JEAN LORON

BEAUJOLAIS GAMAY ROSÉ "RIFT 69" 2022 - JEAN LORON

Regular price €20,00

Abbinamenti, Si sposa bene con piatti a base di pollame oltre ad essere perfetto come aperitivo.
Alcol, 12,5%
Annata, 2022
Denominazione, Beaujolais AOC
Filosofia, Senza solfiti aggiunti
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Beaujolais (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Gamay 100%

NOTE SENSORIALI:

Il vino è di colore rubino chiaro. In bocca risulta giovane, vivace, fresco, leggero e delicato, con abbondanti sentori di frutta matura, note erbacee e un breve finale. L'aroma delicato del vino è pieno di note di prugne e ciliegie, sfumature di vaniglia.

CURIOSITÁ:

Questo vino è l'ideale per i picnic estivi e le cene in terrazza. Questo Beaujolais appare in tutto il suo splendore e mostra non solo i sapori e l'aroma sfaccettati, ma anche una buona struttura. 

Jean Loron

Maison Jean Loron è una delle realtà storiche più importanti tra Beaujolais e Mâconnais, con una storia che supera i tre secoli e che ha origine a Chénas nel 1711, anno di nascita di Jean Loron, vignaiolo sulle ripide colline del Beaujolais e capostipite di una famiglia destinata a costruire nel tempo un patrimonio viticolo eccezionale. Il passaggio fondamentale avviene nel 1821, quando Jean-Marie Loron decide di organizzare una vera attività commerciale e di vinificazione, ponendo le basi della maison moderna; nei decenni successivi gli eredi ampliano progressivamente le proprietà, sviluppando rapporti con viticoltori e acquisendo domaines in alcuni dei terroir più prestigiosi della regione. La sede storica si trova oggi a Pontanevaux, nel comune di La Chapelle-de-Guinchay, in una posizione strategica tra Beaujolais e Mâconnais, e proprio questa doppia appartenenza costituisce uno degli elementi fondamentali dell’identità Jean Loron: Gamay Noir sui grandi terroir del Beaujolais e Chardonnay sulle colline del Mâconnais. Il patrimonio complessivamente gestito dai Domaines Loron e Domaines Auvigue raggiunge oggi circa 220 ettari e permette alla maison di essere presente in otto dei dieci cru del Beaujolais, oltre che in denominazioni fondamentali del Mâconnais come Pouilly-Fuissé, Pouilly-Fuissé Premier Cru, Saint-Véran, Viré-Clessé e Mâcon-Villages. Nel Beaujolais il patrimonio comprende proprietà storiche e fortemente identitarie come Domaine de la Vieille Église a Juliénas, Château de la Terrière tra Brouilly, Régnié e Beaujolais-Villages, Château Bellevue a Villié-Morgon e Domaine de la Rochelle tra Chénas e Moulin-à-Vent; a queste si aggiungono parcelle e lieux-dits selezionati che permettono di approfondire ulteriormente la straordinaria diversità geologica della regione. Château de la Terrière, acquisito nel 2003, è una proprietà storica il cui patrimonio comprende anche la Tour Bourdon, inserita nel Beaujolais Geopark riconosciuto dall’UNESCO; Château Bellevue entra invece nella maison nel 2009 e dispone di circa 24 ettari tra Morgon, Fleurie e Beaujolais Blanc. Nel 2023 l’acquisizione del Domaine de la Rochelle ha ulteriormente rafforzato la presenza a Chénas e Moulin-à-Vent. Sul versante del Mâconnais, un passaggio fondamentale avviene già nel 1976 con l’ingresso dei Domaines Auvigue, realtà storicamente legata a Fuissé e oggi dedicata alla valorizzazione dello Chardonnay attraverso alcuni dei grandi terroir calcarei attorno alla Roche de Solutré. La dimensione raggiunta dalla maison non ha però portato a una standardizzazione produttiva: negli ultimi quindici anni Jean Loron ha intrapreso un enorme lavoro di identificazione dei terroir e ristrutturazione dei vigneti, arrivando oggi ad avere oltre il 60% delle vigne rinnovate secondo criteri agronomici pensati per migliorare biodiversità, gestione dell’acqua, struttura dei suoli e capacità delle piante di affrontare le variazioni climatiche. Circa 50 ettari sono condotti in agricoltura biologica e il lavoro comprende lavorazioni meccaniche del terreno, coperture vegetali