DOMENICO CLERICO

LANGHE DOLCETTO "VISADÌ®" 2025 - DOMENICO CLERICO

Prezzo di listino €10,50 Prezzo di vendita€13,00risparmi €2,50

Abbinamenti, Il Langhe Dolcetto Visadì 2025 è un vino dalla grande versatilità gastronomica, particolarmente indicato per accompagnare la cucina piemontese e le preparazioni della tradizione italiana grazie alla combinazione tra intensità fruttata, struttura equilibrata e piacevole freschezza. Lo consigliamo con vitello tonnato, carne cruda di Fassona, salame cotto piemontese e una selezione di salumi artigianali, dove la fragranza del frutto incontra la sapidità degli ingredienti. Ottimo con agnolotti del plin al burro e salvia, tajarin al ragù di carne, gnocchi al pomodoro e risotto alla salsiccia, piatti nei quali la morbidezza e la componente fruttata trovano un equilibrio particolarmente piacevole. La sua struttura lo rende adatto anche a carni bianche e rosse non eccessivamente elaborate, come coniglio alla cacciatora, arrosto di vitello, pollo al forno e salsiccia alla griglia. Interessante con funghi trifolati, polenta con ragù di carne, melanzane al forno e preparazioni a base di verdure autunnali, soprattutto quando accompagnate da formaggi o condimenti saporiti. Per un abbinamento territoriale suggeriamo Toma piemontese, Raschera e Bra di media stagionatura, capaci di valorizzare il carattere fruttato e la delicata nota mandorlata del Dolcetto. Da provare anche con una pizza ai funghi oppure con un tagliere di salumi e formaggi, per un incontro informale ma particolarmente riuscito.
Alcol, 13,5%
Annata, 2025
Denominazione, Langhe DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Dolcetto 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Langhe Dolcetto Visadì 2025 di Domenico Clerico è un vino rosso che racconta il volto più autentico e conviviale delle Langhe, attraverso un'espressione fragrante, generosa e ricca di personalità. Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso e brillante, impreziosito da vivaci riflessi violacei che ne sottolineano la giovinezza. Il bouquet è immediato e invitante, con profumi di ciliegia fresca, mora, prugna rossa e mirtillo, accompagnati da eleganti richiami di violetta, piccoli frutti di bosco ed erbe aromatiche. Con l'ossigenazione emergono delicate sfumature di mandorla, pepe nero e liquirizia, che arricchiscono il profilo aromatico senza comprometterne la naturale spontaneità. In bocca è succoso, armonioso e dinamico, con una struttura piacevolmente piena e una trama tannica morbida ma ben presente, capace di conferire carattere e consistenza al sorso. La freschezza sostiene la componente fruttata, mentre una delicata sensazione sapida accompagna la progressione gustativa, contribuendo a mantenere equilibrio e scorrevolezza. Il finale è pulito e persistente, con ritorni di frutti scuri, violetta e una caratteristica sfumatura di mandorla leggermente amaricante, tipica del Dolcetto. Un vino che privilegia la piacevolezza senza rinunciare alla profondità, dimostrando come questo vitigno possa offrire interpretazioni di grande carattere anche attraverso uno stile giovane e immediato.

CURIOSITÁ:

Visadì è una delle etichette più rappresentative del legame tra Domenico Clerico e la tradizione quotidiana delle Langhe. Il nome, espressione dialettale piemontese che richiama il concetto di “viso a viso”, riflette il carattere diretto e conviviale di un vino pensato per essere condiviso, senza formalità. La cantina ha sede a Monforte d'Alba, dove Domenico Clerico ha costruito a partire dagli anni Settanta una delle realtà più influenti del Barolo moderno, affiancando ai grandi Nebbiolo una produzione capace di valorizzare anche i vitigni storici del territorio. Il Dolcetto, nonostante il nome possa suggerire il contrario, è un'uva destinata alla produzione di vini rossi secchi, generalmente caratterizzati da frutto intenso, acidità moderata e una tipica chiusura leggermente mandorlata. Visadì ne interpreta il carattere attraverso una vinificazione orientata alla freschezza e alla fragranza, privilegiando l'espressione varietale rispetto alla ricerca di una struttura eccessiva. L'annata 2025 offre una lettura giovane e vivace del vitigno, nella quale il frutto rimane protagonista e la naturale componente tannica contribuisce a definire un profilo autentico e riconoscibile. Un Dolcetto che rappresenta il lato più spontaneo della filosofia di Clerico, profondamente legato alla cultura gastronomica piemontese.

