CHAMPAGNE EXTRA BRUT BLANC DE BLANCS A AVIZE “CHAMP CAÏN” 2015 - JACQUESSON
Abbinamenti, Un vino con una struttura decisamente importante, sopra le righe, e che necessita quindi di abbinamenti altrettanto elaborati. Ottimo come aperitivo legato a un momento speciale, è perfetto a tutto pasto, in abbinamento a preparazioni a base di pesce e crostacei. Da provare con le ostriche.
Alcol, 12,5%
Annata, 2015
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay 100%
NOTE SENSORIALI:
L’annata 2015, calda e solare, si riflette in un profilo più ampio e maturo: al naso emergono note di pane tostato, sfumature grigliate e richiami di pasticceria, accompagnate da una componente più ricca e avvolgente. Al palato è strutturato e profondo, con una materia importante sostenuta da una trama gessosa e salina che mantiene il vino in equilibrio. Il finale è lungo, persistente e preciso, con una chiusura sapida che ne valorizza l’eleganza.
CURIOSITÁ:
Lo Champagne Extra Brut Avize “Champ Caïn” 2015 – Jacquesson è una delle cuvée parcellari più rappresentative della Maison, pensata per esprimere in modo diretto e senza filtri il carattere di un singolo vigneto. Nasce da 100% Chardonnay proveniente da una parcella di circa 1,3 ettari ad Avize Grand Cru, nella Côte des Blancs, esposta a sud. I suoli ricchi di gesso, calcare e argilla conferiscono al vino una forte impronta minerale e una tensione distintiva. Questa cuvée viene prodotta solo nelle annate ritenute idonee, con una vinificazione precisa che prevede fermentazioni in acciaio e legno, seguite da un lungo affinamento sui lieviti, elemento chiave per lo sviluppo di complessità e profondità.
Jacquesson +

Champagne Jacquesson è una delle maison storiche più affascinanti e innovative della Champagne, fondata nel 1798 a Châlons-sur-Marne da Claude e Memmie Jacquesson e protagonista già nell’Ottocento di una crescita straordinaria. La figura decisiva di quel periodo è Adolphe Jacquesson, figlio di Memmie, inventore e uomo di grande visione che nel 1844 brevetta il muselet, la gabbietta metallica ancora oggi utilizzata universalmente per trattenere il tappo delle bottiglie di Champagne. Adolphe collabora inoltre con Jules Guyot al perfezionamento delle tecniche di produzione e sotto la sua direzione lavora come chef de cave anche Johann-Joseph Krug, prima che quest’ultimo fondi la maison destinata a portare il suo nome. Dopo un periodo più complesso tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Jacquesson viene acquistata dalla famiglia de Tassigny nel 1924 e conosce una nuova svolta nel 1974, quando passa alla famiglia Chiquet e viene trasferita a Dizy, nella Grande Vallée de la Marne. È soprattutto con Jean-Hervé e Laurent Chiquet che la maison cambia radicalmente filosofia: invece di cercare la costanza stilistica tipica delle grandi case champenoise, i due fratelli decidono di mettere al centro la qualità della singola vendemmia, le parcelle e il carattere del terroir. Questa visione porta nel 2000 alla nascita della celebre serie Cuvée 700, uno dei progetti che maggiormente hanno influenzato la Champagne contemporanea. Fino al 1999 Jacquesson produceva infatti un tradizionale Brut sans année; con la vendemmia 2000 i Chiquet scelgono invece di creare ogni anno il miglior assemblaggio possibile, accettando deliberatamente che il vino cambi secondo il millesimo. La prima bottiglia viene chiamata Cuvée 728 perché il registro di cantina riportava come ultima operazione il 728° tirage effettuato dalla maison dal suo centenario del 1898. Da quel momento ogni nuova base viene identificata con il numero successivo: non un semplice non millesimato, quindi, ma uno Champagne dominato da una vendemmia precisa, completata da vini di riserva per aggiungere profondità senza cancellarne l’identità. La Cuvée 700 nasce