TERRE DEL CREARIO

CANAVESE DOC BARBERA "PARBLEU!" 2023 - TERRE DEL CREARIO

Prezzo di listino €8,90 Prezzo di vendita€11,00risparmi €2,10

Abbinamenti, La ricchezza del frutto e la vivace acidità della Barbera rendono Parbleu! 2022 particolarmente adatto alla cucina piemontese. È ideale con agnolotti al ragù, tajarin, risotti saporiti e paste al forno, ma trova grande equilibrio anche con arrosti di vitello e maiale, salsiccia, carni alla griglia e brasati. Molto interessante con la bagna càuda, dove freschezza e struttura riescono a sostenere l’intensità del piatto senza appesantire il sorso. Ottimo anche con salumi, tome piemontesi e formaggi di media stagionatura.
Alcol,
Annata, 2022
Denominazione, Piemonte DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Canavese DOC Barbera “Parbleu!” 2023 di Terre del Creario si presenta con un rosso rubino intenso e luminoso, animato da sfumature carminio. Il naso è generoso e immediato, con ciliegia matura, fragola, mora e prugna che si intrecciano a piccoli frutti di bosco ed erbe aromatiche. Con l’ossigenazione emergono liquirizia, spezie dolci e leggere sensazioni balsamiche, che aggiungono profondità senza coprire la naturale esuberanza del frutto. Al palato è pieno e succoso, sostenuto dalla caratteristica acidità della Barbera, capace di mantenere il sorso dinamico nonostante la buona struttura. Il tannino è morbido e ben integrato, mentre l’affinamento in legno dona rotondità e complessità senza trasformare il vino in un’espressione eccessivamente boisé. La chiusura è persistente, fresca e leggermente speziata, con ritorni di frutta rossa e una piacevole vena balsamica. Una Barbera canavesana intensa ma equilibrata, capace di unire generosità e grande bevibilità.

CURIOSITÀ:

Parbleu! nasce a Valperga, nell’Alto Canavese occidentale, ai piedi della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Belmonte. I vigneti si trovano nella storica Regione Creario, denominazione attestata fin dal 1752 e legata alla forte presenza di argilla nei terreni; le viti sono allevate a controspalliera con potatura a Guyot ramificato. Dopo pigiatura e diraspatura, la Barbera fermenta a temperatura controllata con una macerazione di circa sette giorni sulle bucce. La fermentazione malolattica avviene in acciaio, mentre l’affinamento prosegue per otto mesi dividendosi tra barrique esauste e tonneaux, seguito da ulteriori 6-8 mesi di riposo in bottiglia. Terre del Creario è rinata nel 2000 grazie a un gruppo di amici deciso a recuperare l’attività vitivinicola iniziata dalle generazioni precedenti negli anni Venti e progressivamente abbandonata negli anni Settanta. Parbleu! rappresenta quindi una lettura moderna della Barbera in un territorio piemontese molto meno conosciuto rispetto a Langhe e Monferrato, ma storicamente profondamente legato a questo vitigno.
Terre Del Creario

