ARPEPE

VALTELLINA SUPERIORE DOCG NEBBIOLO GRUMELLO RISERVA "SANT'ANTONIO" 2016 - ARPEPE

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Abbinamenti, La finezza del tannino e la profondità aromatica del Sant’Antonio 2016 richiedono piatti intensi ma non necessariamente pesanti. È magnifico con pizzoccheri, sciatt, polenta taragna e selvaggina da piuma, ma trova grande sintonia anche con brasati, guancia di manzo, arrosti di vitello e agnello. Le componenti balsamiche e terrose lo rendono particolarmente interessante con porcini, tartufo e preparazioni a base di funghi, mentre la freschezza del Nebbiolo riesce a sostenere perfettamente formaggi di montagna di lunga stagionatura come Bitto e Casera. Da provare anche con cervo o capriolo accompagnati da una salsa poco concentrata.
Alcol, 13%
Annata, 2016
Denominazione, Valtellina Superiore Grumello Riserva DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Valtellina Superiore DOCG Grumello Riserva “Sant’Antonio” 2016 di ARPEPE si presenta con un rosso rubino luminoso e trasparente, ormai arricchito da eleganti riflessi granati. Il naso è profondo e in continua evoluzione: lampone, ciliegia e piccoli frutti rossi incontrano rosa essiccata, erbe alpine e agrumi, seguiti da pepe, liquirizia e sottili richiami balsamici. Con l’ossigenazione emergono sfumature più complesse di sottobosco, spezie e una delicata nota affumicata. Al palato sorprende soprattutto per tensione ed energia: il corpo è fine ma profondo, sostenuto da un’acidità ancora vibrante e da tannini sottili, ormai perfettamente integrati. La componente sapida è marcata e accompagna tutto il sorso, conferendogli una tipica sensazione quasi rocciosa. Il finale è lunghissimo, asciutto e verticale, con ritorni di frutti rossi, erbe e spezie. Un Nebbiolo alpino maturo ma ancora vitalissimo, costruito più sulla finezza e sulla profondità che sulla potenza.

CURIOSITÀ:

Sant’Antonio nasce da Chiavennasca, il nome valtellinese del Nebbiolo, coltivata nel Grumello lungo il “Risc di Sassina”, a Montagna in Valtellina, tra 450 e 500 metri di altitudine, su ripidi terrazzamenti esposti a sud. Il 2016 fu vendemmiato addirittura il 3 novembre, con una resa di appena 40 hl/ha. La lavorazione segue uno dei protocolli più radicalmente tradizionali di ARPEPE: ben 85 giorni di macerazione in tini di legno da 50 hl, con la malolattica che può svolgersi ancora a contatto con le bucce, seguiti da 34 mesi di affinamento tra grandi tini e botti da 50 hl, acciaio e bottiglia. Furono prodotte solamente 6.246 bottiglie da 0,75, 150 Magnum e 30 Jeroboam, e il vino arrivò sul mercato soltanto nel dicembre 2022. Il nome richiama la vicina chiesa di Sant’Antonio, dove Arturo Pelizzatti Perego e Giovanna si sposarono il 4 settembre 1969: questa Riserva nacque con la vendemmia 2009, esattamente quarant’anni dopo, come celebrazione di quella storia familiare.
Arpepe

