PAOLO SCAVINO

BAROLO DOCG "CANNUBI" 2016 - PAOLO SCAVINO

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Abbinamenti, Il Barolo Cannubi 2016 merita piatti importanti ma raffinati, capaci di accompagnarne la complessità senza coprire la finezza del cru. È magnifico con agnolotti del plin al fondo d’arrosto, tajarin al ragù, brasato al Barolo e guancia di manzo, ma l’eleganza della trama tannica permette splendidi incontri anche con piccione, anatra, faraona e selvaggina da piuma. Funghi porcini e tartufo bianco d’Alba rappresentano abbinamenti naturali, così come Castelmagno e altri grandi formaggi stagionati.
Alcol, 14,5%
Annata, 2016
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 18/20°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice mostra un rosso granato luminoso e trasparente, ancora attraversato da una notevole vitalità. Il profilo aromatico è quello del grande Nebbiolo di Cannubi: rosa e violetta introducono ciliegia, lampone, fragolina di bosco e agrumi sanguigni, mentre l’ossigenazione porta progressivamente verso liquirizia, erbe balsamiche, spezie fini, tabacco e delicate sensazioni terrose. L’evoluzione in bottiglia comincia oggi ad aggiungere complessità senza avere ancora cancellato la freschezza del frutto. Al palato il 2016 mostra soprattutto equilibrio: possiede concentrazione e profondità, ma la materia non diventa mai pesante. Il tannino è fitto, finissimo e progressivamente setoso, accompagnato da un’acidità ancora energica che attraversa tutto il sorso. Frutto rosso, spezie e componente balsamica si rincorrono in una progressione lunga e precisa, mentre la chiusura conserva quella particolare combinazione tra intensità ed eleganza che Paolo Scavino identifica come uno dei caratteri fondamentali del proprio Cannubi. È un Barolo già estremamente affascinante, ma ancora lontano dall’aver esaurito il proprio potenziale: il 2016 possiede struttura e freschezza per continuare a sviluppare sfumature terziarie per molti anni.

CURIOSITÁ:

Il Barolo “Cannubi” 2016 di Paolo Scavino nasce nel cuore di uno dei luoghi più celebri e storicamente importanti dell’intera denominazione. Siamo nel comune di Barolo, sulla cresta centrale della collina di Cannubi, dove la famiglia Scavino possiede una parcella piantata nel 1946, una delle due vigne più vecchie dell’azienda. Paolo Scavino vinifica separatamente questo cru dal 1985, riconoscendone fin dall’inizio una personalità capace di combinare concentrazione ed eleganza con una naturalezza fuori dal comune. Il vigneto si trova a circa 290 metri di altitudine, con esposizione sud-sud-est, su terreni di Marne di Sant’Agata Fossili ricchi di calcare. L’età delle piante e le basse rese contribuiscono alla particolare intensità delle uve, ma Cannubi non traduce questa concentrazione in semplice potenza: la sua firma è piuttosto l’armonia, una trama finissima nella quale il Nebbiolo riesce a esprimere contemporaneamente profondità e grazia. Il 2016 amplifica ulteriormente questo carattere. È una delle grandi annate classiche delle Langhe moderne, segnata da una maturazione lenta e regolare che ha permesso al Nebbiolo di raggiungere equilibrio tra maturità fenolica, acidità e precisione aromatica. Nelle mani di Paolo Scavino, Cannubi 2016 diventa così un Barolo di straordinaria completezza, capace di raccontare uno dei vigneti simbolo della denominazione attraverso eleganza, profondità e una lunghissima prospettiva evolutiva.

