AUGUSTIN
Champagne Augustin è una piccola realtà familiare di Avenay-Val-d’Or, villaggio Premier Cru della Grande Vallée de la Marne ai piedi della Montagne de Reims, oggi guidata da Marc Augustin insieme alla moglie Emmanuelle. Dietro il domaine si incontrano due famiglie di viticoltori e complessivamente nove generazioni di esperienza, ma è con Marc che la proprietà assume la propria identità più personale e radicale. Il patrimonio familiare riunisce principalmente Pinot Noir e Chardonnay, due varietà che Marc interpreta come elementi complementari: il primo profondamente legato alla Montagne de Reims, il secondo capace di portare tensione e verticalità agli assemblaggi. La vera svolta avviene all’inizio degli anni Dieci, quando Marc decide di approfondire la biodinamica: la pratica viene introdotta nel 2011, l’azienda lavora in biologico dal 2012 e dal 2013 l’intero domaine viene condotto secondo principi biodinamici, intraprendendo successivamente anche il percorso di certificazione Demeter. Più che applicare un protocollo, Marc sviluppa però una visione personale che definisce “cœurviculture”, letteralmente una viticoltura praticata con il cuore, nella quale vite, terreno, uomo e ambiente vengono considerati parti dello stesso organismo. Ogni parcella viene quindi osservata individualmente e non esiste un programma identico per tutto il vigneto: biodiversità, vitalità microbiologica del suolo, qualità dell’acqua e dell’aria e capacità della pianta di trovare autonomamente il proprio equilibrio diventano centrali. Anche il calendario lunare entra nelle decisioni agricole e persino la vendemmia viene organizzata, oltre che sulla maturità delle singole parcelle, privilegiando quando possibile i giorni considerati più favorevoli dalla biodinamica. In cantina questa filosofia viene portata avanti con altrettanta coerenza. Marc considera il vino un organismo vivo e cerca quindi di limitarne manipolazioni e correzioni: i mosti vengono pressati lentamente, i vini non vengono filtrati, non viene praticato il raffreddamento artificiale e la fermentazione malolattica non viene indotta attraverso inoculi. Solforosa e zucchero vengono utilizzati in quantità minime e alcune cuvée sono elaborate senza solforosa aggiunta. Particolarmente originale è anche la scelta dei contenitori. Accanto al legno e alla terracotta, Marc predilige vasche smaltate al posto del più comune acciaio inox e utilizza botti e recipienti realizzati anche con legno proveniente dalla Montagne de Reims; le anfore permettono invece di esplorare una lenta evoluzione del vino mantenendo un rapporto differente con l’ossigeno. Persino alcune operazioni di cantina vengono effettuate tenendo conto dei cicli naturali e dei coefficienti di marea, espressione di una ricerca che supera la semplice enologia e diventa una concezione complessiva del vino. Emmanuelle ha avuto un ruolo fondamentale nel tradurre questa filosofia nell’identità delle bottiglie: l’universo delle cuvée è costruito simbolicamente attorno agli elementi naturali e nomi, materiali e immagine grafica sono pensati come prosecuzione della biodinamica. Terre rappresenta la dimensione più materica e stabile ed è costruita attorno al Pinot Noir; Air interpreta invece una componente più sottile e verticale, mentre Feu richiama energia, calore e trasformazione. A queste si affiancano cuvée come Sans Soufre, Sans Soufre Blanc de Blancs, O2 Rosée, Gaïa e Cœur Saphyr, attraverso le quali Marc approfondisce vitigni, contenitori e differenti modalità di vinificazione senza abbandonare il principio dell’intervento minimo. La produzione di Augustin non nasce quindi dalla ricerca di uno stile champenois facilmente replicabile, ma dalla volontà di accompagnare ogni vino seguendone il comportamento. È proprio questo a rendere Marc Augustin una figura particolare nella Champagne contemporanea: biodinamica, anfore, contenitori smaltati, legni locali, assenza di filtrazione, bassissima solforosa e attenzione ai cicli lunari non vengono utilizzati come semplici elementi distintivi, ma appartengono a una visione maturata nel tempo e condivisa con Emmanuelle. Avenay-Val-d’Or rimane il centro fisico del progetto, mentre Pinot Noir e Chardonnay sono gli strumenti attraverso cui la famiglia interpreta il proprio patrimonio. Champagne Augustin rappresenta così una delle espressioni più personali della viticoltura biodinamica della regione, una maison nella quale nove generazioni di storia familiare incontrano una concezione contemporanea quasi filosofica del vino: non dominare la natura per ottenere un risultato prestabilito, ma comprenderne gli equilibri e accompagnarli fino alla bottiglia, lasciando che ogni Champagne conservi il più possibile l’energia del vigneto da cui proviene.