DOMENICO CLERICO

BARBERA D'ALBA DOC "TREVIGNE®" 2024 - DOMENICO CLERICO

Prezzo di listino €15,50 Prezzo di vendita€18,00risparmi €2,50

Abbinamenti, La Barbera d'Alba Trevigne 2024 è un vino dalla straordinaria versatilità gastronomica, particolarmente indicato per accompagnare la cucina piemontese e numerose preparazioni della tradizione italiana grazie alla combinazione tra intensità fruttata, freschezza e morbidezza tannica. La consigliamo con agnolotti del plin al sugo d'arrosto, tajarin al ragù di carne, ravioli ripieni di brasato e risotto alla salsiccia, piatti nei quali la vivacità della Barbera contribuisce a bilanciare la ricchezza degli ingredienti. Particolarmente interessante con bollito misto piemontese, arrosto di vitello, coniglio alla cacciatora e pollo alla diavola, preparazioni nelle quali l'acidità del vino sostiene il sorso e valorizza la componente saporita delle carni. Ottima anche con lasagne al ragù, parmigiana di melanzane, pasta al forno e pizza con salumi, grazie alla capacità della Barbera di accompagnare preparazioni a base di pomodoro senza perdere equilibrio. Per un abbinamento territoriale suggeriamo salame cotto piemontese, salsiccia di Bra, Toma di media stagionatura e Raschera, capaci di valorizzare la componente fruttata e la piacevole freschezza del vino. Da provare anche con funghi trifolati, polenta con ragù di carne oppure con una selezione di formaggi e salumi artigianali, per un incontro informale ma particolarmente riuscito.
Alcol, 14,5%
Annata, 2024
Denominazione, Barbera d'Alba DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera 100%

NOTE SENSORIALI:

La Barbera d'Alba Trevigne 2024 di Domenico Clerico è un vino rosso che interpreta uno dei vitigni più rappresentativi del Piemonte attraverso uno stile intenso, fragrante e profondamente territoriale, nel quale la generosità del frutto incontra una freschezza vibrante e una piacevole profondità gustativa. Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso e luminoso, attraversato da vivaci riflessi violacei. Il bouquet è ricco e immediato, con profumi di ciliegia matura, amarena, mora e prugna rossa, accompagnati da eleganti richiami di violetta, ribes nero e piccoli frutti di bosco. Con l'ossigenazione emergono sfumature di pepe nero, liquirizia, erbe aromatiche e delicate sensazioni balsamiche, che arricchiscono il profilo aromatico mantenendo al centro la purezza del frutto. In bocca è succosa, avvolgente e dinamica, con una struttura generosa sostenuta dalla caratteristica acidità della Barbera, capace di conferire energia e slancio alla progressione gustativa. La trama tannica è morbida e discreta, mentre la componente fruttata si sviluppa con intensità, accompagnata da una piacevole sensazione sapida che contribuisce all'equilibrio complessivo. Il finale è persistente e armonioso, con ritorni di amarena, piccoli frutti scuri e delicate sfumature speziate. Una Barbera che unisce ricchezza e bevibilità, offrendo un'espressione autentica delle Langhe nella quale concentrazione, freschezza e immediatezza convivono con grande naturalezza.

CURIOSITÁ:

Trevigne è una delle etichette storiche di Domenico Clerico, cantina di Monforte d'Alba che ha contribuito in maniera decisiva al rinnovamento qualitativo delle Langhe. Il nome richiama l'origine del vino da tre differenti vigneti, selezionati per costruire un'espressione completa ed equilibrata della Barbera, valorizzando le caratteristiche complementari delle diverse parcelle. Domenico Clerico, protagonista della generazione di produttori che dagli anni Settanta ha trasformato il panorama enologico piemontese, ha sempre considerato il lavoro in vigna fondamentale per ottenere vini capaci di esprimere concentrazione, personalità e identità territoriale. La Barbera, vitigno naturalmente caratterizzato da acidità elevata e tannini generalmente più contenuti rispetto al Nebbiolo, trova nelle colline delle Langhe condizioni particolarmente favorevoli per sviluppare intensità aromatica e profondità gustativa. La vinificazione della Trevigne è orientata a preservare la fragranza del frutto e la naturale vivacità varietale, mentre il percorso di affinamento contribuisce a integrare la struttura e ad armonizzare le componenti del vino. L'annata 2024, caratterizzata nelle Langhe da un andamento climatico relativamente fresco e piovoso, ha richiesto particolare attenzione nella gestione dei vigneti e nella selezione delle uve, favorendo espressioni nelle quali freschezza e tensione gustativa assumono un ruolo centrale. Trevigne rappresenta così una lettura autentica e contemporanea della Barbera d'Alba, capace di coniugare la generosità del vitigno con la precisione stilistica della cantina.