Domenico Clerico

Domenico Clerico è uno dei nomi che hanno segnato in maniera più profonda la storia contemporanea del Barolo, protagonista di quella generazione di vignaioli che tra gli anni Ottanta e Novanta contribuì a trasformare radicalmente la percezione internazionale delle Langhe. La cantina nasce a Monforte d’Alba nel 1976, quando Domenico Clerico e la moglie Giuliana decidono di dedicarsi completamente alla viticoltura partendo da una piccola azienda familiare. Domenico comprende molto presto che il futuro non consiste semplicemente nel produrre vino, ma nel possedere e conoscere direttamente le vigne migliori: inizia così ad acquistare piccoli appezzamenti in alcune delle zone più vocate di Monforte, costruendo progressivamente un patrimonio viticolo destinato a diventare il vero cuore dell’azienda. Una delle prime acquisizioni decisive arriva nel 1977 con una parcella nella Bussia, seguita nel 1979 dall’ingresso a Ginestra, MGA destinata a diventare indissolubilmente legata al nome Clerico. È proprio all’interno di Ginestra che si trovano due delle vigne simbolo della cantina, Ciabot Mentin e Pajana, dalle quali nascono Barolo capaci di interpretare sfumature differenti dello stesso grande territorio. Ciabot Mentin prende il nome dal piccolo ricovero, il “ciabot”, appartenuto a Mentin Ginestra e diventa nel tempo una delle etichette più riconoscibili della produzione. Pajana racconta invece un’altra porzione della stessa MGA e mostra quanto esposizione, altitudine e caratteristiche del suolo possano modificare l’espressione del Nebbiolo anche all’interno di una singola collina. A queste vigne si aggiunge Mosconi, altro luogo storico di Monforte d’Alba, dal quale nasce Percristina, uno dei vini più importanti e personali della cantina. Il nome è un omaggio alla figlia di Domenico e Giuliana, Cristina, scomparsa giovanissima, e conferisce a questa bottiglia un significato che supera inevitabilmente quello puramente enologico. Prodotto soltanto quando le condizioni della vendemmia vengono considerate adeguate, Percristina è pensato per affrontare un lungo percorso di maturazione prima della commercializzazione e rappresenta l’espressione più intima del rapporto tra la famiglia e il proprio territorio. La filosofia di Domenico Clerico si sviluppa in un periodo di grandi cambiamenti per le Langhe. Insieme ad altri produttori della sua generazione, Domenico mette in discussione alcune consuetudini della viticoltura e dell’enologia locale, introducendo rese più basse, selezioni severe in vigneto, maggiore attenzione alla maturazione delle uve e tecniche di cantina capaci di ottenere estrazioni più precise. L’utilizzo delle barrique diventa uno degli elementi più discussi del suo stile e contribuisce a farlo identificare come uno dei cosiddetti “modernisti” del Barolo. Ridurre però il suo lavoro alla contrapposizione tra barrique e botte grande significherebbe perdere il punto fondamentale della sua visione. Per Domenico il vino nasce prima di tutto in vigna e una delle frasi che meglio sintetizza il suo pensiero è l’idea che la terra sia sempre più forte dell’uomo: la tecnica può accompagnare il vino, ma non può sostituire la qualità e l’identità di un grande vigneto. Nel corso del tempo anche l’approccio agli affinamenti evolve, dimostrando come la cantina non abbia mai considerato una determinata tecnica come un dogma immutabile. L’esperienza accumulata vendemmia dopo vendemmia porta a un utilizzo sempre più misurato del legno e a una ricerca orientata verso maggiore trasparenza territoriale, mantenendo però quella precisione e quella profondità che hanno reso riconoscibili i vini Clerico. Monforte d’Alba costituisce il centro assoluto di questa ricerca. Qui i terreni appartengono prevalentemente alle formazioni geologiche più antiche della denominazione e presentano marne, arenarie e importanti componenti calcaree, condizioni capaci di generare Nebbiolo strutturati, profondi e caratterizzati da una trama tannica importante. Ginestra, Mosconi e Bussia diventano quindi non semplicemente nomi prestigiosi, ma differenti strumenti attraverso i quali raccontare il territorio. Il lavoro in vigneto è estremamente rigoroso e comprende potature attente, gestione precisa della vegetazione, controllo delle rese e selezione dei grappoli, con l’obiettivo di ottenere maturità completa senza perdere l’equilibrio naturale delle uve. La famiglia ha progressivamente sviluppato anche una maggiore sensibilità verso la biodiversità e la salute del suolo, considerando la sostenibilità parte integrante della capacità di consegnare alle generazioni future un patrimonio viticolo ancora vitale. Accanto ai grandi Barolo di singola provenienza, la produzione comprende Aeroplan Servaj, altra interpretazione di grande prestigio del Nebbiolo e nome che richiama il soprannome attribuito a Domenico per il suo carattere energico, anticonformista e instancabile. Il Barolo del Comune di Monforte d’Alba offre invece una lettura più ampia del territorio attraverso l’incontro di differenti vigne, dimostrando come l’assemblaggio possa rappresentare una forma altrettanto autentica di interpretazione rispetto alla singola MGA. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto completano il patrimonio tradizionale della cantina e vengono lavorati con la stessa attenzione riservata alle etichette più prestigiose. La Barbera, in particolare, ha sempre occupato un posto importante nel pensiero di Domenico, che ne ha esplorato il potenziale attraverso vini di grande intensità e profondità, contribuendo a dimostrare quanto questa varietà potesse andare oltre il ruolo di semplice vino quotidiano. Dopo la scomparsa di Domenico nel 2017, Giuliana e il gruppo cresciuto accanto alla famiglia hanno continuato il progetto mantenendone lo spirito ma proseguendo anche quel processo di evoluzione che aveva sempre caratterizzato il fondatore. L’eredità di Domenico Clerico non consiste infatti in una formula enologica da ripetere, ma in un modo di osservare il vigneto: curiosità, rigore, capacità di mettere in discussione le consuetudini e soprattutto convinzione che siano le grandi vigne a determinare il valore di un vino. Ciabot Mentin, Pajana, Mosconi, Ginestra e Bussia costituiscono oggi le differenti voci di questa storia. Domenico Clerico ha contribuito a cambiare il Barolo senza recidere il legame con la sua origine contadina, trasformando una piccola azienda di Monforte in una delle cantine più riconoscibili delle Langhe. Dietro il successo internazionale rimane però un principio molto semplice: prima della cantina viene la vigna, prima della tecnica viene la terra e il compito del vignaiolo è comprenderla abbastanza profondamente da permetterle di esprimersi nel vino.