invernali e pratiche finalizzate a incrementare la resilienza naturale dei vigneti. Il Beaujolais costituisce un laboratorio particolarmente affascinante perché il Gamay cambia radicalmente espressione secondo la geologia: graniti, scisti, rocce vulcaniche, pietre blu, sabbie e terreni alluvionali costruiscono una delle cartografie pedologiche più complesse di Francia, riconosciuta nel 2018 con l’inserimento del territorio nel network mondiale dei Geoparchi UNESCO. È proprio la volontà di rendere leggibili queste differenze ad aver progressivamente orientato Jean Loron verso vinificazioni sempre più parcellari. Nei rossi il Gamay viene in maggioranza diraspato e sottoposto a estrazioni delicate e prolungate, cercando struttura e profondità senza perdere il carattere floreale e fruttato della varietà. Un aspetto particolarmente interessante riguarda la solforosa: ispirandosi al lavoro di Jules Chauvet, figura fondamentale della ricerca enologica nel Beaujolais, dal 2009 i domaines hanno progressivamente eliminato l’aggiunta di solforosa durante vinificazione e affinamento dei rossi, limitandone l’impiego a quantità minime al momento dell’imbottigliamento. La scelta permette di preservare maggiormente l’espressione aromatica del Gamay e si inserisce in una filosofia che considera il vino prima di tutto come interprete del luogo. Nel Mâconnais il lavoro cambia naturalmente prospettiva: lo Chardonnay viene vinificato ricercando tensione, mineralità e precisione, con élevage calibrati secondo il carattere delle singole parcelle e particolare attenzione ai terroir di Pouilly-Fuissé e ai suoi Premier Cru. Ogni domaine dispone inoltre di spazi di vinificazione pensati in funzione delle caratteristiche delle proprie vigne, evitando di centralizzare completamente il processo produttivo e permettendo alle differenti proprietà di conservare una propria identità. La profondità storica della maison emerge anche attraverso una straordinaria vinothèque che custodisce circa 30.000 bottiglie di vecchie annate di Beaujolais e Mâconnais, alcune conservate da diversi decenni, testimonianza concreta della capacità di evoluzione di vini troppo spesso considerati soltanto per il consumo giovane. Oggi Maison Jean Loron è guidata da Thierry Bellicaud, nominato direttore generale alla fine del 2024 dopo dieci anni di gestione di Philippe Bardet; Bellicaud, originario della regione e con una lunga esperienza maturata anche alla guida di Domaine Laroche a Chablis e Maison Champy a Beaune, ha assunto il compito di accompagnare questa proprietà tricentenaria nella sua nuova fase. Il progetto contemporaneo è sintetizzato nel concetto di “Nouveaux Grands Vins de Terroirs”: non rinnegare la dimensione e la storia della maison, ma utilizzare l’enorme patrimonio di vigne per dimostrare quanto Beaujolais e Mâconnais possano produrre vini di precisione, identità e longevità. Jean Loron rappresenta quindi molto più di un singolo produttore: è un mosaico di domaines, vigneti e lieux-dits costruito attraverso oltre trecento anni di storia. Dai graniti di Morgon, Fleurie, Chénas e Moulin-à-Vent ai calcari di Fuissé, dal Gamay Noir allo Chardonnay, il filo conduttore rimane la volontà di interpretare separatamente territori profondamente differenti. La presenza in otto dei dieci cru del Beaujolais, i circa 220 ettari gestiti tra Beaujolais e Mâconnais, i 50 ettari biologici, il lavoro di ristrutturazione dei vigneti, le vinificazioni dei rossi senza solforosa aggiunta fino all’imbottigliamento e una vinothèque di circa 30.000 vecchie bottiglie mostrano quanto il progetto contemporaneo sia costruito sulla combinazione tra patrimonio storico e ricerca. A oltre tre secoli dalle prime vigne di Jean Loron a Chénas, la maison continua così a utilizzare Gamay e Chardonnay come strumenti per raccontare una delle aree geologicamente più diverse della Francia, con l’ambizione di riportare Beaujolais e Mâconnais al centro del discorso sui grandi vini di terroir.