Paolo Scavino

Paolo Scavino è uno dei nomi che hanno segnato profondamente la storia moderna del Barolo, una cantina familiare di Castiglione Falletto capace di attraversare oltre un secolo di viticoltura mantenendo il Nebbiolo e la conoscenza delle singole vigne al centro del proprio progetto. Le origini risalgono al 1921, quando Enrico Scavino fonda l’azienda insieme al padre Paolo, iniziando un percorso che sarebbe progressivamente cresciuto attraverso l’acquisizione e la valorizzazione di vigneti in alcuni dei territori più importanti della denominazione. Il nome Paolo Scavino nasce quindi come omaggio alla prima generazione familiare e continua ancora oggi a identificare una delle realtà storiche di Castiglione Falletto. Fin dagli inizi la famiglia sviluppa una forte attenzione verso le differenze tra le singole colline, in un periodo nel quale parlare di cru e vinificazioni parcellari era molto meno comune rispetto a oggi. Un passaggio fondamentale avviene con Enrico Scavino, classe 1940, che entra giovanissimo nella vita della cantina e diventa progressivamente il protagonista della sua trasformazione. La sua visione parte da un principio semplice ma decisivo: la qualità del vino deve essere costruita prima di tutto in vigneto. Osservazione delle piante, controllo delle rese, maturità delle uve e conoscenza delle singole esposizioni diventano quindi strumenti fondamentali per interpretare il Nebbiolo. Enrico appartiene alla generazione che tra gli anni Ottanta e Novanta contribuisce a modificare profondamente l’immagine internazionale del Barolo. In quegli anni diversi produttori delle Langhe iniziano a sperimentare nuove tecniche di vinificazione e affinamento, cercando maggiore precisione del frutto, tannini più equilibrati e una maggiore pulizia espressiva. Paolo Scavino partecipa attivamente a questa fase di rinnovamento, senza però trasformare l’innovazione in un obiettivo autonomo: tecniche e contenitori vengono considerati strumenti da adattare alla materia prima e non elementi destinati a cancellare il carattere della vigna. Con il passare degli anni l’esperienza porta infatti la famiglia a modificare e affinare continuamente il proprio approccio, mantenendo come riferimento la capacità del Nebbiolo di raccontare le differenti origini. Il patrimonio viticolo diventa progressivamente uno dei più articolati della denominazione, con parcelle distribuite in numerosi comuni e MGA del Barolo. Castiglione Falletto rimane il centro storico, ma la famiglia lavora anche a Barolo, La Morra, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Verduno e Novello, costruendo un vero mosaico attraverso il quale confrontare geologie, altitudini ed esposizioni differenti. Tra le vigne simbolo della cantina occupa un posto particolare Bric dël Fiasc, situato a Castiglione Falletto e legato alla famiglia fin dalle origini. È una delle espressioni più rappresentative dello stile Paolo Scavino e un Barolo nel quale la struttura tipica del territorio incontra finezza, profondità e una notevole capacità di evoluzione. Rocche dell’Annunziata porta invece nel comune di La Morra, in uno dei cru storicamente più celebrati per l’eleganza del Nebbiolo. Da questa vigna nasce anche la prestigiosa Riserva, prodotta soltanto nelle condizioni considerate adeguate e destinata a lunghi affinamenti prima della commercializzazione. Cannubi permette alla famiglia di confrontarsi con una delle colline più famose del comune di Barolo, mentre Monvigliero racconta il carattere di Verduno e Ravera quello di Novello. A questi si affiancano altre importanti provenienze, creando una collezione che permette di osservare quanto profondamente il Nebbiolo possa cambiare all’interno di pochi chilometri. Proprio questa diversità costituisce il cuore della filosofia aziendale. Ogni vigneto viene seguito e vinificato cercando di conservarne la personalità, senza applicare necessariamente la stessa ricetta a tutte le uve. Il lavoro in campagna è estremamente rigoroso e comprende selezioni, controllo delle rese e una costante osservazione delle condizioni vegetative, partendo dalla convinzione che nessuna tecnica di cantina possa sostituire la qualità del grappolo. Anche il concetto di maturità viene interpretato attraverso la ricerca dell’equilibrio: non soltanto concentrazione zuccherina, ma maturità fenolica, acidità e integrità aromatica devono raggiungere insieme il punto desiderato. In cantina la famiglia ha attraversato differenti fasi stilistiche e sperimentazioni, adattando progressivamente fermentazioni, macerazioni e affinamenti alla crescente conoscenza delle singole vigne. L’utilizzo del legno viene gestito con attenzione affinché non diventi una firma aromatica dominante e il tempo rimane uno degli strumenti fondamentali per permettere al Nebbiolo di integrare naturalmente tannino, acidità e struttura. Accanto ai Barolo di singola MGA, la cantina produce assemblaggi che possiedono un significato altrettanto importante. Il Barolo rappresenta una lettura più ampia della denominazione attraverso l’incontro di differenti vigneti, mentre Carobric nasce dall’unione di parcelle selezionate e mostra come l’arte dell’assemblaggio possa convivere con la valorizzazione dei singoli cru. La gamma comprende inoltre Nebbiolo, Barbera e Dolcetto, varietà che appartengono da generazioni alla cultura agricola delle Langhe e che la famiglia continua a considerare parte integrante della propria identità. Oggi la continuità del progetto è affidata alle nuove generazioni della famiglia Scavino, che portano avanti il patrimonio costruito da Enrico senza trasformarlo in qualcosa di statico. Questa capacità di evolvere rappresenta probabilmente uno degli aspetti più importanti della cantina: Paolo Scavino non ha mai interpretato tradizione e innovazione come due schieramenti contrapposti, ma come strumenti che possono convivere quando l’obiettivo rimane quello di esprimere la vigna. Dopo oltre un secolo di storia, Bric dël Fiasc, Rocche dell’Annunziata, Cannubi, Monvigliero, Ravera e le altre grandi parcelle della proprietà costituiscono così le differenti voci di un unico progetto. Paolo Scavino rappresenta un Barolo costruito sull’osservazione e sull’esperienza, nel quale ogni generazione ha modificato qualcosa senza perdere il principio fondamentale ereditato dalla precedente: il Nebbiolo può assumere forme profondamente diverse da una collina all’altra e il compito della famiglia è permettere a queste differenze di arrivare nel bicchiere con la maggiore precisione possibile.