BENOIT LAHAYE

CHAMPAGNE A BOUZY GRAND CRU BRUT NATURE BLANC DE BLANCS BIO - BENOIT LAHAYE

Regular price €115,00

Abbinamenti, Perfetto con ostriche, crostacei, carpacci di pesce, tartare di ricciola, caviale, sashimi e cucina di mare d'autore. Si abbina magnificamente anche a carni bianche delicate, formaggi a pasta molle e preparazioni a base di tartufo bianco.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biodinamico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un luminoso giallo dorato attraversato da un perlage finissimo e continuo. Il bouquet è elegante e stratificato, con note di agrumi maturi, mela gialla, pera, fiori bianchi e frutta a polpa bianca, accompagnate da raffinati sentori di nocciola, mandorla fresca, crosta di pane, pietra focaia e delicate sfumature iodate. Il sorso è teso, vibrante e di grande energia. La purezza dello Chardonnay si fonde con la struttura tipica del terroir di Bouzy, regalando una bocca ampia ma perfettamente scolpita, sostenuta da una vibrante mineralità gessosa e da una freschezza cristallina. Il finale è lunghissimo, salino e preciso, con continui richiami agrumati e gessosi.

CURIOSITÁ:

Lo Champagne Grand Cru Blanc de Blancs Brut Nature di Benoît Lahaye rappresenta una delle interpretazioni più rare e sorprendenti della Côte des Noirs. In un villaggio come Bouzy, universalmente celebre per il Pinot Noir, Benoît Lahaye sceglie di valorizzare un piccolo vigneto di Chardonnay Grand Cru, dando vita a una cuvée di straordinaria personalità che coniuga la potenza del terroir con l'eleganza tipica del vitigno. Le uve provengono esclusivamente dalla parcella Les Monts Ferrés, situata a Voipreux, dove lo Chardonnay affonda le proprie radici nei profondi suoli gessosi che caratterizzano i migliori terroir della Champagne. La cuvée nasce dall'assemblaggio delle vendemmie 2021 e 2020, affinate rispettivamente uno e due anni in botti di rovere, secondo una filosofia che privilegia precisione, equilibrio e rispetto assoluto della materia prima. Fedele al proprio approccio artigianale, Benoît Lahaye vinifica questo Champagne senza aggiunta di anidride solforosa, lasciando che siano esclusivamente il frutto, il terroir e il tempo a guidarne l'evoluzione. Il vino viene imbottigliato senza dosaggio (Brut Nature), conservando soltanto i solfiti naturalmente prodotti dalla fermentazione. Il dégorgement è stato effettuato nell'aprile 2025, dopo un lungo affinamento sui lieviti che ne arricchisce profondità e complessità.

Benoit Lahaye
Non teme l'eterna rivalità tra Bouzy e Ambonnay il bravissimo Benoît Lahaye, perché ha vigneti in entrambi i villaggi. E non solo. Infatti, oltre che 3 ettari nella natia Bouzy e uno di Ambonnay, ne ha un po'a Tauxières (0,7 ha) e a Voipreux (0,12 ha), quest'ultimo a Chardonnay, altrimenti il Pinot Noir la fa da padrone con l'88% della superficie vitata. "La vigna è il quinto componente della mia famiglia" (sono in quattro) dichiara allegramente Benoît, ma non basta, perché questa vigna è pure biologica (certificata). Non per moda o dogmi, ma per etica e, ancor più, oggettiva qualità delle uve: "I'agricoltura biologica è la pratica migliore in termini di risultato di vino". Il vigneron di Bouzy è giunto a questa conclusione dopo diverse degustazioni comparative tra vini da viticoltura tradizionale, biologica e biodinamica ed è arrivato ad affermare che se gli ultimi si riconoscono immediatamente per le loro forti (a volte eccessive) 'caratterizzazioni', i secondi sono invece quelli che inevitabilmente risultano i più armonici, i più buoni. Tutto ha inizio nel 1993, quando Benoît prende in mano l'attività di famiglia e inizia a trasformarla, eliminando gli erbicidi. Tre anni dopo è già organico, nel 2007 riceve la certificazione da Ecocert, due anni dopo sperimenta la biodinamica. Il punto di arrivo nel 2010, con la certificazione Biodyvin e Agriculture Biologiquc, e, soprattutto, l'ingresso dell'amato cavallo Tamise per lavorare il terreno. In cantina arrivano uve raccolte ad almeno 10,5° potenziali, poi pressate in un elemento pneumatico e infine fermentate in legno. Soprattutto pièce (205 I) François Frères usate (fino a 15 anni), più qualche botte (dove sono anche conservati i pochi vins de réserve) e alcune anfore da 300 litri di terra- cotta toscana (introdotte nel 2014 soprattutto per il rosé), sempre con soli lieviti indigeni. Dal 2006 la malolattica è sistematicamente svolta al fine di esaltare la complessità. Da notare che la cantina è dotata di finestre in modo che i vini nelle botti "possano sentire le stagioni" prima dell'imbottigliamento, che avviene piuttosto tardi, mentre, al fine di passare quanto più tempo possibile in vigna, il vigneron non ha avuto timore alcuno ad adottare le gyropalette per il rénniage... Benoît Lahaye, infine, produce sulle 50.000 bottiglie annue ed è costantemente affiancato sia dalla moglie Valérie, sia (dal 2014) dal figlio maggiore Valentin, soprattutto in vigna.