BENOIT LAHAYE

CHAMPAGNE EXTRA BRUT A BOUZY ROSE DE MACERATION - BENOIT LAHAYE

Regular price €94,00

Abbinamenti, Una bollicina originale, da riservare alle occasioni speciali.
Alcol, 13%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biodinamico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Pinot Nero 100%

NOTE SENSORIALI:

Caratterizzato da un rosa intenso, il Rosé de Macération di Lahaye al naso si distingue per le note di ribes e ciliegia. In bocca è succoso e fresco, con i tannini piacevolmente presenti ma non invadenti. Elegante e persistente nel suo allungo finale.

CURIOSITÁ:

Lo Champagne Rosé de Macération è una cuvée biologica composta da solo uve di Pinot Noir provenienti dalla parcella Les Juliennes nel villaggio Grand Cru di Bouzy da vigneti ultra-quarantenni.  Dopo la raccolta e la pressatura la fermentazione alcolica con lieviti indigeni avviene a contatto con le bucce per circa 20 ore senza malolattica svolta. La permanenza sui lieviti durante la rifermentazione avviene per 40 mesi prima della sboccatura e dell’aggiunta della liqueur ad extra brut, 3 gr/l.

Benoit Lahaye
Non teme l'eterna rivalità tra Bouzy e Ambonnay il bravissimo Benoît Lahaye, perché ha vigneti in entrambi i villaggi. E non solo. Infatti, oltre che 3 ettari nella natia Bouzy e uno di Ambonnay, ne ha un po'a Tauxières (0,7 ha) e a Voipreux (0,12 ha), quest'ultimo a Chardonnay, altrimenti il Pinot Noir la fa da padrone con l'88% della superficie vitata. "La vigna è il quinto componente della mia famiglia" (sono in quattro) dichiara allegramente Benoît, ma non basta, perché questa vigna è pure biologica (certificata). Non per moda o dogmi, ma per etica e, ancor più, oggettiva qualità delle uve: "I'agricoltura biologica è la pratica migliore in termini di risultato di vino". Il vigneron di Bouzy è giunto a questa conclusione dopo diverse degustazioni comparative tra vini da viticoltura tradizionale, biologica e biodinamica ed è arrivato ad affermare che se gli ultimi si riconoscono immediatamente per le loro forti (a volte eccessive) 'caratterizzazioni', i secondi sono invece quelli che inevitabilmente risultano i più armonici, i più buoni. Tutto ha inizio nel 1993, quando Benoît prende in mano l'attività di famiglia e inizia a trasformarla, eliminando gli erbicidi. Tre anni dopo è già organico, nel 2007 riceve la certificazione da Ecocert, due anni dopo sperimenta la biodinamica. Il punto di arrivo nel 2010, con la certificazione Biodyvin e Agriculture Biologiquc, e, soprattutto, l'ingresso dell'amato cavallo Tamise per lavorare il terreno. In cantina arrivano uve raccolte ad almeno 10,5° potenziali, poi pressate in un elemento pneumatico e infine fermentate in legno. Soprattutto pièce (205 I) François Frères usate (fino a 15 anni), più qualche botte (dove sono anche conservati i pochi vins de réserve) e alcune anfore da 300 litri di terra- cotta toscana (introdotte nel 2014 soprattutto per il rosé), sempre con soli lieviti indigeni. Dal 2006 la malolattica è sistematicamente svolta al fine di esaltare la complessità. Da notare che la cantina è dotata di finestre in modo che i vini nelle botti "possano sentire le stagioni" prima dell'imbottigliamento, che avviene piuttosto tardi, mentre, al fine di passare quanto più tempo possibile in vigna, il vigneron non ha avuto timore alcuno ad adottare le gyropalette per il rénniage... Benoît Lahaye, infine, produce sulle 50.000 bottiglie annue ed è costantemente affiancato sia dalla moglie Valérie, sia (dal 2014) dal figlio maggiore Valentin, soprattutto in vigna.