FERRANDO

ERBALUCE DI CALUSO DOCG METODO CLASSICO PAS DOSE - FERRANDO

Regular price €20,90 Sale price€23,00you save €2,10

Abbinamenti, La freschezza incisiva e l’assenza di dosaggio rendono questo Erbaluce Metodo Classico Pas Dosé estremamente gastronomico. È eccellente con ostriche, crudi di pesce, tartare, crostacei e salmone, ma la sua acidità lo rende particolarmente efficace anche con fritture di pesce e verdure, dove riesce a ripulire il palato con grande precisione. Ottimo con risotti delicati, trota e altri pesci d’acqua dolce, può accompagnare anche formaggi freschi, caprini e carni bianche poco elaborate. Particolarmente interessante è l’abbinamento con salmone e burro alle erbe, suggerito espressamente per questa cuvée.
Alcol, 12,5%
Annata, NV
Denominazione, Erbaluce di Caluso DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Erbaluce 100%

NOTE SENSORIALI:

L’Erbaluce di Caluso Metodo Classico Pas Dosé di Ferrando è una delle interpretazioni più affascinanti dell’Erbaluce, vitigno che grazie alla sua naturale acidità si presta magnificamente alla lunga rifermentazione in bottiglia. Nel calice si presenta con un giallo paglierino intenso e luminoso, attraversato da un perlage fine, continuo e persistente. Il bouquet si apre su biancospino, fiori bianchi, mela, pera e pesca, per acquistare progressivamente complessità con sfumature di scorza di agrumi, erbe di campo e delicati richiami di crosta di pane e tostatura derivati dalla permanenza sui lieviti. In bocca mostra immediatamente la firma dell’Erbaluce: il sorso è teso, verticale e vibrante, con un’acidità decisa perfettamente sostenuta dalla struttura. L’assenza di dosaggio lascia emergere con particolare nitidezza la componente minerale e sapida, mentre la bollicina cremosa accompagna un finale lungo, asciutto e leggermente ammandorlato. È un Metodo Classico rigoroso ed elegante, più giocato sulla tensione e sulla profondità che sulla morbidezza, capace di raccontare perfettamente il carattere del Canavese.

CURIOSITÁ:

Questo Metodo Classico nasce da 100% Erbaluce, coltivato sui caratteristici terreni morenici del Canavese, formatisi attraverso gli antichi depositi glaciali che hanno modellato l’Anfiteatro Morenico di Ivrea. Le uve vengono raccolte manualmente tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, selezionando i grappoli destinati alla spumantizzazione. Dopo una pressatura soffice, la prima fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata; segue la seconda fermentazione direttamente in bottiglia secondo il Metodo Classico. Le schede commerciali della cuvée indicano una permanenza minima di 36 mesi sui lieviti, mentre alcune edizioni, come il millesimo 2016, sono state lasciate maturare molto più a lungo, raggiungendo 54 mesi sui lieviti. Proprio il 2016 veniva presentato con un residuo di appena 2 g/l, a conferma di uno stile estremamente secco nel quale il dosaggio non deve nascondere la naturale tensione dell’Erbaluce. È una scelta particolarmente adatta a questo vitigno, naturalmente ricco di acidità e capace di mantenere freschezza anche dopo lunghi affinamenti. Ferrando dimostra così come l’Erbaluce non sia soltanto protagonista di grandi bianchi fermi e dello storico Caluso Passito, ma possa diventare anche una base di straordinaria personalità per il Metodo Classico, mantenendo sempre riconoscibile l’impronta minerale e verticale del territorio canavesano.

