CHAMPAGNE DOM PÉRIGNON "PLÉNITUDE DEUXIEME P2" 1999 ASTUCCIO LUXURY - DOM PÉRIGNON
Abbinamenti, La profondità del P2 1999 permette abbinamenti da alta cucina. È magnifico con crostacei importanti, astice, aragosta, capesante e rombo, ma la componente umami e affumicata permette di spingersi verso piatti molto più complessi. Richard Geoffroy lo ha indicato anche accanto a un risotto al nero di seppia, abbinamento capace di valorizzarne mineralità, iodio e profondità. Splendido con tartufo, foie gras, pollame nobile e preparazioni accompagnate da fondi concentrati, così come con Parmigiano Reggiano di lunga stagionatura. Può naturalmente essere degustato da solo, concedendogli tempo per trasformarsi nel bicchiere.
Alcol, 12,5%
Annata, 1999
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, 52% Pinot Noir e 48% Chardonnay
NOTE SENSORIALI:
Lo Champagne Dom Pérignon “Plénitude Deuxième P2” 1999 si presenta con un oro intenso e luminoso, percorso da un’effervescenza finissima e perfettamente integrata. Il naso è profondo e in continua trasformazione: frutta esotica candita e agrumi maturi incontrano fiori secchi, cacao, cocco e cannella, seguiti da tabacco, erbe aromatiche e sfumature di torba affumicata. Con l’ossigenazione emergono note balsamiche, iodate e minerali che rendono il profilo ancora più complesso. Al palato è ampio, levigato e sorprendentemente energico, con una materia cremosa attraversata da una tensione precisa e da una sapidità quasi salina. La maturità del frutto non appesantisce il sorso, che rimane dinamico e profondo, con una caratteristica sensazione umami. Il finale è lunghissimo, tostato e minerale, con ritorni di cacao, spezie e iodio. Uno Champagne monumentale, in cui forza e rotondità convivono con una straordinaria precisione.
CURIOSITÁ:
Il P2 1999 non è semplicemente una versione più vecchia del Dom Pérignon Vintage, ma la sua Deuxième Plénitude: una parte delle bottiglie del millesimo viene lasciata maturare molto più a lungo sui lieviti nelle cantine della Maison, fino a raggiungere una nuova fase espressiva caratterizzata da maggiore energia, profondità e complessità. L’assemblaggio del 1999 è composto da 52% Pinot Noir e 48% Chardonnay. Fu un’annata calda e contrastata, con un’estate secca, venti forti e alcuni episodi di grandine, ma la vendemmia risultò sana e abbondante, producendo vini particolarmente potenti e rotondi. Questa P2 rimase in elaborazione per circa 16 anni prima della commercializzazione e venne dosata a circa 6,5 g/l. La sua rarità è reale: Richard Geoffroy raccontò che per errore furono destinate pochissime bottiglie del 1999 alla seconda plénitude. In Italia ne arrivarono soltanto 99, riservate nel 2017 ai membri del Cercle Dom Pérignon. Non furono però 99 bottiglie prodotte in totale: la release fu semplicemente estremamente limitata e distribuita solo in pochissimi mercati.
Dom Pérignon (moet & Chandon) +

Dom Pérignon rappresenta la cuvée de prestige di Moët & Chandon e uno dei nomi più riconoscibili dell’intera Champagne, costruito intorno a un principio che ancora oggi ne determina radicalmente l’identità: viene prodotto esclusivamente come millesimato e soltanto quando la vendemmia viene considerata capace di esprimere pienamente la visione della maison. Il nome rende omaggio a Pierre Pérignon, monaco benedettino che nel 1668 divenne procuratore dell’Abbazia di Hautvillers e dedicò gran parte della propria vita al miglioramento della qualità dei vini della Champagne. La tradizione popolare gli ha attribuito l’invenzione dello Champagne, ricostruzione storicamente inesatta, ma il suo contributo alla selezione delle uve, alla gestione dei vigneti e soprattutto all’arte dell’assemblaggio fu fondamentale per lo sviluppo qualitativo dei vini della regione. L’Abbazia di Hautvillers diventerà successivamente parte del patrimonio di Moët & Chandon, maison fondata a Épernay da Claude Moët nel 1743 e cresciuta fino a possedere oggi il più esteso patrimonio viticolo della Champagne, con circa 1.150 ettari, metà dei quali classificati Grand Cru e un ulteriore 25% Premier Cru. L’idea moderna di Dom Pérignon nasce nel XX secolo: la prima annata prodotta è il 1921, ma la commercializzazione avviene soltanto nel 1936, dopo un lunghissimo affinamento che fin dall’origine definisce il rapporto della cuvée con il tempo. Da quel momento Dom Pérignon viene concepito non come il vertice di una gamma