ETNA BIANCO DOC "NERINA" 2024 - GIROLAMO RUSSO
Abbinamenti, La combinazione tra freschezza, sapidità e struttura rende Nerina 2024 un Etna Bianco particolarmente gastronomico. È splendido con ostriche, crudi di mare, gamberi rossi, scampi e crostacei, ma accompagna altrettanto bene spaghetti alle vongole, risotti di pesce, calamari fritti e pesci alla griglia. Molto interessante con salmone affumicato e preparazioni leggermente grasse, dove l’acidità del Carricante svolge un’efficace funzione di contrasto. La sua profondità permette inoltre accostamenti con verdure, carni bianche delicate e formaggi freschi o di media stagionatura. Da provare con un tortino di gamberi rossi o con un pesce bianco condito semplicemente con olio ed erbe mediterranee, così da lasciare emergere la componente minerale del vino.
Alcol, 12,5%
Annata, 2024
Denominazione, Etna Bianco DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, 70% Carricante e 30% Catarratto
NOTE SENSORIALI:
L’Etna Bianco DOC “Nerina” 2024 di Girolamo Russo si presenta con un giallo paglierino brillante, attraversato da delicati riflessi dorati. Il naso è elegante e stratificato, inizialmente giocato su cedro, scorza di limone e frutta a polpa bianca, seguiti da pesca, ginestra e camomilla. Con l’ossigenazione emergono leggere sfumature speziate e fumé, accompagnate da una mineralità quasi salina che ne sottolinea immediatamente l’origine vulcanica. Al palato è teso e succoso, con un’acidità vibrante che attraversa una materia più morbida e cremosa, creando un equilibrio particolarmente raffinato. La sapidità cresce progressivamente e accompagna tutto il sorso, mentre la componente fruttata rimane nitida e mai opulenta. Il finale è lungo, asciutto e profondamente minerale, con ritorni agrumati e una sottile nota fumé. Un bianco etneo di grande precisione, capace di coniugare energia, eleganza e una naturale predisposizione all’evoluzione.
CURIOSITÀ:
Nerina nasce sul versante settentrionale dell’Etna da vigne distribuite tra le contrade San Lorenzo, Feudo e Calderara Sottana, a quote che arrivano fino a circa 800 metri. Il Carricante costituisce la parte dominante dell’assemblaggio e viene affiancato da piccole percentuali delle antiche varietà bianche presenti tradizionalmente nei vigneti etnei: Catarratto, Inzolia, Grecanico, Minnella e Coda di Volpe. Le piante, allevate ad alberello o ad alberello modificato a spalliera, comprendono vigne giovani e ceppi che raggiungono e superano il secolo di età, affondando le radici in terreni vulcanici sabbiosi particolarmente ricchi di minerali. Giuseppe Russo rifondò l’azienda nel 2005 dedicandola al padre Girolamo, continuando la storia agricola della famiglia a Passopisciaro; Nerina porta invece il nome di sua madre. Le uve vengono raccolte manualmente e vinificate con lieviti indigeni, con una breve permanenza sulle bucce e un affinamento che combina acciaio e legno usato, mantenendo il rovere volutamente in secondo piano per lasciare protagonista la tensione del Carricante e l’identità delle diverse contrade.
Girolamo Russo +
Girolamo Russo è una delle realtà che hanno contribuito in maniera decisiva alla rinascita contemporanea dei vini dell’Etna, un progetto profondamente legato a Passopisciaro, sul versante nord del vulcano, e alla figura di Giuseppe Russo. La cantina nasce ufficialmente nel 2005, quando Giuseppe decide di dedicarsi alle vigne appartenute al padre Girolamo, scomparso prematuramente, scegliendo di dare al progetto proprio il suo nome. Prima di diventare vignaiolo Giuseppe aveva seguito un percorso molto diverso: laureato in Lettere con una formazione musicale da pianista, torna alla terra di famiglia e trasforma progressivamente quella che era una piccola proprietà agricola in una delle interpretazioni più riconoscibili del territorio etneo. Il punto di partenza sono le vecchie vigne di Nerello Mascalese, alle quali si affiancano Nerello Cappuccio e le varietà bianche tradizionalmente presenti nei vigneti promiscui. Siamo nel comune di Castiglione di Sicilia, in un paesaggio estremo costruito dalle eruzioni dell’Etna, dove ogni colata lavica ha lasciato materiali di epoche e composizioni differenti. È proprio questa straordinaria frammentazione geologica a rendere il versante nord così particolare: vigne separate anche soltanto da poche centinaia di metri possono crescere su lave di età diversa e sviluppare caratteri sensibilmente differenti. A questo si aggiungono altitudini elevate, generalmente comprese tra circa 650 e 800 metri, importanti escursioni termiche e un clima nel quale la montagna esercita un’influenza determinante sulla maturazione delle uve. Giuseppe Russo concentra il proprio lavoro principalmente nelle contrade San Lorenzo, Feudo e Feudo di Mezzo, nomi che costituiscono il cuore dell’identità aziendale e permettono di osservare differenti interpretazioni del Nerello Mascalese. San Lorenzo è una delle contrade più importanti del versante settentrionale e ospita vecchie vigne, in parte prefillosseriche, allevate secondo il tradizionale alberello etneo. I terreni