SPERINO

BRAMATERRA DOC 2020 - SPERINO

Prezzo di listino €55,50 Prezzo di vendita€61,00risparmi €5,50

Abbinamenti, L’eleganza e la tensione del Bramaterra 2020 permettono di costruire abbinamenti importanti senza ricorrere necessariamente a piatti particolarmente pesanti. È magnifico con risotti ai funghi, tajarin al ragù, agnolotti, arrosti e carni rosse, mentre la componente minerale e speziata crea un bellissimo dialogo con agnello, anatra, piccione e selvaggina da piuma. Un incontro particolarmente territoriale è quello con il risotto al Bramaterra, ma il vino funziona molto bene anche con porcini, polenta e preparazioni a base di carni in umido. Con l’evoluzione in bottiglia, quando le note floreali e fruttate lasceranno maggiore spazio a sottobosco, spezie e sfumature ferrose, diventerà ancora più interessante con tartufo e formaggi vaccini stagionati.
Alcol, 13,5%
Annata, 2020
Denominazione, Bramaterra DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16-18°
Vitigni, Nebbiolo, Vespolina, Croatina.

NOTE SENSORIALI:

Il Bramaterra 2020 di Proprietà Sperino è una delle espressioni più rare del lavoro di Luca e Paolo De Marchi nell’Alto Piemonte, un rosso nel quale la finezza del Nebbiolo incontra il carattere fortemente minerale dei terreni vulcanici della denominazione. Nel calice si presenta con un rosso rubino luminoso e trasparente, destinato ad assumere progressivamente sfumature granate. Il profilo aromatico è sottile ma estremamente articolato: ribes, mirtillo rosso, lampone e ciliegia incontrano violetta, pepe ed erbe aromatiche, seguiti da tè nero, spezie e sensazioni più scure che ricordano la grafite e la pietra. Con l’ossigenazione emerge soprattutto quella componente ferrosa e minerale che costituisce uno dei tratti più riconoscibili di questo territorio. Al palato è teso, elegante e verticale, con una struttura misurata ma profonda: la freschezza accompagna tannini fini e ancora energici, mentre la sapidità attraversa il sorso e ne aumenta progressivamente la persistenza. Non ricerca mai concentrazione o morbidezza esasperate, ma gioca piuttosto sulla precisione, sulla tensione e sulla capacità di lasciare emergere il carattere della vigna. Il finale è lungo, asciutto e minerale, con ritorni di piccoli frutti rossi, pepe ed erbe balsamiche. Un Bramaterra raffinato e ancora giovane, destinato a guadagnare ulteriore complessità con il tempo.

CURIOSITÁ:

Il Bramaterra 2020 nasce dalla storica vigna Madonna degli Angeli, nella frazione Forte, una parcella che ha segnato l’ingresso di Proprietà Sperino in questa piccola denominazione dell’Alto Piemonte. L’impianto originario, di circa un ettaro e risalente agli anni Sessanta, è stato successivamente affiancato da ulteriori superfici; le viti più vecchie utilizzate per questa annata si avvicinano quindi ai sessant’anni. La base ampelografica vede una netta prevalenza di Nebbiolo, affiancato da Vespolina e Croatina, secondo la tradizione locale. Ciò che rende davvero particolare il vigneto è però la sua geologia: sotto uno strato relativamente sottile di terreno emergono granito e porfido di antichissima origine vulcanica, con una significativa presenza di elementi minerali e soprattutto ferro, responsabile anche delle caratteristiche tonalità del suolo. La vendemmia viene effettuata manualmente e le uve sono selezionate, diraspate e pigiate delicatamente prima di raggiungere per gravità i recipienti di fermentazione. La fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti presenti naturalmente sulle uve e avviene nei caratteristici tini di legno aperti utilizzati da Proprietà Sperino, con una macerazione prolungata di circa tre settimane. L’affinamento continua poi lentamente in botti di rovere di grandi dimensioni, intorno ai 15 ettolitri, per un periodo che supera abbondantemente l’anno e mezzo. La 2020 è soprattutto una produzione minuscola: le informazioni disponibili indicano appena circa 1.500 bottiglie, a testimonianza della dimensione quasi confidenziale di questo progetto. Proprietà Sperino, storica tenuta di famiglia recuperata da Paolo De Marchi insieme al figlio Luca a partire dalla fine degli anni Novanta, aggiunge così al proprio lavoro su Lessona un secondo volto dell’Alto Piemonte, profondamente diverso per geologia ma interpretato con la stessa ricerca di trasparenza e identità territoriale.

