PODERE MAGIA
Podere Magia è la piccola azienda agricola creata nel 2013 da Stefano Pescarmona a San Polo d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, nel cuore di quella fascia emiliana compresa tra la pianura e le prime propaggini dell’Appennino dove Lambrusco, vini rifermentati in bottiglia e cultura contadina fanno parte dello stesso paesaggio. La storia di Stefano è però molto diversa da quella del vignaiolo che eredita semplicemente le vigne di famiglia: agronomo, studioso di agroecologia e agricoltura biodinamica fin dagli anni Novanta, ha costruito il proprio percorso attraverso ricerca, consulenza e insegnamento, approfondendo l’agroecologia anche all’Università di Berkeley in California e collaborando successivamente con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Prima di stabilirsi in Emilia matura inoltre una significativa esperienza produttiva a Banyuls, nel sud della Francia, dove lavora sul vino naturale e sulle vinificazioni senza solforosa; dopo quasi vent’anni trascorsi tra studio, consulenza e progetti agricoli, decide di applicare direttamente alla propria terra tutto ciò che aveva sperimentato e nel 2013 fonda Podere Magia. Il primo vigneto viene impiantato nel 2015 e oggi l’azienda rimane volutamente minuscola, con circa 3 ettari vitati e una produzione nell’ordine delle 15.000 bottiglie annue. I vigneti si trovano nella Val d’Enza, tra San Polo d’Enza e Bibbiano, all’interno di un paesaggio agricolo storicamente legato anche alla produzione del Parmigiano Reggiano. I suoli sono prevalentemente di origine alluvionale, con una significativa componente silicea e una grande vitalità biologica, mentre la vicinanza dell’Appennino e la circolazione delle brezze contribuiscono a mitigare le temperature e a mantenere equilibrio nelle uve. Stefano ha scelto di coltivare esclusivamente varietà profondamente legate alla tradizione locale: Lambrusco Maestri, Malvasia Aromatica di Candia, Trebbiano Romagnolo e Spergola. Il Lambrusco Maestri rappresenta il centro del progetto, non soltanto perché è il vino simbolo del podere, ma perché viene interpretato come autentico vino di territorio e non come semplice rosso frizzante di consumo immediato. La conduzione dei vigneti combina biodinamica e agroecologia attraverso preparati biodinamici, compost, sovesci, infusi di fiori ed erbe, potature attente all’equilibrio della pianta e lavorazioni del terreno ridotte al minimo. La biodiversità non viene considerata un elemento accessorio: prati, insetti, microrganismi, piante spontanee e vite devono convivere all’interno dello stesso ecosistema e la fertilità microbiologica del suolo viene considerata il vero punto di partenza della qualità del vino. È una filosofia costruita su decenni di studio e sperimentazione e non semplicemente sull’adesione recente al movimento dei vini naturali. Anche in cantina l’intervento è ridotto all’essenziale. Le fermentazioni sono spontanee e affidate ai lieviti presenti naturalmente sulle uve, non vengono effettuati controlli invasivi della temperatura e i travasi sono limitati al minimo; non si utilizzano filtrazioni, additivi enologici o solfiti aggiunti. I vini vengono rifermentati naturalmente in bottiglia utilizzando mosto della stessa vendemmia conservato a freddo e successivamente aggiunto al vino per riattivare la fermentazione, recuperando in chiave estremamente rigorosa la tradizione emiliana dei vini col fondo. Le bottiglie rimangono poi sui propri lieviti per periodi che possono arrivare a uno o due anni e non vengono sboccate, mantenendo all’interno il deposito naturale della rifermentazione. Anche alcune operazioni di cantina vengono svolte seguendo i cicli lunari, coerentemente con l’approccio biodinamico adottato in vigneto. La produzione è volutamente concentrata su pochissime etichette. Il Lambrusco Maestri è il vino manifesto dell’azienda: nasce esclusivamente dall’omonima varietà e viene rifermentato in bottiglia senza aggiunta di solforosa, restituendo un Lambrusco secco, vinoso e profondamente gastronomico, molto distante dalle interpretazioni industriali più diffuse della tipologia. Il Trebbiano Romagnolo viene lavorato con la stessa filosofia, così come la Malvasia Aromatica di Candia, nella quale la naturale aromaticità del vitigno viene accompagnata dalla rifermentazione e dal lungo contatto con i lieviti. La Spergola, antica varietà emiliana particolarmente legata alle colline reggiane, completa un patrimonio ampelografico che Stefano ha scelto deliberatamente di mantenere locale. Podere Magia non cerca quindi di costruire una gamma ampia né di inseguire denominazioni prestigiose: l’intero progetto ruota intorno a pochi vitigni, pochi ettari e un metodo produttivo estremamente coerente. Anche la scelta di definire apertamente i propri vini “naturali” è consapevole e rivendicata. Per Stefano Pescarmona il termine non identifica semplicemente un vino senza solfiti, ma un modello agricolo nel quale la qualità nasce da un ecosistema sano, dall’agricoltura biologica o biodinamica e da una trasformazione dell’uva priva di manipolazioni inutili. In questo senso Podere Magia rappresenta quasi la sintesi pratica del percorso professionale del suo fondatore: agroecologia, biodinamica, ricerca scientifica, cultura gastronomica e tradizione contadina emiliana vengono riunite in appena tre ettari di vigneto. Lambrusco Maestri, Spergola, Trebbiano Romagnolo e Malvasia Aromatica di Candia diventano così strumenti per raccontare la Val d’Enza attraverso rifermentazioni spontanee, lieviti indigeni, nessuna filtrazione e zero solfiti aggiunti. Più che una semplice cantina, Podere Magia è il laboratorio agricolo personale di Stefano Pescarmona, costruito sulla convinzione che un grande vino debba nascere prima di tutto da una terra viva e che la tecnica, quando l’uva possiede equilibrio e qualità, debba soprattutto avere la capacità di farsi da parte.