NICOLA GATTA

VINO ROSSO "NEGUS" 2019 - NICOLA GATTA

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Abbinamenti, Negus 2019 possiede struttura e freschezza sufficienti per accompagnare una cucina ricca e saporita. È splendido con salumi bresciani, paste al ragù, risotti ai funghi, brasati, arrosti e carni alla brace, mentre la naturale acidità della Barbera crea un contrasto particolarmente efficace con maiale, costine e preparazioni caratterizzate da una buona componente grassa. Interessante anche con anatra, selvaggina e formaggi stagionati.
Alcol, 13%
Annata, 2019
Denominazione, Vino Rosso
Filosofia, Modernista
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera e Marzemino

NOTE SENSORIALI:

Nel calice Negus 2019 mostra un rosso rubino intenso e vivo, con un profilo aromatico che cambia continuamente durante l’ossigenazione. Il frutto è inizialmente protagonista, con ciliegia, amarena, mora e piccoli frutti rossi e scuri, accompagnati da violetta, erbe aromatiche e una trama speziata. Con il tempo emergono sensazioni più profonde di sottobosco, terra, spezie ed elementi balsamici, mentre l’evoluzione in bottiglia aggiunge progressivamente complessità senza cancellare la vitalità originaria del vino. Al palato possiede materia ma soprattutto energia: la naturale acidità della Barbera imprime ritmo, mentre il Marzemino contribuisce alla componente aromatica e speziata. Il tannino è presente ma non aggressivo e accompagna un sorso succoso, dinamico e profondamente gastronomico. La chiusura è asciutta e persistente, attraversata da una componente sapida che richiama la matrice calcarea delle colline di Gussago. Negus è soprattutto un vino da seguire nel bicchiere: Nicola Gatta ha raccontato come le vecchie annate continuino a cambiare durante l’assaggio, mostrando sfumature sempre nuove proprio grazie alla qualità di questa storica vigna.

CURIOSITÁ:

Negus 2019 è una delle espressioni più intime e identitarie di Nicola Gatta, un vino rosso prodotto in quantità estremamente limitate che nasce da una vecchia vigna di oltre sessant’anni situata sul versante del Cru Cudula, sulle colline calcaree di Gussago. È un vigneto che Nicola considera prezioso non soltanto dal punto di vista qualitativo, ma anche per ciò che rappresenta nella memoria viticola del territorio: le piante sono ancora allevate secondo la tradizionale pergola bresciana e nella parcella sono stati conservati elementi originari come i vecchi pali di castagno e i fili di ferro. Le protagoniste sono Barbera e Marzemino, varietà che qui affondano da decenni le proprie radici nel calcare e che Gatta interpreta attraverso una vinificazione decisamente personale. I grappoli vengono mantenuti interi e sottoposti a una lunghissima macerazione semicarbonica in ambiente chiuso e privo di ossigeno, una tecnica attraverso la quale Nicola ricerca intensità, profondità e soprattutto capacità di evoluzione. La filosofia rimane la stessa che attraversa tutta la produzione: fermentazioni spontanee esclusivamente con lieviti indigeni, nessun chiarificante o stabilizzante e zero solfiti aggiunti. Negus è quindi molto più di una deviazione rossa all’interno di una cantina conosciuta soprattutto per il Metodo Classico: è la custodia di una vecchia vigna e di un modo di coltivare che Gatta ha scelto consapevolmente di non cancellare.

Nicola Gatta

Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.