SORDO GIOVANNI

BAROLO DOCG "VILLERO" 2019 - SORDO

Regular price €49,90 Sale price€62,00you save €12,10

Abbinamenti, La struttura e la profondità del Barolo Villero 2019 richiedono piatti intensi, capaci di accompagnarne tannino e persistenza senza sovrastarne la componente aromatica. È ideale con brasati di manzo al Barolo, arrosti importanti, guancia brasata, selvaggina, lepre e cinghiale, ma trova una dimensione particolarmente territoriale con tajarin al ragù, agnolotti del plin e preparazioni a base di funghi porcini o tartufo. Molto interessante anche con anatra, faraona e carni cotte lentamente, dove la componente succulenta del piatto riesce a dialogare bene con la trama tannica del Nebbiolo. Con qualche ulteriore anno di affinamento può diventare splendido accanto a formaggi di lunga stagionatura come Castelmagno, tome piemontesi evolute o Parmigiano Reggiano.
Alcol, 14%
Annata, 2019
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Barolo DOCG “Villero” 2019 di Sordo si presenta nel calice con un rosso granato luminoso e profondo, ancora attraversato da riflessi rubino che ne sottolineano la vitalità. Il profilo olfattivo è ampio e stratificato: inizialmente emergono ciliegia matura, lampone e piccoli frutti scuri, seguiti da rosa essiccata e violetta. Con qualche minuto nel bicchiere il bouquet acquista profondità e lascia spazio a liquirizia, menta, tabacco, spezie dolci e delicate sensazioni di sottobosco, con una sottile vena balsamica che accompagna l’intera degustazione. Al palato mostra il carattere più strutturato e avvolgente tipico di Villero, senza perdere l’eleganza che distingue i migliori Barolo di Castiglione Falletto. Il sorso è caldo, profondo e ben articolato, sostenuto da una freschezza ancora viva e da tannini fitti, maturi e progressivamente più levigati. La struttura è importante ma mai pesante, con una bella continuità tra frutto, componente speziata e sensazioni terrose. Il finale è lungo e persistente, con ritorni di liquirizia, frutta rossa matura, tabacco ed erbe balsamiche. L’annata 2019 gli regala una combinazione particolarmente riuscita di rigore, freschezza e profondità: oggi comincia a mostrare una prima maturità espressiva, ma conserva energia e trama tannica sufficienti per continuare a evolvere a lungo.

CURIOSITÁ:

Villero è una delle Menzioni Geografiche Aggiuntive storiche di Castiglione Falletto e rappresenta uno dei vigneti più riconoscibili di questo comune per la capacità di unire struttura, profondità ed eleganza. La MGA occupa poco più di una quindicina di ettari e si sviluppa indicativamente tra i 225 e i 360 metri di altitudine, prevalentemente su esposizioni meridionali e sud-occidentali. I suoli sono caratterizzati da marne calcaree, argille e componenti sabbiose di origine marina; la loro capacità di trattenere l’acqua rappresenta un elemento importante soprattutto nelle annate più calde e asciutte, permettendo al Nebbiolo di mantenere equilibrio e regolarità nella maturazione. Rispetto ad altre zone di Castiglione Falletto, Villero tende a dare Barolo dalla struttura generosa e dalla tessitura tannica importante, ma generalmente accompagnati da una notevole finezza aromatica e da una capacità di evoluzione molto lunga. Sordo è una delle poche aziende delle Langhe a proporre una lettura così ampia del territorio del Barolo attraverso otto differenti MGA, quattro delle quali si trovano proprio a Castiglione Falletto: Villero, Monprivato, Rocche di Castiglione e Parussi. La filosofia di cantina rimane volutamente tradizionale. Per il Villero le uve di Nebbiolo vengono vinificate in acciaio a temperatura controllata con una lunga permanenza sulle bucce che, a seconda dell’annata, può protrarsi per diverse settimane. Dopo la fermentazione malolattica il vino affronta un lungo affinamento in grandi botti di rovere di Slavonia, seguito da un ulteriore periodo di assestamento in acciaio e quindi in bottiglia. L’utilizzo del grande legno è centrale nello stile Sordo: non deve imprimere aromi evidenti, ma accompagnare lentamente il Nebbiolo, ammorbidendone la trama tannica e permettendo al carattere del vigneto di rimanere in primo piano. Il 2019 aggiunge ulteriore interesse a questa etichetta. Il Consorzio di Tutela ha descritto quella vendemmia come un’annata classica, caratterizzata da una stagione vegetativa lunga e da una maturazione del Nebbiolo più lenta rispetto alle annate precoci. Le uve furono raccolte prevalentemente nella seconda parte di ottobre con un ottimo patrimonio polifenolico, buon equilibrio tra zuccheri e acidità e caratteristiche particolarmente favorevoli alla produzione di vini strutturati e longevi. È proprio questo incontro tra un cru naturalmente predisposto all’evoluzione e un millesimo dalla forte impronta tradizionale a rendere il Villero 2019 particolarmente interessante: un Barolo che non punta sull’immediatezza, ma sulla capacità di acquisire negli anni sfumature sempre più complesse di fiori secchi, tabacco, spezie, terra, cuoio e sottobosco.

