PODERI LUIGI EINAUDI

BAROLO DOCG "LUDO" 2016 - PODERI LUIGI EINAUDI

Regular price €31,50 Sale price€35,00you save €3,50

Abbinamenti, Il Barolo Ludo 2016 trova una dimensione naturale nella grande cucina piemontese. È ideale con brasato al Barolo, guancia di manzo, arrosti, selvaggina e carni lungamente cotte, ma accompagna splendidamente anche agnolotti del plin, tajarin al ragù, risotti ai funghi porcini e preparazioni a base di tartufo. Con l’evoluzione raggiunta dal 2016 diventa particolarmente interessante anche con formaggi stagionati come Castelmagno e Parmigiano Reggiano.
Alcol, 14,5%
Annata, 2016
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice il 2016 mostra un elegante rosso granato, luminoso e progressivamente segnato da leggere sfumature più evolute. Il bouquet possiede il carattere classico del Nebbiolo maturo: lampone, ciliegia e piccoli frutti rossi si intrecciano a rosa essiccata, spezie, erbe balsamiche e mentolo, mentre l’ossigenazione porta verso liquirizia, tabacco, caffè e le caratteristiche sensazioni di goudron che Poderi Luigi Einaudi associa all’evoluzione di Ludo. Il sorso è pieno ma composto, con una struttura importante sostenuta da una freschezza ancora viva. Il tannino, elemento fondamentale del vino, ha avuto ormai il tempo necessario per distendersi e mostra una grana fine e avvolgente, senza perdere la propria presenza. Frutto, spezie e note balsamiche accompagnano una progressione lunga e armoniosa, mentre il finale ritorna su liquirizia, caffè, spezie e sfumature terrose. L’annata 2016 si trova oggi in una fase particolarmente interessante: conserva energia e struttura, ma ha iniziato a sviluppare quella complessità terziaria che rende affascinante l’evoluzione del Barolo.

CURIOSITÁ:

Il Barolo “Ludo” 2016 rappresenta l’interpretazione classica del Barolo secondo Poderi Luigi Einaudi, una cuvée nata dall’incontro di Nebbiolo provenienti da differenti vigneti della denominazione. Il nome racconta già la filosofia che sta dietro alla bottiglia: “Ludo”, nome ricorrente nella famiglia Einaudi, richiama anche l’idea del gioco, quello dell’assemblaggio tra appezzamenti situati sulle diverse colline delle Langhe. Le uve arrivano infatti dai comuni di Barolo, Monforte d’Alba e Verduno, territori differenti per esposizione e carattere che permettono alla cantina di costruire un Barolo equilibrato e completo. Per Ludo vengono privilegiate le parcelle più giovani dei Poderi, ma alcune vigne risalgono comunque fino al 1967, a testimonianza di quanto il concetto di “giovane” assuma un significato particolare all’interno del patrimonio viticolo della tenuta. Il 2016 aggiunge a questa impostazione il carattere di una delle annate più celebrate delle Langhe moderne, capace di combinare maturazione lenta, freschezza e grande precisione del Nebbiolo. La vinificazione rimane saldamente tradizionale, con macerazioni prolungate e una lunga maturazione nel rovere. È un Barolo pensato per rappresentare non un singolo cru, ma una visione più ampia della denominazione, con una capacità di evoluzione che la stessa azienda indica, nelle migliori annate, fino a circa vent’anni.

