FRANCESCO RINALDI & FIGLI

BARBERA D'ALBA DOC 2024 - FRANCESCO RINALDI & FIGLI

Regular price €15,00 Sale price€17,00you save €2,00

Abbinamenti, Perfetta con tajarin al ragù, agnolotti del plin, salumi piemontesi, carni arrosto, grigliate, tomini e formaggi di media stagionatura. Ottima anche con cucina conviviale e piatti della tradizione quotidiana.
Alcol, 14%
Annata, 2024
Denominazione, Barbera d'Alba DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso dai riflessi violacei. Il bouquet è fragrante e immediato, con profumi di ciliegia matura, mora, prugna fresca e piccoli frutti rossi, accompagnati da leggere sfumature speziate e delicati richiami floreali. Al palato è fresco, succoso e armonico, sostenuto da una vibrante acidità che dona slancio e grande bevibilità. I tannini sono morbidi e ben integrati, mentre la trama gustativa rimane equilibrata e dinamica, con finale persistente dai richiami fruttati e speziati.

CURIOSITÀ:

La Barbera d’Alba DOC 2024 di Francesco Rinaldi & Figli esprime il lato più autentico, succoso e conviviale della tradizione piemontese. Un vino profondamente territoriale che valorizza tutta la tipicità della Barbera attraverso uno stile classico, equilibrato e immediatamente riconoscibile. Storica cantina di Barolo, Francesco Rinaldi & Figli interpreta la Barbera con grande rispetto della materia prima, puntando sulla purezza del frutto, sulla freschezza naturale del vitigno e su una beva dinamica ed elegante. L’annata 2024 ha regalato uve sane e ricche di espressività aromatica, permettendo di ottenere un vino armonico, luminoso e particolarmente piacevole sin dalla gioventù. Il risultato è una Barbera che unisce intensità e scorrevolezza, mantenendo quella vivace acidità tipica del vitigno che rende il sorso sempre fresco e coinvolgente. Un rosso versatile e gastronomico, perfetto interprete della tavola piemontese.

