TERRE SICILIANE BIANCO IGT "SP 68" 2025 - ARIANNA OCCHIPINTI
Abbinamenti, Si abbina molto bene a piatti di pesce crudo, frutti di mare, ostriche, crostacei e asparagi selvatici.
Alcol, 11,5%
Annata, 2025
Denominazione, Terre Siciliane IGT
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Albanello 50%, Zibibbo 50%
NOTE SENSORIALI:
Si presenta nel calice con un giallo paglierino brillante e riflessi dorati. Al naso si apre su note di fiori d’arancio, agrumi, pesca bianca ed erbe aromatiche, con accenni di mandorla e una delicata sfumatura salina. In bocca è fresco e avvolgente, con una trama fine e leggermente materica dovuta alla breve macerazione. L’equilibrio tra acidità e morbidezza rende il sorso vivo, armonioso e persistente, con un finale agrumato e marino che invita immediatamente a un altro bicchiere.
CURIOSITÁ:
Lo SP68 Bianco è il vino che meglio racconta l’anima fresca e vitale di Arianna Occhipinti e dei Monti Iblei, a Vittoria, nel cuore del sud-est siciliano. L’annata 2024 nasce da un assemblaggio di Moscato d’Alessandria (Zibibbo) e Albanello, due varietà autoctone coltivate su suoli sabbiosi di origine calcarea, a circa 280 metri di altitudine. Le uve vengono raccolte a mano, fermentano spontaneamente con lieviti indigeni e macerano brevemente sulle bucce in vasche di cemento, dove il vino affina per circa sette mesi sulle fecce fini, senza filtrazioni né chiarifiche. Il risultato è un bianco luminoso, aromatico ma mai eccessivo, che unisce la fragranza mediterranea del Moscato alla struttura e alla finezza dell’Albanello. Un vino sincero e vibrante, che esprime perfettamente la filosofia di Arianna Occhipinti: autenticità, energia e trasparenza.
Arianna Occhipinti +
Arianna Occhipinti è una delle figure che hanno maggiormente contribuito a riportare Vittoria e il suo patrimonio viticolo al centro dell’attenzione internazionale, costruendo in poco più di vent’anni un progetto agricolo profondamente personale, fondato sul Frappato, sul Nero d’Avola e sulla straordinaria diversità dei suoli del territorio ragusano. Nata a Marsala e cresciuta a Vittoria, Arianna si avvicina molto presto al vino anche grazie allo zio Giusto Occhipinti, tra i fondatori di COS, esperienza che la porta a scegliere gli studi di Viticoltura ed Enologia a Milano. Nel 2004, poco più che ventenne, torna in Sicilia e inizia il proprio percorso con appena un ettaro di vigneto accanto a un vecchio palmento nella contrada Fossa di Lupo. È il nucleo dal quale tutto prende forma: vendemmia dopo vendemmia la proprietà cresce, raggiungendo oggi circa 30 ettari vitati e allargandosi alle contrade Bombolieri, Pettineo, Bastonaca, Santa Teresa, Serra d’Elia e Santa Margherita, senza perdere la volontà di leggere separatamente le differenti anime del territorio. La cantina si trova lungo la SP68, la strada provinciale Vittoria-Pedalino che è diventata quasi il manifesto dell’azienda e dà il nome a due delle etichette più conosciute. Non è una scelta casuale: questo tracciato ripercorre un’antichissima via utilizzata per collegare l’interno della Sicilia alla costa e attraversa ancora oggi le campagne del Cerasuolo di Vittoria, trasformandosi per Arianna nel simbolo del rapporto tra agricoltura, persone e territorio. Il paesaggio è quello della Sicilia sud-orientale, con muretti a secco, venti provenienti dagli Iblei e soprattutto un mosaico di sabbie rosse sotto le quali emergono calcare, tufo, gesso, marne e calcareniti. È proprio la relazione tra sabbia e calcare a costituire una delle chiavi interpretative dei vini: la prima contribuisce alla delicatezza del frutto e alla tessitura setosa, mentre la componente calcarea sostiene acidità, energia e profondità. Frappato e Nero d’Avola rappresentano il cuore storico del progetto, ma nel tempo il patrimonio si è ampliato anche a Zibibbo, Albanello e Grillo. La vigna è soltanto una parte di un progetto agricolo molto più ampio: l’azienda coltiva