PASSOPISCIARO

ETNA ROSSO DOC "PASSOROSSO" 2022 - PASSOPISCIARO

Regular price €21,50 Sale price€26,00you save €4,50

Abbinamenti, Primi piatti con ragù, secondi di carne tipici siciliani
Alcol, 14,5%
Annata, 2022
Denominazione, Etna DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nerello Mascalese 100%

NOTE SENSORIALI:

Rosso rubino, con profumi di piacevoli note fruttate e speziate, con un finale di sottobosco. Di gusto sapido, elegante, morbido, di bella persistenza,

CURIOSITÁ:

L'Etna Rosso Passorosso di Passopisciaro è uno di quei vini in grado di interpretare e raccontare magnificamente la storia di un terroir, l’Etna, che negli ultimi anni è riuscito a salire alla ribalta grazie al duro lavoro di produttori sempre attenti alla qualità e al rispetto dell’ambiente. Il “Passopisciaro” nasce nei vigneti delle contrade Arcuria, Malpasso, Favazza, Guardiola e Feudo di Mezzo, su suoli ricchi di cenere vulcanica e di microelementi e viene trattato in modo assolutamente naturale, utilizzando polvere di zolfo, argille, propoli ed estratto di semi di pompelmo.

Passopisciaro

Passopisciaro è una delle cantine protagoniste della rinascita moderna dell’Etna, un progetto nato dall’intuizione di Andrea Franchetti, tra i primi produttori a comprendere quanto le differenze tra altitudine, esposizione e soprattutto antiche colate laviche potessero determinare identità profondamente diverse nei vini del vulcano. La cantina si trova sul versante nord dell’Etna, nel territorio di Castiglione di Sicilia, in un paesaggio di terra nera, vecchi alberelli e terrazzamenti in pietra lavica. L’avventura comincia nel 2000, quando Franchetti arriva sull’Etna e incontra un territorio molto diverso da quello che conosciamo oggi. Numerose vigne erano state progressivamente abbandonate e il potenziale qualitativo del vulcano non aveva ancora raggiunto la notorietà internazionale degli anni successivi. Franchetti rimane affascinato soprattutto dalle vecchie piante di Nerello Mascalese che sopravvivevano sulle pendici più elevate e decide di recuperare vigneti e terrazzamenti. Il punto centrale della sua intuizione è comprendere che l'Etna non può essere considerato come un unico terroir. Il vulcano è stato costruito attraverso migliaia di anni di eruzioni e ogni colata ha lasciato terreni con età, composizioni minerali, profondità e caratteristiche differenti. Anche vigneti relativamente vicini possono quindi generare espressioni sorprendentemente diverse dello stesso vitigno. Passopisciaro inizia così un lavoro di osservazione e vinificazione delle singole contrade, contribuendo in maniera importante alla diffusione di una lettura parcellare dell'Etna. La provenienza delle uve diventa fondamentale: non soltanto Etna, ma una precisa collina, una determinata quota e soprattutto una specifica matrice vulcanica. Il protagonista di questa ricerca è il Nerello Mascalese, varietà capace di interpretare con particolare sensibilità le differenze del territorio. Le vigne, spesso allevate ad alberello e in alcuni casi molto vecchie, affondano le proprie radici direttamente nei terreni vulcanici e vengono coltivate a quote che possono diventare particolarmente elevate. L'altitudine rappresenta infatti uno degli elementi decisivi del progetto. Sul versante settentrionale dell'Etna le vigne possono trovarsi a diverse centinaia di metri sul livello del mare, dove la forte luminosità siciliana incontra temperature più fresche e importanti escursioni termiche tra giorno e notte. La maturazione procede così lentamente, permettendo al Nerello Mascalese di conservare freschezza, precisione aromatica e tensione. Da questa ricerca nascono le interpretazioni delle contrade Chiappemacine, Porcaria, Guardiola, Sciaranuova e Rampante. Ognuna racconta una parte differente del vulcano: cambiano la quota, l'esposizione, l'età delle vigne e soprattutto la natura delle colate sulle quali crescono le piante. Vinificarle separatamente significa trasformare il vino in una sorta di lettura geologica dell'Etna. È proprio questo uno dei contributi più importanti lasciati da Andrea Franchetti. Quando arrivò sul vulcano, il concetto di contrada non possedeva ancora la centralità che avrebbe conquistato negli anni successivi. La sua ricerca contribuì a spostare l'attenzione verso le differenze interne al territorio, mostrando quanto il Nerello Mascalese potesse cambiare espressione passando da una colata lavica all'altra. Anche in cantina l'obiettivo rimane preservare queste diversità. Le vinificazioni vengono pensate per accompagnare il carattere delle singole parcelle senza sovrapporre uno stile eccessivamente uniforme. Il vino diventa così il risultato dell'interazione tra vitigno, altitudine, annata e origine geologica. Accanto alla ricerca sul Nerello Mascalese esiste anche il lato più personale e sperimentale di Franchetti. Ne è testimonianza il vino che porta il suo nome, Franchetti, nato dall'utilizzo di Petit Verdot e Cesanese d'Affile: un progetto volutamente differente dalle interpretazioni delle contrade e capace di raccontare il carattere curioso e anticonformista del suo fondatore. Il nome stesso Passopisciaro mantiene un legame diretto con il luogo delle origini, l'omonimo borgo ai piedi delle vigne. Qui la presenza dell'Etna è costante: non soltanto nel paesaggio, ma nella composizione stessa dei terreni, modellati e continuamente trasformati dall'attività del vulcano. La scomparsa di Andrea Franchetti nel 2021 ha segnato profondamente la storia della cantina, ma il progetto continua seguendo l'impostazione costruita dal suo fondatore. Rimane soprattutto la sua intuizione iniziale: considerare l'Etna non come un unico territorio, ma come un mosaico di vigne e colate laviche, ognuna capace di lasciare una traccia differente nel vino. Passopisciaro racconta così una delle pagine fondamentali dell'Etna contemporaneo. Un progetto nato nel 2000 dalla visione di Andrea Franchetti, costruito recuperando vecchie vigne di Nerello Mascalese e interpretando separatamente le grandi contrade del versante nord. Qui il vino diventa una lettura del vulcano: altitudine, alberelli antichi e colate laviche differenti raccontano, bottiglia dopo bottiglia, le molte anime dell'Etna.