CHAMPAGNE GRAND CRU BLANC DE BLANCS EXTRA BRUT "CHROMATIQUE" BASE 2022 - STEPHANE REGNAULT
Abbinamenti, La tensione minerale e il dosaggio contenuto rendono Chromatique base 2022 particolarmente adatto alla cucina di mare. È magnifico con ostriche, plateau di frutti di mare, scampi, gamberi e crostacei, ma accompagna molto bene anche carpacci e tartare di pesce, sashimi e preparazioni semplicemente marinate agli agrumi. La maggiore rotondità portata dai vini di riserva e dalla quota vinificata in legno permette di spingersi verso aragosta, pesci al forno, capesante scottate e risotti delicati, compreso un risotto allo zafferano. Interessante anche con formaggi caprini freschi o poco stagionati.
Alcol, 12,5%
Annata, Base 2022
Denominazione, Champagne
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay 100%
NOTE SENSORIALI:
Lo Champagne Grand Cru Blanc de Blancs Extra Brut “Chromatique” base 2022 di Stéphane Regnault si presenta con un giallo paglierino luminoso, percorso da un perlage fine e continuo. Il naso è elegante e progressivo, con scorza di limone, mela fresca e fiori bianchi che lasciano spazio a nocciola, mandorla tostata e leggere sfumature di brioche. Con l’ossigenazione emergono miele delicato e soprattutto una marcata sensazione di gesso e pietra, tipica dei grandi Chardonnay della Côte des Blancs. Al palato è teso e preciso, ma non austero: la freschezza calcarea di Le Mesnil-sur-Oger incontra una maggiore rotondità, mentre la componente salina attraversa tutto il sorso. Il dosaggio molto basso mantiene il profilo asciutto e verticale, con una cremosità sottile a bilanciare l’energia dello Chardonnay. Il finale è lungo, nitido e profondamente minerale, con ritorni di agrumi, frutta secca e gesso. Uno Champagne di grande bevibilità, dietro la quale si nasconde una trama decisamente complessa.
CURIOSITÁ:
Chromatique è la cuvée con cui Stéphane Regnault riunisce tutte le diverse parcelle della propria azienda, distribuite tra i Grand Cru di Le Mesnil-sur-Oger e Oger. Il nome nasce dalla grande passione di Stéphane per il jazz e il sassofono: come una scala cromatica comprende tutte le note, questo Champagne vuole raccogliere in un unico assemblaggio tutte le sfumature dei suoi vigneti. Le parcelle di Le Mesnil si trovano soprattutto nella parte bassa dei pendii, su terreni fortemente gessosi, mentre Oger presenta suoli più ricchi e regala maggiore rotondità. Nella base 2022 troviamo circa il 70% della vendemmia dell’anno, suddiviso tra 45% vinificato in acciaio e 25% in legno, completato da 30% di vini di riserva. La fermentazione è spontanea. Il tiraggio è avvenuto nell’agosto 2023 e la sboccatura nel giugno 2025, dopo circa due anni di affinamento sui lieviti. Il dosage è di appena 2 g/l, quindi pienamente Extra Brut. I vigneti di Regnault sono certificati biologici dalla vendemmia 2020 e vengono lavorati anche con pratiche ispirate alla biodinamica.
Stephane Regnault +

Stéphane Regnault è uno dei vigneron più interessanti della nuova generazione della Côte des Blancs e ha sede a Le Mesnil-sur-Oger, uno dei Grand Cru più prestigiosi della Champagne. Nato nel 1981 e cresciuto in una famiglia di viticoltori, Stéphane non entra immediatamente nell’azienda familiare: prima segue un percorso professionale lontano dalla Champagne, lavorando anche come ingegnere aerospaziale, per poi scegliere di tornare definitivamente alle vigne. Prima di iniziare a produrre Champagne con il proprio nome dedica diversi anni esclusivamente alla comprensione delle parcelle familiari, convinto che per interpretare un terroir sia necessario prima osservarne a lungo comportamento, maturità e differenze. Le prime vinificazioni personali partono da tre parcelle, due situate a Oger e una nella parte bassa di Le Mesnil-sur-Oger, tutte dedicate allo Chardonnay. È proprio il confronto tra queste vigne apparentemente simili, accomunate dalla craie ma differenti per esposizione, profondità del terreno e struttura del sottosuolo, a diventare il fondamento dell’intero progetto. Il domaine dispone di circa quattro ettari di Chardonnay distribuiti principalmente tra Le Mesnil-sur-Oger e Oger, due Grand Cru simbolo della Côte des Blancs. Stéphane lavora ogni parcella come un'identità autonoma e ha progressivamente trasformato la gestione dei vigneti: dopo un primo periodo di viticoltura tradizionale passa alle certificazioni HVE e Viticulture Durable en Champagne, per poi convertire l’intera proprietà all’agricoltura biologica, certificata dalla vendemmia 2020. Il suo approccio è inoltre fortemente influenzato dalla biodinamica: utilizza