FRIULI COLLI ORIENTALI DOC ROSSO 2022 - MIANI
Abbinamenti, La concentrazione e la profondità del Friuli Colli Orientali Rosso 2022 richiedono una cucina di buona struttura. È eccellente con brasati, guancia di manzo, arrosti, costate e carni rosse alla brace, dove la freschezza e la trama tannica riescono a sostenere perfettamente succulenza e componente grassa. Trova grande sintonia anche con selvaggina, agnello e preparazioni a lunga cottura, mentre le note di frutta scura, pepe e spezie si sposano magnificamente con funghi porcini e piatti arricchiti da fondi di carne. Sul territorio è particolarmente interessante con frico accompagnato da polenta, carni in umido e formaggi friulani di lunga stagionatura.
Alcol, 15%
Annata, 2022
Denominazione, Friuli Colli Orientali DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Friuli Venezia Giulia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e una componente di varietà autoctone friulane
NOTE SENSORIALI:
Il Friuli Colli Orientali Rosso 2022 di Miani è un vino di grande intensità e profondità, perfettamente riconoscibile nello stile di Enzo Pontoni, vignaiolo che a Buttrio ha costruito la propria reputazione attraverso rese estremamente basse e un lavoro quasi maniacale sulla singola pianta. È un assemblaggio di varietà rosse nel quale la maturità del frutto viene sostenuta dalla freschezza e dalla particolare impronta minerale della ponca friulana. Nel calice si presenta con un rosso rubino profondo e concentrato. Il naso è ampio e stratificato: mora, amarena, prugna e piccoli frutti di bosco maturi si intrecciano a violetta e fiori essiccati, per lasciare progressivamente spazio a pepe, liquirizia, erbe aromatiche e spezie dolci. Con l’ossigenazione emergono sfumature più scure di cacao, terra e leggere sensazioni balsamiche. Al palato è ricco e avvolgente, con una materia importante che non scivola mai nella pesantezza: il frutto è succoso, la freschezza mantiene vivo il sorso e la trama tannica è fitta ma raffinata. Il lungo affinamento in rovere contribuisce alla profondità senza cancellare la personalità delle uve. Il finale è lungo, speziato e persistente, con una bella tensione che bilancia perfettamente la generosità dell’annata. È un rosso potente ma preciso, capace di mostrare contemporaneamente il lato più mediterraneo e quello più austero dei Colli Orientali.
CURIOSITÁ:
Il Rosso 2022 nasce nei Colli Orientali del Friuli, nell’area di Buttrio, territorio nel quale Enzo Pontoni coltiva una superficie importante di vigneti producendo però quantità piccolissime di vino. L’assemblaggio comprende Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e una componente di varietà autoctone friulane; le proporzioni possono cambiare in funzione dell’annata e della selezione effettuata in cantina. Le vigne affondano le radici nella caratteristica ponca, l’alternanza di marne e arenarie di origine eocenica che costituisce uno degli elementi geologici più rappresentativi dei Colli Orientali. Il lavoro di Pontoni parte soprattutto dal vigneto: ogni pianta viene osservata individualmente e le rese vengono mantenute estremamente basse, cercando concentrazione attraverso l’equilibrio naturale della vite piuttosto che attraverso interventi forzati. È questa filosofia radicale a spiegare perché Miani, nonostante disponga oggi di oltre una decina di ettari, continui a produrre numeri estremamente limitati. Per il Rosso la fermentazione viene condotta in legno e l’affinamento prosegue per circa 24 mesi in rovere francese. Prima dell’assemblaggio definitivo Pontoni valuta attentamente le singole masse, selezionando soltanto quelle considerate all’altezza dello stile aziendale. È un approccio che rende questo vino molto più di un semplice rosso d’assemblaggio: rappresenta una sintesi del lavoro di Miani sulle varietà a bacca nera e del particolare rapporto che Pontoni ha costruito negli anni con le singole parcelle di Buttrio.