Poderi Luigi Einaudi

Poderi Luigi Einaudi è una delle cantine storiche delle Langhe, una proprietà nella quale la cultura del vino si intreccia con una delle figure più importanti della storia italiana del Novecento. Tutto ha inizio nel 1897 a Dogliani, quando Luigi Einaudi, giovane economista piemontese destinato molti anni più tardi a diventare il secondo Presidente della Repubblica Italiana, acquista il podere San Giacomo. Il suo interesse per l’agricoltura non è semplicemente quello di un proprietario terriero: Einaudi considera la terra una risorsa economica e sociale fondamentale e vede nella modernizzazione dell’agricoltura uno degli strumenti attraverso cui migliorare le condizioni delle Langhe. La proprietà cresce progressivamente attraverso l’acquisto di nuovi poderi e vigneti, mentre vengono restaurate le cascine e introdotte pratiche agricole più moderne. In un periodo nel quale la fillossera sta trasformando radicalmente la viticoltura europea, Einaudi comprende anche l’importanza dell’utilizzo di viti innestate su portainnesti americani e partecipa a quel processo di ricostruzione che consentirà ai vigneti piemontesi di superare una delle crisi più profonde della loro storia. Nel 1915 compie un passaggio fondamentale decidendo di costruire una cantina e seguire direttamente la produzione e l’imbottigliamento, trasformando progressivamente l’attività agricola in una vera azienda vitivinicola. Il primo grande protagonista è il Dolcetto di Dogliani, varietà profondamente radicata in queste colline e alla quale la famiglia rimarrà sempre legata. Tra le acquisizioni più significative figurano i vigneti della zona di San Luigi, territorio particolarmente vocato per il Dolcetto e destinato a diventare uno dei nuclei storici della proprietà. Luigi Einaudi contribuisce così alla valorizzazione di un vino che all’epoca possedeva soprattutto una dimensione locale, scegliendo di imbottigliarlo e commercializzarlo con il nome della propria azienda. Il rapporto personale con Dogliani rimane fortissimo anche quando la sua carriera accademica e politica lo conduce lontano dalle Langhe. Economista, Governatore della Banca d’Italia, Ministro e infine Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955, Einaudi continua a considerare i poderi una parte essenziale della propria vita e mantiene un legame costante con le vendemmie e con l’attività agricola. Negli anni il suo interesse si estende naturalmente anche al Nebbiolo. Dopo alcune esperienze viticole in altre zone delle Langhe, nel 1958 acquista la proprietà di Terlo, nel comune di Barolo, compiendo l’ultimo grande investimento viticolo della sua vita. L’ingresso a Barolo segna una nuova fase per l’azienda e permette alla famiglia di confrontarsi direttamente con il Nebbiolo destinato alla denominazione più prestigiosa delle Langhe. Dopo la morte del fondatore, la continuità viene garantita dal figlio Roberto Einaudi, nato proprio nella cascina San Giacomo. Ingegnere e imprenditore, Roberto mantiene un rapporto molto stretto con l’azienda agricola e contribuisce allo sviluppo della proprietà senza modificarne la vocazione familiare. Una nuova fase prende forma alla fine degli anni Ottanta con Paola Einaudi e Giorgio Ruffo, che scelgono di dedicarsi direttamente ai Poderi e avviano importanti investimenti nei vigneti e nella cantina. La produzione viene progressivamente orientata verso una maggiore valorizzazione delle singole provenienze e il nome Einaudi consolida la propria presenza tra le aziende storiche delle Langhe. Oggi il progetto continua con Matteo Sardagna Einaudi, quarta generazione della famiglia, che ha ampliato ulteriormente il patrimonio viticolo mantenendo Dogliani come centro storico della proprietà. I Poderi comprendono numerose cascine e vigneti distribuiti tra differenti comuni delle Langhe, creando un mosaico che permette di confrontare territori, esposizioni e composizioni geologiche profondamente diverse. Il Dolcetto continua a rappresentare una parte fondamentale dell’identità aziendale. Dogliani non è semplicemente il luogo nel quale è nata la cantina, ma il territorio attraverso cui Luigi Einaudi ha iniziato concretamente il proprio progetto vitivinicolo. Vigneti come San Luigi e quelli delle colline circostanti permettono di interpretare il Dolcetto non soltanto come vino immediato e quotidiano, ma anche attraverso selezioni capaci di sviluppare struttura e complessità. Vigna Tecc rappresenta una delle espressioni più significative di questa ricerca e mostra la volontà di attribuire al Dogliani un ruolo centrale all’interno della produzione. Il Nebbiolo permette invece alla famiglia di attraversare alcuni dei territori più prestigiosi del Barolo. Alla storica proprietà di Terlo si sono aggiunte nel tempo parcelle all’interno di MGA celebri come Cannubi, Bussia, Monvigliero e Villero. Questa distribuzione rappresenta uno degli aspetti più interessanti del patrimonio aziendale perché consente di osservare il comportamento dello stesso vitigno in comuni profondamente differenti. Cannubi porta nel cuore storico di Barolo e rappresenta una delle colline più celebri dell’intera denominazione; Bussia permette di confrontarsi con la struttura e la profondità tipiche di Monforte d’Alba; Villero racconta l’equilibrio e la complessità di Castiglione Falletto, mentre Monvigliero conduce verso Verduno e verso una delle interpretazioni tradizionalmente più fini e fragranti del Nebbiolo. Terlo mantiene però un significato particolare, perché rappresenta il collegamento diretto con Luigi Einaudi e con la sua decisione di produrre personalmente Barolo. Ogni vigneto viene considerato come un’identità autonoma e il lavoro cerca di conservare le differenze determinate da esposizione, altitudine e composizione dei terreni. In cantina l’affinamento accompagna questa ricerca senza trasformare il legno in protagonista, privilegiando un’evoluzione capace di preservare eleganza e riconoscibilità del Nebbiolo. Il tempo assume inevitabilmente un ruolo centrale, soprattutto per i Barolo, che vengono concepiti come vini destinati a sviluppare progressivamente complessità e armonia. Poderi Luigi Einaudi rappresenta così una storia iniziata a Dogliani alla fine dell’Ottocento e cresciuta attraverso quattro generazioni senza perdere il proprio rapporto con la terra. Il nome di Luigi Einaudi rimane inevitabilmente legato alla storia politica e culturale italiana, ma nelle Langhe racconta soprattutto la storia di un uomo che comprese molto presto il valore dell’agricoltura e della qualità vitivinicola. Dal Dolcetto di Dogliani al Nebbiolo di Terlo, Cannubi, Bussia, Villero e Monvigliero, la proprietà è diventata nel tempo un vero mosaico delle Langhe, continuando a seguire un principio già presente nel progetto del fondatore: custodire i vigneti come patrimonio familiare e lasciare che ogni collina possa esprimere nel vino la propria identità.