preparati come 500P, silice 501 e valeriana, insieme a infusioni e decotti di ortica, equiseto, consolida e achillea, con l’obiettivo di ridurre progressivamente rame e zolfo e soprattutto preservare la vitalità del suolo. In cantina la stessa ricerca continua attraverso fermentazioni spontanee con i lieviti naturalmente presenti sulle uve, perché Stéphane considera anche la popolazione microbica parte dell’identità della singola parcella. I vini rimangono a lungo sulle fecce e generalmente non vengono travasati prima del mese di giugno successivo alla vendemmia; la solforosa viene utilizzata in quantità molto contenute, soprattutto immediatamente dopo la pressatura, mentre durante l’élevage Stéphane preferisce ricorrere quando possibile al bâtonnage per proteggere naturalmente il vino dall’ossidazione. Acciaio e vecchi fûts vengono utilizzati secondo il carattere della parcella e le fermentazioni malolattiche vengono svolte, mentre una componente fondamentale della filosofia produttiva è rappresentata dalle réserves perpétuelles: ciascuna delle principali cuvée parcellari possiede la propria riserva, alimentata nel tempo esclusivamente con vini provenienti dallo stesso vigneto. Ma l’elemento che rende immediatamente riconoscibile Stéphane Regnault è il rapporto tra Champagne e musica. Stéphane è infatti appassionato di jazz e sassofonista e ha scelto di costruire l’identità delle proprie cuvée attraverso i modi della musica modale: Lydien, Mixolydien e Dorien. L’idea è precisa: come uno stesso brano assume atmosfere differenti quando viene suonato utilizzando modi musicali diversi, così lo Chardonnay cambia espressione secondo il terroir nel quale cresce. Lydien nasce dal lieu-dit Le Chemin de Flavigny a Oger, una parcella esposta in pieno sud con terreno superficiale leggero e un sottosuolo di craie compatta leggermente fratturata; Mixolydien proviene da un'altra parcella di Oger, mentre Dorien nasce da Les Hautes-Mottes, nella parte bassa di Le Mesnil-sur-Oger. Tutti vengono elaborati seguendo sostanzialmente lo stesso metodo, permettendo così al terroir, più che alla tecnica, di determinare le differenze tra i vini. Anche la numerazione delle cuvée segue una logica personale: il numero riportato accanto al nome deriva dalla somma delle ultime due cifre delle vendemmie che compongono l’assemblaggio; un Lydien N°45, per esempio, può nascere dall’unione delle vendemmie 2014, 2015 e 2016, perché 14+15+16 dà appunto 45. È un modo originale per dichiarare la natura multi-vintage del vino e contemporaneamente raccontare il ruolo della réserve perpétuelle. Chromatique rappresenta invece la sintesi del domaine: sempre Chardonnay in purezza, ma proveniente dall’insieme delle differenti parcelle di Le Mesnil-sur-Oger e Oger, con le vigne più gessose della parte bassa dei coteaux del Mesnil che incontrano i terreni generalmente più ricchi di Oger. Il nome richiama la scala cromatica, composta dall’insieme delle note disponibili, e proprio per questo Stéphane la considera l’assemblaggio di tutte le possibilità presenti nella proprietà. La relazione con il jazz è diventata ancora più concreta attraverso la collaborazione con il sassofonista Léon Phal: dalle quattro cuvée Chromatique, Dorien, Lydien e Mixolydien sono nati quattro brani musicali, riunendo in un unico progetto la ricerca del vigneron e quella del musicista. Stéphane produce inoltre piccolissime quantità di Coteaux Champenois, utilizzando il vino fermo come ulteriore strumento per comprendere lo Chardonnay e le singole parcelle senza l’intermediazione della seconda fermentazione. Il risultato è un domaine minuscolo ma dotato di un'identità estremamente precisa: un solo vitigno, lo Chardonnay; due Grand Cru, Le Mesnil-sur-Oger e Oger; agricoltura biologica con forte influenza biodinamica; fermentazioni spontanee; lunghi élevage sulle fecce; legno utilizzato senza finalità aromatica; réserves perpétuelles separate per parcella e dosaggi generalmente molto contenuti. Stéphane Regnault interpreta così la Côte des Blancs quasi come un musicista interpreta uno spartito: la materia di partenza rimane la stessa, ma esposizione, profondità del suolo, craie e singola parcella modificano ritmo, tensione e personalità del vino. È proprio questa fusione tra precisione territoriale e sensibilità musicale a rendere il progetto immediatamente riconoscibile: non semplicemente una piccola maison di Le Mesnil-sur-Oger, ma un lavoro costruito per dimostrare quanto differenti possano diventare pochi ettari di Chardonnay quando ogni parcella viene lasciata parlare con la propria voce.