esclusivamente dai primi mosti di pressatura e proviene principalmente dai sei villaggi che costituiscono il cuore del patrimonio Jacquesson: i Grand Cru di Aÿ, Avize e Oiry e i Premier Cru di Dizy, Hautvillers e Champillon. Oggi la maison dispone di circa 36 ettari tra Grande Vallée de la Marne e Côte des Blancs, interamente certificati biologici dal 2010, e lavora con rese volutamente contenute per privilegiare maturità e concentrazione delle uve. Pinot Noir, Chardonnay e Meunier vengono interpretati secondo provenienza e annata, mentre in cantina i vini fermentano e maturano sulle fecce in grandi foudres di legno e vengono generalmente imbottigliati senza chiarifica né filtrazione. Anche il tempo è fondamentale: la Cuvée 700 affronta normalmente oltre quattro anni di affinamento, mentre la versione Dégorgement Tardif rimane diversi anni supplementari sui lieviti sotto sughero, sviluppando maggiore complessità mantenendo la freschezza garantita dalla lunga permanenza in bottiglia. I dosaggi sono estremamente contenuti e nelle edizioni contemporanee possono scendere intorno ai 2 g/l, perché l’equilibrio viene ricercato attraverso maturità delle uve, qualità dei vins clairs e affinamento piuttosto che attraverso la liqueur. Accanto alla serie 700 esiste però un'altra anima fondamentale di Jacquesson: le rarissime cuvée parcellari, prodotte soltanto quando la qualità della singola vigna è considerata sufficientemente elevata da giustificarne l’isolamento dall’assemblaggio principale. Dizy Corne Bautray nasce da circa un ettaro di vecchio Chardonnay piantato su un ripido versante sud-occidentale, con argille e pietre di meulière sopra la craie campaniana; Dizy Terres Rouges è invece Pinot Noir proveniente da 1,33 ettari di terreno calcareo rossastro; Avize Champ Caïn nasce da 1,30 ettari di Chardonnay su terreni calcarei, argillosi e sabbiosi poggiati sulla craie; Aÿ Vauzelle Terme è infine una minuscola parcella di appena 0,30 ettari di Pinot Noir, esposta pienamente a sud su un ripido pendio fortemente calcareo. Questi lieux-dits rappresentano la parte più radicale della filosofia Jacquesson: non vengono prodotti necessariamente ogni anno e le loro uve vengono sottratte alla Cuvée 700 soltanto quando la singola parcella possiede una personalità sufficientemente completa da vivere autonomamente. Alla fine del 2022 si apre un nuovo capitolo con l’ingresso di Jacquesson in Artémis Domaines, gruppo appartenente alle famiglie Pinault e Henriot La Rouzière, che comprende altre proprietà di grande prestigio. La gestione contemporanea è affidata a Jean Garandeau sotto la direzione di Frédéric Engerer, con l’obiettivo dichiarato di proseguire il percorso costruito dalla famiglia Chiquet senza modificarne i principi fondamentali. Jacquesson rimane così una maison difficilmente assimilabile al modello classico delle grandi case champenoise: possiede oltre due secoli di storia, ma ha costruito la propria reputazione moderna proprio mettendo in discussione uno dei dogmi più radicati della Champagne, quello secondo cui un Brut sans année dovrebbe essere sempre riconoscibile e costante nel tempo. Con la serie 700 ha scelto esattamente l’opposto: accettare l’annata, valorizzarne le differenze e produrre ogni volta il miglior vino possibile. I 36 ettari di Grand Cru e Premier Cru, la viticoltura biologica, i rendimenti contenuti, l’élevage in grandi foudres, l’assenza di chiarifica e filtrazione, i dosaggi minimi, i lunghi affinamenti e le rarissime cuvée di lieu-dit sono tutti strumenti al servizio di questa idea. È proprio questa combinazione tra una storia iniziata nel 1798 e una capacità quasi ostinata di mettere continuamente in discussione le convenzioni ad aver reso Jacquesson uno dei nomi fondamentali per comprendere l’evoluzione della Champagne moderna.