ARPEPE è una delle cantine che meglio rappresentano l'anima della Valtellina e la straordinaria eleganza che il Nebbiolo riesce a raggiungere quando incontra la montagna. Dietro questo nome si trova la famiglia Pelizzatti Perego, protagonista della viticoltura valtellinese fin dal 1860. Una storia lunga oltre un secolo e mezzo, attraversata da cinque generazioni e da un legame con il territorio che non si è mai interrotto. La svolta fondamentale arriva nel 1984, quando Arturo Pelizzatti Perego riprende parte degli storici vigneti di famiglia e gli spazi di affinamento del Buon Consiglio, dando vita ad AR.PE.PE., acronimo del proprio nome. Più che una nuova cantina, è il ritorno alle origini e l'inizio di un progetto destinato a diventare uno dei riferimenti assoluti del Nebbiolo delle Alpi. Arturo sceglie fin dall'inizio una strada precisa: nessuna rincorsa alla quantità, nessuna scorciatoia e soprattutto nessuna fretta. Per lui il Nebbiolo valtellinese deve avere il tempo necessario per trasformare la forza della montagna in finezza. Questa convinzione diventa il principio fondamentale della cantina, sintetizzato nell'idea del "giusto tempo di attesa". Emblematico è quanto accade dopo la rinascita aziendale: per diverse vendemmie i vini rimangono nelle cantine del Buon Consiglio senza essere commercializzati, perché Arturo preferisce aspettare piuttosto che presentare bottiglie non ancora capaci di esprimere pienamente la propria identità. Dopo la sua scomparsa nel 2004, sono i figli Isabella, Emanuele e Guido Pelizzatti Perego a raccoglierne l'eredità e a proseguire il percorso familiare. La quinta generazione porta avanti la stessa visione con grande coerenza, custodendo le conoscenze tramandate dalla famiglia e interpretandole con sensibilità contemporanea. Il principio rimane immutato: non costruire il vino secondo uno stile prestabilito, ma permettere a ogni vigneto e a ogni vendemmia di raccontare la propria storia. Il vero patrimonio di ARPEPE si trova sulle spettacolari montagne del versante retico della Valtellina, dove il Nebbiolo, localmente chiamato Chiavennasca, cresce su ripidissimi terrazzamenti sostenuti dagli storici muri a secco. Le vigne guardano verso sud e beneficiano di un ambiente alpino unico, nel quale altitudine, esposizione, escursioni termiche e terreni poveri contribuiscono a creare vini caratterizzati più dalla finezza e dalla tensione che dalla potenza. Qui parlare di viticoltura eroica non è un'espressione retorica: le pendenze rendono estremamente difficile la meccanizzazione e gran parte delle operazioni deve essere svolta manualmente, trasformando ogni vendemmia in un lavoro di enorme precisione e fatica. È proprio questa frammentazione della montagna a diventare uno dei punti di forza della produzione. ARPEPE lavora in alcune delle zone più prestigiose del Valtellina Superiore DOCG, concentrandosi soprattutto su Sassella, Grumello e Inferno. Tre territori vicini geograficamente ma profondamente differenti nell'espressione del Nebbiolo. La cantina non cerca di uniformarli: al contrario, lascia che ciascuno mostri la propria personalità attraverso vinificazioni e affinamenti pensati per accompagnare il carattere della singola vigna. Da questa filosofia sono nate alcune delle etichette più rappresentative della Valtellina. Nomi come Rocce Rosse, Nuova Regina, Ultimi Raggi, Stella Retica, Buon Consiglio, Sant'Antonio, Rocca De Piro, Sesto Canto e Fiamme Antiche raccontano differenti luoghi, esposizioni e interpretazioni della Chiavennasca. Non si tratta semplicemente di una gamma di vini, ma di una vera lettura della montagna attraverso il Nebbiolo, nella quale ogni bottiglia rappresenta un frammento preciso del paesaggio valtellinese. In cantina ARPEPE rimane profondamente legata alla tradizione. Le conoscenze della famiglia sono state tramandate attraverso generazioni e persino attraverso le antiche agende di cantina conservate fin dal 1860, autentica memoria storica del lavoro dei Pelizzatti Perego. Le vinificazioni privilegiano estrazioni delicate e lunghi tempi di maturazione, mentre l'affinamento accompagna lentamente il Nebbiolo verso quella combinazione di eleganza, complessità e longevità che costituisce la firma della casa. Non esiste una ricetta identica per ogni vendemmia: è il vino a determinare il proprio percorso e il momento nel quale è realmente pronto. Il tempo, infatti, è probabilmente l'ingrediente più importante di ARPEPE. Alcuni vini vengono lasciati riposare per anni prima di raggiungere il mercato e persino l'imbottigliamento viene effettuato seguendo le fasi lunari, prima di un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia. È una filosofia lontana dalla velocità commerciale contemporanea, ma perfettamente coerente con una cantina che considera il vino come il risultato di un processo naturale da accompagnare e non da accelerare. Oggi ARPEPE è considerata una delle realtà fondamentali per comprendere il Nebbiolo delle Alpi e una delle cantine che più hanno contribuito alla rinascita qualitativa e internazionale della Valtellina. La famiglia Pelizzatti Perego continua a custodire una viticoltura difficile e profondamente manuale, trasformando le pendenze, i muri a secco e la severità della montagna in vini di straordinaria finezza. Più che sulla concentrazione, i vini ARPEPE costruiscono la propria grandezza su eleganza, verticalità, freschezza e capacità di evoluzione. Sono vini che non cercano di impressionare immediatamente, ma che raccontano lentamente il luogo da cui provengono. Ed è forse proprio questa fedeltà assoluta alla Valtellina, insieme alla volontà di concedere al Nebbiolo tutto il tempo necessario, ad aver trasformato ARPEPE in uno dei nomi più autorevoli e riconoscibili della viticoltura italiana.