ARIANNA OCCHIPINTI

CERASUOLO DI VITTORIA CLASSICO DOCG "GROTTE ALTE" 2021 - ARIANNA OCCHIPINTI

Regular price €53,90 Sale price€60,00you save €6,10

Abbinamenti, Brasati, arrosti, carni alla griglia, selvaggina come cinghiale o capriolo, formaggi stagionati come pecorino e caciocavallo, e piatti tipici siciliani come la pasta alla Norma o la caponata.
Alcol, 13%
Annata, 2021
Denominazione, Cerasuolo di Vittoria DOCG
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nero d'Avola e Frappato di Vittoria

NOTE SENSORIALI:

Al naso si apre con un bouquet complesso, caratterizzato da sentori di frutti rossi maturi come ciliegie e fragole, arricchiti da note floreali di rose e lievi spezie dolci. Il legno conferisce delicate sfumature di vaniglia e tabacco. Al palato, il vino risulta elegante e ben strutturato, con tannini morbidi e integrati, una buona acidità che ne sostiene il corpo e una mineralità che regala precisione e freschezza. Il finale è lungo e persistente, con un retrogusto che richiama i profumi fruttati e speziati. In sintesi, il "Grotte Alte" 2019 è un vino che incarna con raffinatezza il carattere del terroir siciliano, ideale per chi cerca un rosso naturale, autentico e di grande personalità.

CURIOSITÁ:

Il Cerasuolo di Vittoria DOCG "Grotte Alte" di Arianna Occhipinti è un vino rosso di alta qualità proveniente dalla Sicilia sudorientale, ottenuto da uve autoctone Nero d'Avola e Frappato coltivate in vigneti di 46 anni situati nella contrada "Fossa di Lupo". Questo vino rappresenta la sola etichetta DOCG dell’azienda, espressione autentica del territorio e della filosofia naturale di Arianna Occhipinti.Le viti crescono su terreni calcarei a circa 280 metri di altitudine, con un clima che unisce influenze mediterranee e montane. I suoli, composti da argilla rossa e sabbia su base calcarea, donano al vino una particolare mineralità. La fermentazione avviene in modo spontaneo, con una macerazione di circa un mese, seguita da un affinamento di circa 30 mesi in grandi botti di rovere slavoniano, senza filtrazioni prima dell’imbottigliamento.