Miani +

Miani è la cantina di Enzo Pontoni a Buttrio, nei Colli Orientali del Friuli, ed è una delle realtà più rare e personali del panorama vitivinicolo italiano. Il nome dell’azienda deriva dalla madre di Enzo, Edda Miani, mentre la storia familiare è legata alla terra già con il padre Nello, che coltivava le vigne soprattutto per il consumo domestico e vendeva parte delle uve ai produttori della zona. Le prime bottiglie aziendali risalgono agli anni Ottanta e il passaggio decisivo avviene nel 1989, quando, dopo la morte del padre, Enzo abbandona definitivamente il proprio percorso professionale da ingegnere per dedicarsi interamente alla vigna. Da quel momento Miani cresce lentamente, senza mai trasformarsi in una cantina convenzionale: il patrimonio vitato si sviluppa soprattutto sulle colline di Buttrio e Rosazzo, con parcelle anche nell’area di Corno di Rosazzo, all’interno di uno dei settori più vocati dei Colli Orientali. Le fonti più recenti indicano circa 13 ettari complessivamente lavorati, mentre altre ricostruzioni comprendono superfici più ampie acquisite o condotte nel corso degli anni; una parte delle vigne appartiene direttamente alla famiglia e una parte viene lavorata in affitto. Il vero centro del progetto rimane però il rapporto quasi individuale che Pontoni mantiene con ogni pianta. I vigneti si trovano indicativamente tra 100 e 300 metri di altitudine e poggiano sulla caratteristica “ponca” friulana, alternanza di marne e arenarie formatasi milioni di anni fa, capace di sgretolarsi facilmente e costringere le radici ad approfondirsi alla ricerca di acqua e nutrienti. Buttrio presenta generalmente una componente argillosa maggiore, mentre Rosazzo è storicamente considerato uno dei territori più importanti del Friuli per i grandi bianchi. Friulano, Ribolla Gialla, Sauvignon, Chardonnay e Malvasia compongono il patrimonio a bacca bianca, mentre tra i rossi trovano spazio Merlot, Cabernet Sauvignon e soprattutto Refosco dal Peduncolo Rosso; nel corso della storia aziendale Pontoni ha lavorato anche altre varietà tradizionali friulane. È però il modo in cui queste vigne vengono coltivate a spiegare realmente Miani. La potatura invernale è estremamente severa e il diradamento può lasciare appena uno o due grappoli per pianta, portando le rese a livelli eccezionalmente bassi. Ogni parcella viene gestita secondo il proprio microclima e la propria risposta vegetativa, senza applicare una ricetta identica a tutto il vigneto. Pontoni ricerca soprattutto maturità completa, concentrazione naturale e perfetto equilibrio della pianta: la quantità di vino prodotta è una conseguenza e non un obiettivo. È anche per questo che i numeri possono cambiare sensibilmente secondo annata e fonte, ma rimangono comunque minuscoli rispetto alla superficie lavorata, generalmente nell’ordine di poche migliaia o poche decine di migliaia di bottiglie. In cantina l’approccio continua con la stessa precisione. Le parcelle vengono vinificate separatamente per conservarne l’identità e Pontoni utilizza soprattutto barrique e tonneaux, anche per i vini bianchi, privilegiando legni già utilizzati e limitando l’incidenza aromatica del rovere. Per i suoi Friulano sono documentati affinamenti di circa dieci-undici mesi in legno, con una quota di barrique nuove contenuta, mentre nel tempo sono entrati anche tonneaux da 500 litri; dagli inizi degli anni Duemila Pontoni ha inoltre abbandonato la malolattica sistematica sui bianchi, preservando maggiore tensione e freschezza. La gamma è costruita intorno alle singole varietà e soprattutto alle singole vigne. Friulano Buri e Filip, Sauvignon Zitelle, Chardonnay Baracca e le differenti selezioni di Merlot e Refosco sono diventati vini estremamente ricercati proprio perché non rappresentano semplicemente una varietà, ma parcelle lavorate con rese drasticamente ridotte e imbottigliate in quantità minime. Il Friulano assume nelle mani di Pontoni una profondità molto lontana dall’immagine del bianco friulano semplice e immediato; Sauvignon e Chardonnay vengono interpretati attraverso maturità e materia, mentre Merlot e Refosco dimostrano quanto Buttrio possa essere territorio di grandi rossi oltre che di bianchi. La produzione limitatissima e la domanda internazionale hanno trasformato molte etichette Miani in bottiglie difficilissime da reperire, ma questa rarità non nasce da una strategia commerciale: è la conseguenza diretta di una viticoltura nella quale Pontoni preferisce rinunciare a parte della produzione piuttosto che imbottigliare un vino che non corrisponda alle proprie aspettative. Miani rimane quindi una cantina anomala anche dopo decenni di riconoscimenti: nessuna ricerca della crescita fine a sé stessa, pochissime bottiglie, un lavoro quasi ossessivo nei vigneti e un'identità costruita interamente intorno alla figura di Enzo Pontoni. Buttrio, Rosazzo, la ponca, le vecchie vigne e rese estremamente basse costituiscono il vero patrimonio dell’azienda. La cantina interviene successivamente per accompagnare questa materia attraverso vinificazioni separate e lunghi affinamenti in legno, senza cercare di uniformare annate e parcelle. È proprio questa combinazione tra rigore agricolo, sensibilità individuale e produzione volutamente minuscola ad aver reso Miani un riferimento dei Colli Orientali del Friuli: vini di grande concentrazione ma capaci di conservare equilibrio, profondità e identità territoriale, nati prima di tutto dal rapporto quotidiano di Enzo Pontoni con le proprie vigne.