prodotto automaticamente ogni anno, ma come l’interpretazione di una singola vendemmia. Pinot Noir e Chardonnay costituiscono i due vitigni fondamentali e vengono assemblati in proporzioni che cambiano secondo il millesimo; il Meunier, pur essendo uno dei tre grandi vitigni utilizzati da Moët & Chandon, non entra nella costruzione di Dom Pérignon. La disponibilità di uve provenienti da una vastissima parte della denominazione consente una selezione estremamente ampia: il patrimonio di Moët & Chandon si estende attraverso Montagne de Reims, Côte des Blancs, Vallée de la Marne, Sézannais e Aube e raggiunge tutti i 17 Grand Cru della Champagne, offrendo alla maison una tavolozza eccezionale per costruire i propri assemblaggi. La filosofia di Dom Pérignon non consiste però nel riprodurre ogni anno lo stesso profilo attraverso questa enorme disponibilità di vigneti, ma nel cercare una sintesi tra il carattere dell’annata e un’identità riconoscibile fondata su profondità, tensione, precisione e capacità evolutiva. Ogni millesimo viene quindi costruito autonomamente e affronta un lungo periodo di maturazione sui lieviti prima del dégorgement. Una delle idee più importanti sviluppate nella storia recente della maison è quella delle “Plénitudes”, secondo cui Dom Pérignon non evolve in maniera semplicemente lineare ma attraversa momenti successivi nei quali il vino raggiunge nuovi livelli di espressione. La prima Plénitude corrisponde al Dom Pérignon Vintage nella sua uscita tradizionale, dopo un lungo affinamento in cantina; la seconda, identificata come Plénitude 2 o P2, arriva dopo un periodo molto più lungo trascorso sui lieviti e mostra lo stesso millesimo in una fase differente, generalmente più profonda, complessa ed energica; rarissime annate possono proseguire fino alla Plénitude 3, o P3, dopo diversi decenni di maturazione. Il sito ufficiale mantiene infatti distinte le categorie Vintage, Plénitude 2 e Plénitude 3, confermando quanto il tempo non venga considerato semplicemente un affinamento, ma una vera componente creativa del progetto. Accanto al Blanc esiste Dom Pérignon Rosé, prodotto anch’esso esclusivamente nelle annate selezionate e costruito attraverso Pinot Noir e Chardonnay, con una parte di Pinot Noir vinificata in rosso che conferisce colore, struttura e maggiore intensità. Il Rosé non nasce quindi come semplice variante cromatica del Vintage, ma come interpretazione autonoma nella quale il Pinot Noir assume un ruolo ancora più marcato. La storia moderna di Dom Pérignon è stata inoltre profondamente influenzata dai suoi chef de cave. Richard Geoffroy ne ha guidato la creazione per quasi tre decenni, contribuendo in maniera decisiva alla definizione contemporanea del concetto di Plénitude e all’affermazione internazionale della cuvée; dal 2019 il testimone è passato a Vincent Chaperon, entrato nel progetto già nel 2005 e oggi responsabile della continuità e dell’evoluzione dello stile. È importante distinguere Dom Pérignon da Moët & Chandon pur comprendendone lo stretto legame: Dom Pérignon nasce dal patrimonio, dalle cantine e dal savoir-faire della maison di Épernay, ma possiede una propria identità creativa, una gamma autonoma e una filosofia completamente concentrata sul millesimo. Moët & Chandon produce infatti Champagne non millesimati, Grand Vintage e numerose altre cuvée attraverso Pinot Noir, Meunier e Chardonnay, mentre Dom Pérignon esiste soltanto quando una singola vendemmia viene scelta per diventare Vintage e utilizza esclusivamente Pinot Noir e Chardonnay. Moët & Chandon rimane una delle più grandi maison della regione, fondata nel 1743 e proprietaria di un patrimonio viticolo senza eguali, oltre a custodire circa 28 chilometri di gallerie sotterranee a Épernay. Dom Pérignon utilizza questa straordinaria struttura per perseguire però un obiettivo molto specifico: trasformare una singola annata in una cuvée capace di attraversare il tempo. È proprio questa relazione tra millesimo, assemblaggio e lunghissimo affinamento a costituire il cuore della sua identità. Dal primo 1921 fino alle interpretazioni contemporanee, ogni Dom Pérignon racconta quindi due storie contemporaneamente: quella irripetibile della vendemmia da cui nasce e quella molto più lunga di una maison che, attraverso il nome del monaco di Hautvillers, ha trasformato l’arte dell’assemblaggio e dell’attesa in uno dei simboli assoluti della Champagne.