Arianna Occhipinti

Arianna Occhipinti è una delle figure che hanno maggiormente contribuito a riportare Vittoria e il suo patrimonio viticolo al centro dell’attenzione internazionale, costruendo in poco più di vent’anni un progetto agricolo profondamente personale, fondato sul Frappato, sul Nero d’Avola e sulla straordinaria diversità dei suoli del territorio ragusano. Nata a Marsala e cresciuta a Vittoria, Arianna si avvicina molto presto al vino anche grazie allo zio Giusto Occhipinti, tra i fondatori di COS, esperienza che la porta a scegliere gli studi di Viticoltura ed Enologia a Milano. Nel 2004, poco più che ventenne, torna in Sicilia e inizia il proprio percorso con appena un ettaro di vigneto accanto a un vecchio palmento nella contrada Fossa di Lupo. È il nucleo dal quale tutto prende forma: vendemmia dopo vendemmia la proprietà cresce, raggiungendo oggi circa 30 ettari vitati e allargandosi alle contrade Bombolieri, Pettineo, Bastonaca, Santa Teresa, Serra d’Elia e Santa Margherita, senza perdere la volontà di leggere separatamente le differenti anime del territorio. La cantina si trova lungo la SP68, la strada provinciale Vittoria-Pedalino che è diventata quasi il manifesto dell’azienda e dà il nome a due delle etichette più conosciute. Non è una scelta casuale: questo tracciato ripercorre un’antichissima via utilizzata per collegare l’interno della Sicilia alla costa e attraversa ancora oggi le campagne del Cerasuolo di Vittoria, trasformandosi per Arianna nel simbolo del rapporto tra agricoltura, persone e territorio. Il paesaggio è quello della Sicilia sud-orientale, con muretti a secco, venti provenienti dagli Iblei e soprattutto un mosaico di sabbie rosse sotto le quali emergono calcare, tufo, gesso, marne e calcareniti. È proprio la relazione tra sabbia e calcare a costituire una delle chiavi interpretative dei vini: la prima contribuisce alla delicatezza del frutto e alla tessitura setosa, mentre la componente calcarea sostiene acidità, energia e profondità. Frappato e Nero d’Avola rappresentano il cuore storico del progetto, ma nel tempo il patrimonio si è ampliato anche a Zibibbo, Albanello e Grillo. La vigna è soltanto una parte di un progetto agricolo molto più ampio: l’azienda coltiva anche grano Tumminia e leguminose in rotazione, circa 15 ettari di oliveti secolari di Tonda Iblea e Nocellara del Belice, pere, agrumi, ortaggi, carrubi e altri alberi da frutto. La biodiversità non viene quindi considerata un concetto accessorio alla produzione vinicola, ma la struttura stessa dell’azienda. L’agricoltura è certificata biologica e viene condotta secondo principi biodinamici, senza interventi chimici di sintesi, cercando di mantenere il terreno vivo e di accompagnare la pianta piuttosto che forzarne il comportamento. Anche in cantina Arianna rifiuta l’idea di costruire i vini attraverso una tecnica dominante: le fermentazioni avvengono con lieviti indigeni, le estrazioni sono generalmente delicate, la filtrazione viene evitata e cemento e grandi botti vengono utilizzati secondo varietà, parcella e annata. SP68 Rosso costituisce una delle introduzioni più immediate al suo pensiero e nasce dall’incontro tra Frappato di Vittoria e Nero d’Avola, tradizionalmente con una netta prevalenza del primo; SP68 Bianco unisce invece Moscato di Alessandria, cioè Zibibbo, e Albanello, con macerazione sulle bucce e affinamento in cemento. Il Frappato rappresenta probabilmente il vino più intimamente legato alla personalità di Arianna: proviene da Frappato di Vittoria in purezza, da vigne che raggiungono mediamente circa 35 anni, fermenta con lieviti indigeni e affronta una lunga macerazione prima dell’affinamento tra cemento e grandi botti di rovere austriaco. Siccagno porta invece al centro il Nero d’Avola, mentre Grotte Alte interpreta il Cerasuolo di Vittoria attraverso un registro più profondo e destinato all’evoluzione. Negli anni il lavoro è diventato sempre più preciso e la ricerca sulle contrade ha portato Arianna a superare progressivamente la semplice distinzione tra vitigni. Osservando il comportamento di Frappato e Nero d’Avola sulle diverse combinazioni di sabbia e calcare, ha individuato vigne specifiche a Bastonaca, Fossa di Lupo, Bombolieri, Santa Teresa e negli altri nuclei aziendali, fino alla nascita dei vini di contrada. Le selezioni BB, FL, PT e SM rappresentano il punto più avanzato di questo percorso: non più soltanto un vitigno o un assemblaggio, ma una singola provenienza trasformata in vino. Bombolieri poggia su una forte matrice calcarea; Fossa di Lupo riporta direttamente alle origini dell’azienda; Pettineo e Santa Margherita ampliano la lettura verso geologie e altitudini differenti. Santa Margherita, a Chiaramonte Gulfi, raggiunge circa 490 metri e permette ad esempio di lavorare il Grillo su marne calcareo-sabbiose, gesso, fossili e terreni argillo-calcarei, mostrando un volto completamente diverso rispetto alle vigne più basse di Vittoria. Il progetto di Arianna Occhipinti è quindi cambiato radicalmente rispetto a quel primo ettaro del 2004, ma senza perdere il principio che lo aveva originato. Oggi non è più soltanto una cantina, bensì un organismo agricolo complesso nel quale vigneti, ulivi, cereali, frutteti, orto e vegetazione spontanea convivono e contribuiscono allo stesso equilibrio. La crescita non ha portato verso l’omologazione: al contrario, più il patrimonio si è ampliato, maggiore è diventata l’attenzione alle differenze tra una contrada e l’altra. Frappato e Nero d’Avola rimangono le due voci fondamentali, interpretati con fermentazioni spontanee, cemento, grandi botti, estrazioni misurate e interventi ridotti, ma è soprattutto il territorio di Vittoria a essere diventato il vero protagonista. Arianna Occhipinti ha costruito così una delle identità più riconoscibili del vino siciliano contemporaneo: partita a poco più di vent’anni da Fossa di Lupo, ha trasformato una scelta personale in un progetto capace di raccontare sabbie rosse, calcare, antichi vitigni e biodiversità attraverso vini dalla forte impronta mediterranea, nei quali energia, trasparenza e carattere territoriale vengono prima di qualsiasi formula enologica.