anche grano Tumminia e leguminose in rotazione, circa 15 ettari di oliveti secolari di Tonda Iblea e Nocellara del Belice, pere, agrumi, ortaggi, carrubi e altri alberi da frutto. La biodiversità non viene quindi considerata un concetto accessorio alla produzione vinicola, ma la struttura stessa dell’azienda. L’agricoltura è certificata biologica e viene condotta secondo principi biodinamici, senza interventi chimici di sintesi, cercando di mantenere il terreno vivo e di accompagnare la pianta piuttosto che forzarne il comportamento. Anche in cantina Arianna rifiuta l’idea di costruire i vini attraverso una tecnica dominante: le fermentazioni avvengono con lieviti indigeni, le estrazioni sono generalmente delicate, la filtrazione viene evitata e cemento e grandi botti vengono utilizzati secondo varietà, parcella e annata. SP68 Rosso costituisce una delle introduzioni più immediate al suo pensiero e nasce dall’incontro tra Frappato di Vittoria e Nero d’Avola, tradizionalmente con una netta prevalenza del primo; SP68 Bianco unisce invece Moscato di Alessandria, cioè Zibibbo, e Albanello, con macerazione sulle bucce e affinamento in cemento. Il Frappato rappresenta probabilmente il vino più intimamente legato alla personalità di Arianna: proviene da Frappato di Vittoria in purezza, da vigne che raggiungono mediamente circa 35 anni, fermenta con lieviti indigeni e affronta una lunga macerazione prima dell’affinamento tra cemento e grandi botti di rovere austriaco. Siccagno porta invece al centro il Nero d’Avola, mentre Grotte Alte interpreta il Cerasuolo di Vittoria attraverso un registro più profondo e destinato all’evoluzione. Negli anni il lavoro è diventato sempre più preciso e la ricerca sulle contrade ha portato Arianna a superare progressivamente la semplice distinzione tra vitigni. Osservando il comportamento di Frappato e Nero d’Avola sulle diverse combinazioni di sabbia e calcare, ha individuato vigne specifiche a Bastonaca, Fossa di Lupo, Bombolieri, Santa Teresa e negli altri nuclei aziendali, fino alla nascita dei vini di contrada. Le selezioni BB, FL, PT e SM rappresentano il punto più avanzato di questo percorso: non più soltanto un vitigno o un assemblaggio, ma una singola provenienza trasformata in vino. Bombolieri poggia su una forte matrice calcarea; Fossa di Lupo riporta direttamente alle origini dell’azienda; Pettineo e Santa Margherita ampliano la lettura verso geologie e altitudini differenti. Santa Margherita, a Chiaramonte Gulfi, raggiunge circa 490 metri e permette ad esempio di lavorare il Grillo su marne calcareo-sabbiose, gesso, fossili e terreni argillo-calcarei, mostrando un volto completamente diverso rispetto alle vigne più basse di Vittoria. Il progetto di Arianna Occhipinti è quindi cambiato radicalmente rispetto a quel primo ettaro del 2004, ma senza perdere il principio che lo aveva originato. Oggi non è più soltanto una cantina, bensì un organismo agricolo complesso nel quale vigneti, ulivi, cereali, frutteti, orto e vegetazione spontanea convivono e contribuiscono allo stesso equilibrio. La crescita non ha portato verso l’omologazione: al contrario, più il patrimonio si è ampliato, maggiore è diventata l’attenzione alle differenze tra una contrada e l’altra. Frappato e Nero d’Avola rimangono le due voci fondamentali, interpretati con fermentazioni spontanee, cemento, grandi botti, estrazioni misurate e interventi ridotti, ma è soprattutto il territorio di Vittoria a essere diventato il vero protagonista. Arianna Occhipinti ha costruito così una delle identità più riconoscibili del vino siciliano contemporaneo: partita a poco più di vent’anni da Fossa di Lupo, ha trasformato una scelta personale in un progetto capace di raccontare sabbie rosse, calcare, antichi vitigni e biodiversità attraverso vini dalla forte impronta mediterranea, nei quali energia, trasparenza e carattere territoriale vengono prima di qualsiasi formula enologica.