di origine vulcanica sono il risultato di antiche colate laviche progressivamente disgregate e danno origine a vini capaci di unire profondità, energia e una trama tannica particolarmente raffinata. Feudo rappresenta un’altra espressione fondamentale del progetto e mostra un volto differente del Nerello, mentre Feudo di Mezzo completa questa lettura parcellare del territorio. L’idea di Giuseppe è semplice soltanto in apparenza: vinificare separatamente le contrade per lasciare che siano suolo, altitudine, esposizione ed età delle piante a determinare le differenze tra i vini. Il Nerello Mascalese diventa quindi lo strumento attraverso il quale leggere il vulcano, più che una varietà sulla quale costruire uno stile enologico prestabilito. Una parte significativa delle vigne è molto vecchia e conserva ancora il tradizionale impianto ad alberello, sistema che richiede lavorazioni prevalentemente manuali ma permette alla pianta di adattarsi alle condizioni difficili dell’Etna. La presenza di ceppi a piede franco in alcune parcelle è resa possibile anche dalla particolare natura dei terreni vulcanici, che in determinate condizioni ha limitato la diffusione della fillossera e consentito la sopravvivenza di materiale vegetale antichissimo. In campagna Giuseppe segue i principi dell’agricoltura biologica, evitando diserbanti e prodotti chimici di sintesi e lavorando con l’obiettivo di mantenere vitali i suoli. La vite convive con la vegetazione spontanea e con quella biodiversità che caratterizza ancora molti vigneti etnei, dove tra i filari possono sopravvivere olivi, alberi da frutto e altre colture appartenenti alla tradizione agricola locale. La vendemmia è manuale e generalmente tardiva rispetto a molte altre zone siciliane: l’altitudine e il clima del versante nord permettono infatti al Nerello Mascalese di raggiungere la piena maturazione lentamente, conservando acidità e tensione. In cantina l’approccio rimane coerente con questa ricerca di trasparenza. Le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti presenti naturalmente sulle uve e le macerazioni vengono gestite senza ricercare estrazioni esasperate. Per gli affinamenti vengono utilizzati soprattutto contenitori di legno di capacità medio-grande, con un impiego misurato del rovere affinché il carattere delle singole contrade rimanga protagonista. San Lorenzo, Feudo e Feudo di Mezzo sono le espressioni parcellari più profonde, mentre ‘A Rina rappresenta una lettura più ampia del territorio attraverso l’assemblaggio di uve provenienti da differenti vigneti aziendali. Il nome deriva dal termine siciliano utilizzato per indicare la sabbia, richiamando direttamente la consistenza friabile dei terreni vulcanici. Il progetto non si limita però ai rossi. Nerina rappresenta l’interpretazione bianca di Girolamo Russo e nasce da un patrimonio di varietà tradizionali dell’Etna nel quale il Carricante occupa un ruolo centrale, accompagnato da altre uve presenti storicamente nei vecchi vigneti. È un bianco che conserva l’impronta montana del territorio attraverso acidità, componente salina e capacità evolutiva, mostrando come l’identità del versante nord non appartenga esclusivamente al Nerello Mascalese. Un’altra etichetta particolarmente significativa è San Lorenzo Piano delle Colombe, selezione legata a una porzione specifica della contrada e prodotta soltanto quando le condizioni della vendemmia permettono di isolare una materia prima considerata particolarmente espressiva. La produzione di Girolamo Russo rimane volutamente contenuta rispetto alla notorietà raggiunta e continua a essere costruita principalmente attorno alle vigne di proprietà. Questa dimensione permette a Giuseppe di mantenere un rapporto diretto con le singole parcelle e soprattutto di osservare nel tempo come ogni contrada reagisca alle differenti annate. È proprio l’annata, insieme al luogo, a rappresentare uno degli elementi che il produttore non vuole cancellare: sull’Etna le condizioni climatiche possono cambiare sensibilmente e il vino deve conservarne una traccia invece di essere ricondotto ogni volta allo stesso profilo. Girolamo Russo rappresenta così una delle espressioni più autentiche della nuova stagione dell’Etna, ma le sue radici rimangono profondamente familiari. Dietro il nome della cantina c’è il ricordo del padre Girolamo e dietro ogni vino ci sono le vecchie vigne che Giuseppe ha scelto di non abbandonare quando è tornato a Passopisciaro. San Lorenzo, Feudo e Feudo di Mezzo diventano differenti voci dello stesso vulcano, mentre Nerello Mascalese e Carricante traducono in vino un paesaggio fatto di lava, altitudine, alberelli centenari e fortissime escursioni termiche. Più che imporre una firma personale, Giuseppe Russo cerca di rendere leggibili queste differenze, lasciando che ogni contrada racconti la propria origine. È questa fedeltà al luogo, unita a una sensibilità agricola e artigianale estremamente precisa, ad aver reso Girolamo Russo uno dei nomi di riferimento per comprendere il carattere e la straordinaria complessità dell’Etna contemporaneo.