Francesco Rinaldi & Figli

Francesco Rinaldi & Figli è una delle cantine storiche di Barolo, una realtà familiare la cui vicenda attraversa oltre un secolo e mezzo di storia delle Langhe e rimane profondamente legata ad alcuni dei vigneti più prestigiosi della denominazione. Il 1870, ancora oggi inciso insieme allo stemma araldico su una volta a botte della parte più antica della cantina, rappresenta la data simbolica dalla quale prende avvio il percorso aziendale. Figura fondamentale delle origini è Giovanni Rinaldi, che comprende il valore delle colline di Barolo e pone le basi di un patrimonio viticolo destinato ad ampliarsi attraverso le generazioni. La cantina si trova nel borgo di Barolo e la sua storia si sviluppa parallelamente alla progressiva affermazione di questo vino, passando attraverso un’epoca nella quale il Nebbiolo era ancora parte di un’economia prevalentemente agricola fino alla consacrazione internazionale raggiunta dalla denominazione. Nel corso del tempo vigneti ereditati e nuove acquisizioni hanno permesso alla famiglia di costruire una proprietà distribuita principalmente tra Barolo, La Morra e Castiglione Falletto, tre territori che offrono interpretazioni profondamente differenti del Nebbiolo. Il cuore storico e qualitativo dell’azienda è rappresentato da Cannubi, una delle colline più celebri dell’intera denominazione. Francesco Rinaldi & Figli possiede complessivamente circa 2,8 ettari nell’area, suddivisi tra Cannubi e Cannubi Boschis, con esposizioni prevalentemente sud-orientali. La particolarità di questo luogo deriva anche dall’incontro di differenti formazioni geologiche: calcare, argilla e sabbia convivono creando condizioni capaci di combinare struttura ed eleganza, maturità e freschezza. È proprio questo equilibrio ad aver reso Cannubi uno dei nomi simbolo del Barolo e dalla proprietà della famiglia nascono sia il Barolo Cannubi sia, nelle interpretazioni più importanti, il Cannubi Riserva. Un secondo pilastro della produzione è Brunate, storica MGA condivisa tra i comuni di Barolo e La Morra. La famiglia possiede qui circa due ettari, insieme all’antica cascina La Brunata, testimonianza concreta del lungo rapporto con questa collina. I terreni presentano una componente prevalentemente limo-argillosa e le vigne occupano esposizioni particolarmente favorevoli tra sud e sud-est. Il Barolo Brunate assume così un carattere differente rispetto a Cannubi, mostrando generalmente maggiore austerità e profondità, senza rinunciare all’eleganza aromatica che contraddistingue le migliori espressioni di questo versante. A questi due cru storici si è aggiunta una nuova interpretazione di grande importanza: Rocche dell’Annunziata. La famiglia possiede il vigneto nella celebre MGA di La Morra dal 1969, ma per molti anni le sue uve sono state utilizzate all’interno del Barolo classico. Soltanto dalla vendemmia 2018 si è scelto di vinificarle separatamente, riconoscendo definitivamente l’identità della singola provenienza. La parcella misura poco più di 0,8 ettari, raggiunge circa 280 metri nella parte più elevata e presenta un’esposizione sud-occidentale. Arenarie e conglomerati calcarei favoriscono il drenaggio e contribuiscono a un Nebbiolo particolarmente raffinato, caratterizzato da eleganza tannica e profondità aromatica. Cannubi, Brunate e Rocche dell’Annunziata costituiscono quindi tre differenti interpretazioni della filosofia di Francesco Rinaldi & Figli, accomunate dalla volontà di lasciare che sia soprattutto la provenienza a determinare il carattere del vino. Il patrimonio di Nebbiolo comprende inoltre parcelle nelle MGA Sarmassa e Vignane a Barolo, Rocche dell’Annunziata a La Morra e Codana a Castiglione Falletto, le cui uve contribuiscono alla produzione del Barolo classico. Questa distribuzione geografica permette di riunire caratteristiche differenti all’interno dello stesso vino e offre una lettura più ampia della denominazione rispetto alle selezioni provenienti dai singoli cru. In cantina l’impostazione rimane saldamente legata alla tradizione del Barolo. Per le principali selezioni le fermentazioni e le macerazioni si protraggono generalmente per circa 25-30 giorni in vasche di acciaio a temperatura controllata, mentre l’affinamento avviene per almeno tre anni in grandi botti da circa 5.000 litri di rovere di Slavonia. È una scelta precisa: il legno deve accompagnare lentamente l’evoluzione del Nebbiolo senza diventare protagonista aromatico, permettendo al tannino di distendersi e al vino di sviluppare complessità conservando riconoscibile il carattere della vigna. Questo approccio colloca Francesco Rinaldi & Figli tra gli interpreti più fedeli alla scuola classica del Barolo, nella quale lunghe maturazioni, grandi botti e capacità di attesa sono considerate strumenti fondamentali per esprimere il Nebbiolo. Accanto al grande vitigno delle Langhe rimangono Barbera e Dolcetto, varietà che appartengono profondamente alla storia agricola della famiglia. La Barbera proviene da vigneti situati tra Barolo e La Morra, mentre il Dolcetto nasce da parcelle nel comune di Barolo ed è proposto anche attraverso la selezione Roussot. La gamma comprende inoltre Freisa, Grignolino e vini bianchi, mantenendo viva quella diversità varietale che caratterizzava tradizionalmente le aziende agricole piemontesi prima che il successo internazionale del Barolo concentrasse gran parte dell’attenzione sul Nebbiolo. Oggi Francesco Rinaldi & Figli continua il proprio percorso attraverso la famiglia Rinaldi, custodendo una cantina nella quale il tempo sembra avere un significato particolare: quello necessario al Nebbiolo per maturare, ma anche quello delle generazioni che hanno progressivamente costruito il patrimonio aziendale. Cannubi, Brunate e Rocche dell’Annunziata sono le espressioni più prestigiose di questa storia e mostrano tre differenti volti del Barolo senza bisogno di ricorrere a uno stile enologico invasivo. Dal 1870 a oggi la filosofia rimane infatti profondamente legata alla classicità delle Langhe: grandi vigne, lunghe macerazioni, grandi botti di Slavonia e soprattutto la convinzione che un grande Barolo debba essere capace di raccontare non soltanto il Nebbiolo, ma la precisa collina dalla quale proviene.