L’Alta Langa DOCG è una denominazione relativamente giovane, ma le sue radici affondano nella grande tradizione spumantistica piemontese dell’Ottocento. È proprio in Piemonte, infatti, che nella seconda metà del XIX secolo iniziano alcune delle prime esperienze italiane nella produzione di vini rifermentati in bottiglia, con Canelli destinata a diventare uno dei centri fondamentali della spumantistica nazionale. Aziende storiche come Gancia contribuirono alla diffusione del Metodo Classico piemontese già tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, costruendo una cultura produttiva che precede di oltre un secolo la nascita ufficiale dell’Alta Langa. La storia moderna della denominazione comincia però con una data precisa: il 28 febbraio 1990. Sette storiche case spumantiere piemontesi – Cinzano, Contratto, Fontanafredda, Gancia, Martini & Rossi, Riccadonna e Vini Banfi, successivamente ricordate come le “Sette Sorelle” – sottoscrivono un accordo comune per studiare scientificamente la possibilità di produrre in Piemonte un grande Metodo Classico da Pinot Nero e Chardonnay. Pochi giorni dopo, il 5 marzo, viene ufficializzato il “Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte”, sviluppato con il contributo dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura e delle istituzioni regionali. L’idea non era semplicemente creare una nuova bollicina piemontese, ma individuare scientificamente quali colline possedessero altitudine, esposizione, clima e terreni realmente adatti alla produzione di basi spumante di alto livello. Comincia così un enorme lavoro di ricerca che interessa le province di Cuneo, Asti e Alessandria, dal Monregalese fino ai Colli Tortonesi. Durante la vendemmia 1990 vengono monitorati vigneti già esistenti di Pinot Nero e Chardonnay per studiare maturazione, acidità e comportamento delle uve; successivamente vengono individuate le condizioni considerate ideali: colline fresche, moderata insolazione, forti escursioni termiche, terreni prevalentemente marnosi, calcarei e argillosi e altitudini comprese indicativamente tra 250 e 550 metri. I primi vigneti sperimentali vengono impiantati nel 1992 e iniziano a produrre nel 1994; la sperimentazione continua fino al 1996, arrivando a coinvolgere oltre 48 ettari. È quindi importante comprendere che l’Alta Langa non nasce delimitando semplicemente un territorio già famoso: il percorso avviene quasi al contrario. Prima vengono studiate le condizioni necessarie per produrre un grande Metodo Classico, poi vengono individuate le aree piemontesi capaci di soddisfarle. Alla fine degli anni Novanta il progetto è sufficientemente maturo per trasformarsi in una denominazione. Anche il nome viene discusso a lungo: nel 1998 le ipotesi principali sono “Alba” e “Altalanga”, ma prevale infine “Alta Langa”, due parole capaci di evocare immediatamente quelle colline più elevate che uniscono idealmente territori appartenenti alle tre province. Il disciplinare viene definito nel dicembre 1998; il 15 giugno 2001 nasce il Consorzio Alta Langa e il 31 ottobre 2002 arriva finalmente il riconoscimento della DOC, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 novembre dello stesso anno. Dopo quasi tredici anni di ricerca, il progetto sperimentale iniziato dalle Sette Sorelle diventa ufficialmente una denominazione. Il passaggio definitivo avviene nel 2011, quando l’Alta Langa ottiene la DOCG. Il disciplinare ne definisce ancora oggi un'identità estremamente precisa: può essere prodotto esclusivamente attraverso rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico; Pinot Nero e Chardonnay, singolarmente o insieme, devono rappresentare almeno il 90% dell’uvaggio; i vigneti devono trovarsi esclusivamente in collina e ad almeno 250 metri sul livello del mare; sono esclusi i fondovalle e i terreni umidi. L’area attraversa le province di Cuneo, Asti e Alessandria e comprende 149 comuni, con vigneti selezionati sulla base della loro effettiva vocazione. La densità minima è di 4.000 ceppi per ettaro e la produzione massima di uva è limitata a 11 tonnellate per ettaro. Ma la caratteristica che probabilmente distingue maggiormente l’Alta Langa dalle altre grandi denominazioni spumantistiche italiane è l’obbligo del millesimo: ogni Alta Langa deve dichiarare l’annata della vendemmia. Non esiste quindi un Alta Langa sans année costruito per riprodurre ogni anno lo stesso profilo. Ogni bottiglia deve raccontare una specifica vendemmia, scelta che rende il rapporto tra vino, territorio e andamento climatico particolarmente evidente. Anche il tempo è parte integrante della denominazione: l’affinamento minimo sui lieviti è di 30 mesi, periodo che sale ulteriormente per la tipologia Riserva. Può essere bianco oppure rosato e viene prodotto attraverso differenti livelli di dosage, fino alle interpretazioni Pas Dosé o Dosaggio Zero. Dal punto di vista territoriale l’Alta Langa non coincide quindi semplicemente con l’area geografica tradizionalmente chiamata Alta Langa. È una denominazione molto più ampia, costruita attraverso una fascia di alta collina del Piemonte meridionale e capace di attraversare Langhe, Monferrato e differenti territori delle province di Cuneo, Asti e Alessandria. Il filo conduttore non è un singolo comune o una sola formazione geologica, ma la combinazione tra altitudine, clima relativamente fresco e terreni prevalentemente marnosi e calcareo-argillosi. Geologicamente ci troviamo ai margini meridionali del Bacino Terziario Piemontese, formato in larga parte da sedimenti marini, fino ad avvicinarci alle formazioni appenniniche. È proprio l’altitudine ad avere assunto un'importanza crescente. Quando il progetto nasce nel 1990, scegliere vigne sopra i 250 metri significava cercare condizioni più fresche e maturazioni più lente, ideali per conservare l’acidità necessaria alle basi spumante; con il progressivo aumento delle temperature, quelle stesse caratteristiche hanno reso le alte colline piemontesi ancora più interessanti. Pinot Nero e Chardonnay possono maturare mantenendo acidità, tensione e precisione aromatica, mentre le escursioni termiche tra giorno e notte favoriscono lo sviluppo dei profumi. L’Alta Langa contemporanea nasce quindi dall’incontro di due storie: quella antica del Piemonte spumantistico, iniziata nell’Ottocento, e quella moderna di un progetto scientifico partito nel 1990. Non è la semplice imitazione piemontese della Champagne, ma il risultato di oltre trent’anni di ricerca sulla capacità delle alte colline di interpretare Pinot Nero, Chardonnay e Metodo Classico. Le Sette Sorelle diedero origine al progetto, i viticoltori misero a disposizione terreni e competenze e la sperimentazione trasformò progressivamente un'intuizione in una denominazione. DOC nel 2002 e DOCG dal 2011, oggi l’Alta Langa rappresenta una delle espressioni più identitarie della spumantistica piemontese: soltanto Metodo Classico, soltanto vigneti di collina, almeno 30 mesi sui lieviti e soprattutto sempre millesimato. Una scelta che sintetizza perfettamente la sua filosofia: non costruire ogni anno la stessa bollicina, ma lasciare che territorio, altitudine e vendemmia diventino parte riconoscibile di ogni bottiglia.
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