Domenico Clerico

Domenico Clerico è uno dei nomi che hanno segnato in maniera più profonda la storia contemporanea del Barolo, protagonista di quella generazione di vignaioli che tra gli anni Ottanta e Novanta contribuì a trasformare radicalmente la percezione internazionale delle Langhe. La cantina nasce a Monforte d’Alba nel 1976, quando Domenico Clerico e la moglie Giuliana decidono di dedicarsi completamente alla viticoltura partendo da una piccola azienda familiare. Domenico comprende molto presto che il futuro non consiste semplicemente nel produrre vino, ma nel possedere e conoscere direttamente le vigne migliori: inizia così ad acquistare piccoli appezzamenti in alcune delle zone più vocate di Monforte, costruendo progressivamente un patrimonio viticolo destinato a diventare il vero cuore dell’azienda. Una delle prime acquisizioni decisive arriva nel 1977 con una parcella nella Bussia, seguita nel 1979 dall’ingresso a Ginestra, MGA destinata a diventare indissolubilmente legata al nome Clerico. È proprio all’interno di Ginestra che si trovano due delle vigne simbolo della cantina, Ciabot Mentin e Pajana, dalle quali nascono Barolo capaci di interpretare sfumature differenti dello stesso grande territorio. Ciabot Mentin prende il nome dal piccolo ricovero, il “ciabot”, appartenuto a Mentin Ginestra e diventa nel tempo una delle etichette più riconoscibili della produzione. Pajana racconta invece un’altra porzione della stessa MGA e mostra quanto esposizione, altitudine e caratteristiche del suolo possano modificare l’espressione del Nebbiolo anche all’interno di una singola collina. A queste vigne si aggiunge Mosconi, altro luogo storico di Monforte d’Alba, dal quale nasce Percristina, uno dei vini più importanti e personali della cantina. Il nome è un omaggio alla figlia di Domenico e Giuliana, Cristina, scomparsa giovanissima, e conferisce a questa bottiglia un significato che supera inevitabilmente quello puramente enologico. Prodotto soltanto quando le condizioni della vendemmia vengono considerate adeguate, Percristina è pensato per affrontare un lungo percorso di maturazione prima della commercializzazione e rappresenta l’espressione più intima del rapporto tra la famiglia e il proprio territorio. La filosofia di Domenico Clerico si sviluppa in un periodo di grandi cambiamenti per le Langhe. Insieme ad altri produttori della sua generazione, Domenico mette in discussione alcune consuetudini della viticoltura e dell’enologia locale, introducendo rese più basse, selezioni severe in vigneto, maggiore attenzione alla maturazione delle uve e tecniche di cantina capaci di ottenere estrazioni più precise. L’utilizzo delle barrique diventa uno degli elementi più discussi del suo stile e contribuisce a farlo identificare come uno dei cosiddetti “modernisti” del Barolo. Ridurre però il suo lavoro alla contrapposizione tra barrique e botte grande significherebbe perdere il punto fondamentale della sua visione. Per Domenico il vino nasce prima di tutto in vigna e una delle frasi che meglio sintetizza il suo pensiero è l’idea che la terra sia sempre più forte dell’uomo: la tecnica può accompagnare il vino, ma non può sostituire la qualità e l’identità di un grande vigneto. Nel corso del tempo anche l’approccio agli affinamenti evolve, dimostrando come la cantina non abbia mai considerato una determinata tecnica come un dogma immutabile. L’esperienza accumulata vendemmia dopo vendemmia porta a un utilizzo sempre più misurato del legno e a una ricerca orientata verso maggiore trasparenza territoriale, mantenendo però quella precisione e quella profondità che hanno reso riconoscibili i vini Clerico. Monforte d’Alba costituisce il centro assoluto di questa ricerca. Qui i terreni appartengono prevalentemente alle formazioni geologiche più antiche della denominazione e presentano marne, arenarie e importanti componenti calcaree, condizioni capaci di generare Nebbiolo strutturati, profondi e caratterizzati da una trama tannica importante. Ginestra, Mosconi e Bussia diventano quindi non semplicemente nomi prestigiosi, ma differenti strumenti attraverso i quali raccontare il territorio. Il lavoro in vigneto è estremamente rigoroso e comprende potature attente, gestione precisa della vegetazione, controllo delle rese e selezione dei grappoli, con l’obiettivo di ottenere maturità completa senza perdere l’equilibrio naturale delle uve. La famiglia ha progressivamente sviluppato anche una maggiore sensibilità verso la biodiversità e la salute del suolo, considerando la sostenibilità parte integrante della capacità di consegnare alle generazioni future un patrimonio viticolo ancora vitale. Accanto ai grandi Barolo di singola provenienza, la produzione comprende Aeroplan Servaj, altra interpretazione di grande prestigio del Nebbiolo e nome che richiama il soprannome attribuito a Domenico per il suo carattere energico, anticonformista e instancabile. Il Barolo del Comune di Monforte d’Alba offre invece una lettura più ampia del territorio attraverso l’incontro di differenti vigne, dimostrando come l’assemblaggio possa rappresentare una forma altrettanto autentica di interpretazione rispetto alla singola MGA. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto completano il patrimonio tradizionale della cantina e vengono lavorati con la stessa attenzione riservata alle etichette più prestigiose. La Barbera, in particolare, ha sempre occupato un posto importante nel pensiero di Domenico, che ne ha esplorato il potenziale attraverso vini di grande intensità e profondità, contribuendo a dimostrare quanto questa varietà potesse andare oltre il ruolo di semplice vino quotidiano. Dopo la scomparsa di Domenico nel 2017, Giuliana e il gruppo cresciuto accanto alla famiglia hanno continuato il progetto mantenendone lo spirito ma proseguendo anche quel processo di evoluzione che aveva sempre caratterizzato il fondatore. L’eredità di Domenico Clerico non consiste infatti in una formula enologica da ripetere, ma in un modo di osservare il vigneto: curiosità, rigore, capacità di mettere in discussione le consuetudini e soprattutto convinzione che siano le grandi vigne a determinare il valore di un vino. Ciabot Mentin, Pajana, Mosconi, Ginestra e Bussia costituiscono oggi le differenti voci di questa storia. Domenico Clerico ha contribuito a cambiare il Barolo senza recidere il legame con la sua origine contadina, trasformando una piccola azienda di Monforte in una delle cantine più riconoscibili delle Langhe. Dietro il successo internazionale rimane però un principio molto semplice: prima della cantina viene la vigna, prima della tecnica viene la terra e il compito del vignaiolo è comprenderla abbastanza profondamente da permetterle di esprimersi nel vino.