale la ponca incontra il bosco e dove varietà come Picolit, Friulano, Ribolla Gialla, Schioppettino e Refosco possono esprimersi attraverso vini profondi, sapidi e longevi senza perdere naturalezza e bevibilità.