Terre del Creario è una realtà vitivinicola di Valperga, nell’Alto Canavese, nata con l’obiettivo di riportare la vite in un territorio dalla storia antichissima ma rimasto per lungo tempo ai margini della rinascita enologica piemontese. L’attuale progetto prende forma intorno al 2000 grazie a un gruppo di amici deciso a recuperare l’attività iniziata dai propri nonni negli anni Venti e progressivamente abbandonata negli anni Settanta, quando la viticoltura di queste colline era diventata economicamente sempre più difficile. Il legame con il vino è però molto più antico: documenti locali attestano la presenza di vigneti nell’area di Valperga già nel 1409, mentre nel 1752 compare la denominazione “Regione Creario”, utilizzata per identificare la zona a est dell’abitato caratterizzata dalla presenza di terreni argillosi. Il nome della cantina nasce proprio da questa località e dal termine dialettale “Crèr”, collegato alla “terra crea”, una terra argillosa e modellabile. Dopo decenni di abbandono, nel 2008 le famiglie Bertotti e Freisa acquisiscono la Regione Creario e avviano un importante recupero viticolo, successivamente rafforzato dall’ingresso di nuovi soci accomunati dalla volontà di restituire identità all’Alto Canavese attraverso il vino. Oggi Terre del Creario dispone di circa 8,5 ettari e lavora su due aree profondamente differenti. La prima si sviluppa sulle alture della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Belmonte, complesso riconosciuto Patrimonio UNESCO dal 2003, tra Valperga e Prascorsano: i vigneti raggiungono circa 450-470 metri di altitudine, con esposizioni prevalentemente meridionali e sud-occidentali, e crescono sui sedimenti legati al plutone granitico di Belmonte, in un ambiente nel quale vigne e boschi convivono creando forti escursioni termiche e una particolare biodiversità. La seconda anima è il Granget, sede della cantina, nell’antica Regione Creario, dove sotto una sottile coltre superficiale emergono terreni maggiormente argillosi. Questa diversità geologica costituisce uno degli elementi più interessanti del progetto e permette alla cantina di lavorare sia sulle varietà storicamente legate al Canavese sia su vitigni internazionali, interpretandoli attraverso condizioni pedoclimatiche decisamente alpine. Il Nebbiolo occupa un ruolo particolarmente significativo nei vigneti di Belmonte e dà origine a Sagrin, Canavese DOC che racconta il volto montano e più territoriale della varietà, ma anche a 464, un Metodo Classico Brut Rosé da Nebbiolo in purezza il cui nome indica l’altitudine media del vigneto all’interno della Riserva. Le uve vengono raccolte manualmente anticipando la vendemmia rispetto alla versione rossa, pressate delicatamente e vinificate in rosa prima della seconda fermentazione in bottiglia: una scelta insolita che permette di leggere il Nebbiolo non attraverso tannino e lungo affinamento, ma tramite acidità, struttura e capacità di sostenere la presa di spuma. Belmunt nasce invece dal Syrah coltivato sui terreni di Belmonte e mostra la componente più sperimentale della proprietà, con vinificazione in acciaio e successivo affinamento in tonneau. Nel Granget la ricerca diventa ancora più libera e porta alla nascita di vini come Parbleu, Gòga Migòga e Steila, nei quali vitigni autoctoni e internazionali vengono utilizzati per interpretare la componente argillosa dei terreni e costruire uno stile meno vincolato alla tradizione. A queste due anime si aggiunge oggi “Il Lab”, vero spazio di ricerca attraverso il quale Terre del Creario guarda al Canavese orientale e soprattutto all’Erbaluce. L’Erbaluce di Caluso DOCG viene proposto sia fermo sia attraverso il Metodo Classico, mettendo al centro uno dei vitigni bianchi piemontesi più naturalmente predisposti alla spumantizzazione grazie alla sua acidità elevata, alla struttura e alla capacità di affrontare lunghi affinamenti. La filosofia aziendale viene sintetizzata nel concetto di “innovazione nella tradizione”: recuperare vigneti, varietà e memoria agricola senza cercare di riprodurre semplicemente ciò che veniva fatto in passato. Anche il simbolo scelto dalla cantina racconta questa idea. La felce reale cresce spontaneamente nell’area dei vigneti e la sua struttura, ricondotta dall’azienda alla sezione aurea, è diventata l’emblema di rigenerazione, equilibrio e rapporto con la natura. La gestione agricola è orientata verso pratiche sostenibili, tutela della biodiversità e conservazione dell’integrità dei suoli, mentre la cantina combina lavorazioni artigianali e tecnologie moderne adattando vinificazione e affinamento alle differenti varietà. Terre del Creario rappresenta così un progetto particolarmente significativo per comprendere il nuovo volto dell’Alto Canavese: non soltanto una cantina, ma il recupero di un paesaggio viticolo che rischiava di scomparire. Dai sedimenti granitici di Belmonte alle argille del Granget, dal Nebbiolo all’Erbaluce, fino al Syrah e alle interpretazioni Metodo Classico, ogni vino nasce dalla volontà di dimostrare che queste colline ai piedi delle Alpi Graie possiedono una propria identità enologica. La storia documentata della vite dal Quattrocento, l’attività dei nonni iniziata negli anni Venti, l’abbandono degli anni Settanta e la rinascita avviata dal 2000 diventano così parti dello stesso percorso: riportare la viticoltura sulle colline di Valperga e trasformare un patrimonio quasi dimenticato in una delle espressioni più originali del Canavese contemporaneo.