Ferrando

Ferrando è una delle cantine storiche del Canavese e uno dei nomi più intimamente legati a Carema, piccolo territorio viticolo all’estremo nord del Piemonte dove il Nebbiolo incontra la montagna e dà origine a una delle sue espressioni più originali. La storia della famiglia prende forma alla fine dell’Ottocento, quando Giuseppe Ferrando si trasferisce nell’area di Ivrea e avvia un’attività dedicata al vino, ponendo le basi di un percorso che attraverserà cinque generazioni. Nel tempo il rapporto con il territorio diventa sempre più profondo e Carema assume un ruolo centrale, fino a identificare in maniera quasi indissolubile il nome Ferrando con questa minuscola denominazione alpina. Qui coltivare la vite significa confrontarsi con un paesaggio radicalmente diverso dalle colline delle Langhe: i vigneti si arrampicano sui ripidi versanti ai piedi della Valle d’Aosta, sostenuti da terrazzamenti e muretti in pietra che nei secoli hanno permesso all’uomo di sottrarre alla montagna piccoli spazi da destinare alla viticoltura. Il Nebbiolo, localmente conosciuto anche come Picotendro, viene tradizionalmente allevato sulle caratteristiche pergole di Carema, sorrette dai “pilun”, grandi colonne in pietra che rappresentano uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio. Queste strutture svolgono anche una funzione importante per il microclima della vigna: la pietra assorbe il calore durante le ore diurne e lo restituisce progressivamente dopo il tramonto, contribuendo a mitigare le escursioni termiche e ad accompagnare la maturazione delle uve in un ambiente fortemente condizionato dalla vicinanza delle Alpi. Le pendenze rendono difficile qualsiasi forma di meccanizzazione e gran parte delle lavorazioni deve essere effettuata manualmente, trasformando la viticoltura di Carema in un autentico lavoro di montagna. Anche la natura dei terreni contribuisce in maniera decisiva all’identità dei vini. I suoli sono legati alla storia glaciale dell’area e presentano una forte componente sabbiosa e pietrosa, con materiali morenici depositati nel corso dei millenni. Sono terreni generalmente poveri, drenanti e capaci di limitare naturalmente la vigoria delle piante, condizioni nelle quali il Nebbiolo sviluppa un carattere molto differente rispetto alle sue interpretazioni più meridionali. Qui non è la concentrazione a dominare, ma una combinazione di freschezza, finezza tannica, tensione e complessità aromatica che con il tempo può evolvere verso sfumature floreali, speziate, balsamiche e minerali. Ferrando ha contribuito in maniera determinante a preservare questa identità durante periodi nei quali la viticoltura di montagna rischiava progressivamente di essere abbandonata. La difficoltà di lavorazione, le dimensioni minuscole degli appezzamenti e la scarsa redditività avevano infatti portato numerose famiglie a lasciare i vigneti, permettendo al bosco di riconquistare parte degli antichi terrazzamenti. Continuare a produrre Carema ha significato quindi non soltanto realizzare un vino, ma contribuire alla conservazione di un paesaggio costruito attraverso generazioni di lavoro. Le due interpretazioni più rappresentative della casa sono storicamente identificate attraverso il colore delle etichette. Il Carema Etichetta Bianca esprime la lettura classica della denominazione, con un lungo affinamento pensato per permettere al Nebbiolo di integrare lentamente tannino e acidità mantenendo intatta la propria eleganza. Il Carema Etichetta Nera rappresenta invece la selezione più prestigiosa e viene riservato alle vendemmie e alle uve considerate maggiormente adatte a sostenere una lunga evoluzione. Sono due vini che condividono la stessa origine ma mostrano differenti profondità e tempi espressivi, accomunati da quella particolare austerità alpina che costituisce la firma del territorio. Il legame di Ferrando con il Canavese comprende anche l’Erbaluce, altra varietà fondamentale della viticoltura locale. Coltivato soprattutto nell’area di Caluso e sulle colline modellate dall’antico ghiacciaio della Dora Baltea, l’Erbaluce possiede una naturale acidità che gli permette di essere interpretato attraverso tipologie molto differenti. Ferrando lo utilizza per vini fermi, spumanti Metodo Classico e passiti, mostrando come una singola varietà possa passare dalla verticalità di un bianco secco alla complessità di una lunga rifermentazione in bottiglia fino alla concentrazione ottenuta attraverso l’appassimento delle uve. Particolarmente importante è la tradizione del Caluso Passito, espressione storica nella quale il tempo diventa parte integrante della produzione e l’acidità naturale dell’Erbaluce permette di bilanciare la concentrazione zuccherina conservando freschezza e capacità evolutiva. Nebbiolo ed Erbaluce diventano così le due grandi voci attraverso cui Ferrando racconta il Canavese: il primo legato ai terrazzamenti estremi di Carema, il secondo alle colline moreniche dell’area di Caluso. Due vitigni profondamente differenti ma accomunati da un territorio nel quale la presenza delle Alpi, l’origine glaciale dei suoli e le forti escursioni termiche contribuiscono in maniera decisiva alla personalità dei vini. Dopo oltre un secolo di attività, Ferrando continua a rappresentare una delle testimonianze più significative della viticoltura dell’Alto Piemonte. La sua storia non è costruita soltanto attorno alla longevità della famiglia, ma soprattutto alla scelta di rimanere fedele a un territorio difficile quando coltivarlo era molto meno conveniente di oggi. Le pergole, i pilun di pietra, i terrazzamenti e le vecchie vigne di Nebbiolo costituiscono un patrimonio agricolo e culturale che trova nel Carema la propria sintesi più autentica: un vino di montagna sottile e profondo, capace di trasformare la durezza del paesaggio alpino in eleganza, tensione e straordinaria capacità di evoluzione.