Sordo Giovanni

Sordo Giovanni è una storica realtà familiare di Castiglione Falletto, nel cuore delle Langhe e della denominazione Barolo, dove la famiglia Sordo coltiva la vite da quattro generazioni. Le origini dell’azienda risalgono ai primi anni del Novecento, ma è con Giuseppe Sordo, nonno dell’attuale generazione, che prende forma il nucleo della proprietà attraverso l’acquisto di alcuni vigneti. Il passaggio decisivo avviene con il figlio Giovanni, che insieme alla moglie Maria amplia progressivamente il patrimonio viticolo e trasforma l’attività familiare in una vera cantina, legando definitivamente il nome Sordo alla produzione di Barolo. Negli anni successivi l’azienda cresce attraverso una scelta particolarmente importante: acquisire parcelle in territori differenti della denominazione invece di concentrare tutte le vigne attorno alla sede di Castiglione Falletto. Questa visione ha permesso alla famiglia di costruire nel tempo un patrimonio straordinariamente articolato, oggi distribuito tra alcuni dei comuni e delle MGA più prestigiosi delle Langhe. La proprietà comprende numerosi ettari vitati e attraversa Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Barolo, La Morra, Novello, Grinzane Cavour e Verduno, creando un vero mosaico attraverso il quale osservare le differenti espressioni del Nebbiolo. È proprio questa diversità a rappresentare il cuore dell’identità di Sordo: lo stesso vitigno viene coltivato su terreni, esposizioni e altitudini differenti e successivamente vinificato separatamente per conservare il carattere delle singole provenienze. Tra le MGA più importanti della famiglia si trovano nomi che appartengono alla storia del Barolo. Monprivato, a Castiglione Falletto, rappresenta uno dei vigneti più prestigiosi del comune ed è capace di dare Nebbiolo di particolare finezza e profondità; Parussi offre un’altra interpretazione dello stesso territorio, generalmente caratterizzata da maggiore struttura e intensità. A Serralunga d’Alba la famiglia possiede vigne in Gabutti, cru celebre per la capacità di generare Barolo austeri, profondi e destinati a lunghe evoluzioni. Monvigliero porta invece nel territorio di Verduno, dove il Nebbiolo assume frequentemente un profilo più floreale, speziato e raffinato, mentre Ravera permette di confrontarsi con una delle MGA più importanti di Novello, caratterizzata da altitudine e freschezza capaci di produrre vini particolarmente tesi e longevi. A questi territori si aggiungono altre parcelle di grande valore, formando una delle collezioni di vigneti più interessanti della denominazione. La possibilità di produrre numerosi Barolo da singola MGA non viene interpretata semplicemente come un modo per ampliare la gamma, ma come uno strumento per raccontare la complessità geografica delle Langhe. Ogni vigneto possiede infatti una propria combinazione di suolo, esposizione e microclima e il lavoro della famiglia consiste nel preservare queste differenze fino alla bottiglia. I terreni cambiano sensibilmente attraversando la denominazione: dalle marne più fini e ricche di componenti calcaree delle zone occidentali fino alle formazioni più antiche e compatte che caratterizzano diversi versanti di Serralunga e Monforte. Queste variazioni contribuiscono a determinare la struttura tannica, la componente aromatica e i tempi di evoluzione del Nebbiolo, permettendo ai Barolo Sordo di diventare quasi una lettura comparata delle diverse anime della denominazione. In vigneto il lavoro è orientato alla ricerca dell’equilibrio naturale delle piante e alla conservazione della fertilità dei terreni. La famiglia dedica particolare attenzione alla gestione del suolo e alla qualità delle uve, partendo dalla convinzione che il carattere di ogni cru debba essere costruito prima di tutto tra i filari. La vendemmia viene effettuata selezionando attentamente i grappoli e rispettando i differenti tempi di maturazione delle singole parcelle, particolarmente importanti in una proprietà distribuita su territori tanto diversi. In cantina l’impostazione rimane legata alla tradizione classica del Barolo. Le vinificazioni sono pensate per estrarre lentamente colore, aromi e tannini dal Nebbiolo, evitando di trasformare la tecnica in protagonista. Un elemento particolarmente caratteristico della cantina è rappresentato dalle grandi botti di rovere utilizzate per i lunghi affinamenti, conservate nelle storiche cantine sotterranee di Castiglione Falletto. Il legno viene considerato soprattutto un recipiente capace di accompagnare l’evoluzione del vino attraverso una lenta ossigenazione, senza imprimere aromi che possano uniformare le differenze tra le singole MGA. È proprio il tempo a svolgere un ruolo fondamentale: il Nebbiolo viene lasciato maturare lentamente affinché tannino, acidità e struttura possano trovare un equilibrio naturale prima dell’imbottigliamento e continuare successivamente la propria evoluzione. Accanto ai Barolo di singola vigna, la famiglia produce una gamma che comprende le principali varietà della tradizione langarola. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto mantengono un ruolo importante e permettono di raccontare una cultura agricola più ampia rispetto alla sola denominazione Barolo. La produzione comprende inoltre vini bianchi e altre interpretazioni del territorio, ma il Nebbiolo rimane inevitabilmente il centro attorno al quale ruota l’identità aziendale. Oggi le nuove generazioni della famiglia continuano il percorso iniziato da Giuseppe e sviluppato da Giovanni, custodendo un patrimonio viticolo costruito attraverso decenni di acquisizioni e conoscenza diretta delle colline. Sordo Giovanni rappresenta così una prospettiva particolarmente affascinante sul Barolo: non la storia di una singola vigna o di un solo comune, ma quella di una famiglia che ha scelto di attraversare l’intera denominazione raccogliendo parcelle in territori profondamente differenti. Monprivato, Parussi, Gabutti, Monvigliero, Ravera e le altre grandi vigne diventano le singole voci di questo racconto, unite da una filosofia tradizionale fondata su lunghe maturazioni, grandi botti e rispetto delle caratteristiche di ogni cru. Una cantina capace di trasformare il proprio patrimonio di vigneti in una vera geografia del Barolo, lasciando al Nebbiolo il compito di mostrare quanto profondamente possa cambiare passando da una collina all’altra.