Sperino

Proprietà Sperino è una delle realtà che hanno contribuito in maniera decisiva alla rinascita dell’Alto Piemonte e, in particolare, della piccolissima denominazione Lessona. La tenuta appartiene alla famiglia De Marchi e rappresenta il recupero di una storia viticola iniziata nell’Ottocento, quando Felice Sperino, medico e professore universitario, coltivava queste colline producendo vino dalle vigne di famiglia. Dopo decenni di progressivo abbandono della viticoltura locale, il progetto rinasce alla fine degli anni Novanta grazie a Paolo De Marchi, già artefice del successo di Isole e Olena nel Chianti Classico, e al figlio Luca, che scelgono di riportare in produzione gli antichi vigneti di Lessona. La prima vendemmia della nuova fase arriva nel 2004 e segna l’inizio di un lavoro quasi pionieristico in un territorio che nel corso del Novecento aveva perso gran parte della propria superficie vitata. Oggi Luca De Marchi segue direttamente Proprietà Sperino, continuando il percorso iniziato insieme al padre e concentrandosi soprattutto sul Nebbiolo, localmente chiamato Spanna, affiancato dalle varietà storiche Vespolina e Croatina. Il cuore della proprietà si trova nella zona di Orolungo a Lessona, con vigne come Ormeggio, Castagnola e Belvedere, situate indicativamente tra 290 e 350 metri di altitudine; a queste si aggiunge la storica Madonna degli Angeli a Brusnengo, con piante che raggiungono età molto importanti e che rientra nel territorio del Bramaterra. Il vero elemento distintivo di Lessona è però il suolo: antiche sabbie marine plioceniche poggiano su una matrice di rocce ignee e si mescolano a depositi fluvio-glaciali più recenti, creando terreni estremamente acidi, con pH che può scendere intorno a 4,5, poveri di sostanza organica ma ricchi di minerali e microelementi come ferro, manganese, alluminio e zinco. È una condizione rarissima nel panorama piemontese e profondamente diversa dalle marne calcaree delle Langhe; qui il Nebbiolo tende a sviluppare una fisionomia più sottile e verticale, caratterizzata da grande finezza aromatica, acidità, tannini filigranati e una componente minerale particolarmente riconoscibile. Nella vigna Madonna degli Angeli il quadro cambia ulteriormente, con ghiaie sopra roccia ignea affiorante attraversata da vene di caolino e altitudini comprese tra circa 350 e 420 metri. La conduzione dei vigneti è estremamente accurata, con vendemmia manuale in piccole cassette e selezione delle uve prima della vinificazione. In cantina l’approccio rimane tradizionale ma estremamente preciso: le uve vengono diraspate e pigiate delicatamente, trasferite nei tini per gravità e lasciate fermentare spontaneamente con lieviti indigeni in tini di legno aperti; le macerazioni sono prolungate e accompagnate da follature, mentre dopo la fermentazione i vini possono rimanere diversi mesi sulle fecce prima dell’affinamento. Barrique, tonneaux e botti ovali di maggiore capacità vengono utilizzati insieme, con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione del Nebbiolo senza trasformare il legno in una firma aromatica. Il Lessona DOC costituisce naturalmente il vertice e l’espressione più pura del progetto: nasce principalmente dal Nebbiolo delle sabbie di Lessona e rappresenta un vino di grande eleganza, capace di evolvere molto lentamente in bottiglia sviluppando progressivamente note floreali, agrumate, speziate, balsamiche e terrose. Uvaggio Coste della Sesia DOC racconta invece in maniera più ampia il patrimonio aziendale e unisce tradizionalmente Nebbiolo, Vespolina e Croatina provenienti sia dalle vigne di Lessona sia da Madonna degli Angeli; la composizione può cambiare secondo la vendemmia, proprio perché l’obiettivo non è riprodurre meccanicamente una formula ma rispettare l’equilibrio dell’annata. Nella versione 2018, per esempio, l’assemblaggio era composto da 80% Nebbiolo, 15% Vespolina e 5% Croatina, con fermentazione spontanea, 25 giorni di macerazione, dieci mesi sur lie e successivamente 22 mesi tra barrique, botti e tini ovali da 15 ettolitri.  Anche questa capacità di adattare l’assemblaggio alla vendemmia appartiene alla tradizione dell’Alto Piemonte, dove Nebbiolo e varietà complementari hanno storicamente convissuto nello stesso vino. Proprietà Sperino rappresenta quindi molto più del semplice recupero di una tenuta familiare: Paolo e Luca De Marchi hanno partecipato alla riscoperta di un territorio che nell’Ottocento godeva di enorme reputazione e che nel secondo dopoguerra era stato progressivamente dimenticato. Lessona viene qui interpretata attraverso il suo elemento più radicale, quelle sabbie marine estremamente acide sulle quali il Nebbiolo assume un carattere completamente diverso rispetto alle Langhe. Fermentazioni spontanee, lunghi affinamenti, legno utilizzato con misura e soprattutto una lettura rigorosa delle singole vigne hanno permesso alla famiglia di restituire centralità a una denominazione minuscola ma dalla fortissima identità. È proprio questo dialogo tra memoria familiare e rinascita territoriale a definire Proprietà Sperino: un progetto nel quale il Nebbiolo non viene semplicemente prodotto nell’Alto Piemonte, ma diventa lo strumento attraverso cui raccontare la straordinaria diversità geologica, storica e culturale di Lessona.