PASCAL DOQUET

CHAMPAGNE PREMIER CRU BRUT ROSÉ BIO "ANTHOCYANES" - PASCAL DOQUET

Regular price €54,00 Sale price€65,00you save €11,00

Abbinamenti, La struttura dell’Anthocyanes consente di andare ben oltre il tradizionale aperitivo. La combinazione tra Chardonnay e Pinot Noir, insieme alla lunga permanenza sui lieviti, lo rende eccellente con tonno scottato, salmone, crostacei, tartare di pesce e carpacci, ma la sua vera anima gastronomica emerge anche accanto alle carni. Anatra rosata, piccione, vitello, pollame arrosto e preparazioni leggermente speziate trovano nella freschezza dello Champagne un contrappunto particolarmente efficace. Interessante anche con risotti ai crostacei, funghi e formaggi di media stagionatura, così come con alcuni piatti della cucina asiatica nei quali convivono spezie, sapidità e componenti agrodolci.
Alcol, 12,5%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 6/8°
Vitigni, Chardonnay 66% e Pinot Noir 34%

NOTE SENSORIALI:

L’Anthocyanes Rosé Premier Cru di Pascal Doquet è uno Champagne rosé di grande personalità, nel quale la finezza dello Chardonnay incontra la maggiore intensità del Pinot Noir dando vita a un sorso profondo, teso e decisamente gastronomico. Nel calice si presenta con una luminosa tonalità rosa ramata, attraversata da un perlage fine e continuo. Il bouquet si apre progressivamente su fragolina di bosco, lampone, ribes rosso e ciliegia, accompagnati da pompelmo rosa, scorza d’arancia e delicati richiami floreali. Il lungo affinamento porta poi verso sfumature più mature di spezie, frutta secca, pasticceria e leggere sensazioni evolutive, senza cancellare la freschezza originaria del vino. Al palato è energico e strutturato: la componente vinosa del Pinot Noir dona materia e succosità, mentre lo Chardonnay imprime verticalità e tensione. La bollicina è ben integrata e accompagna un sorso asciutto, minerale e preciso, chiuso da una lunga persistenza di agrumi, piccoli frutti rossi e sensazioni saline. È un rosé che privilegia profondità ed equilibrio rispetto alla semplice immediatezza aromatica, mostrando quanto il tempo possa trasformare uno Champagne in un vero vino da tavola.

CURIOSITÁ:

Questa specifica edizione di Anthocyanes permette di entrare nel dettaglio del lavoro di Pascal Doquet grazie alle informazioni riportate direttamente sulla retroetichetta. L’assemblaggio è composto da 66% Chardonnay e 34% Pinot Noir, provenienti dai territori di Vertus, Bergères e Le Mont Aimé. Ancora più interessante è la scelta di non affidarsi a una sola vendemmia: la cuvée riunisce infatti 46% della vendemmia 2011, 34% della 2010 e 20% della 2012, costruendo attraverso tre annate differenti un equilibrio tra freschezza, maturità e complessità. In cantina Doquet lascia che siano i lieviti naturalmente presenti sulle uve a guidare le fermentazioni, in continuità con un lavoro in vigna certificato biologico da ECOCERT. Le vigne vengono gestite cercando di mantenere il terreno vivo e inerbito, favorendo lo sviluppo delle radici in profondità e permettendo loro di esplorare maggiormente i differenti strati del suolo. Questa cuvée è stata imbottigliata nel settembre 2013 per iniziare la seconda fermentazione e ha poi trascorso oltre quattro anni sui lieviti prima del dégorgement del 1° febbraio 2018. Un lungo percorso che spiega la complessità raggiunta dal vino. La classificazione riportata sulla bottiglia è Extra-Brut, coerente con la filosofia di Doquet di utilizzare dosaggi contenuti per lasciare in primo piano il carattere delle uve, dei suoli e delle diverse vendemmie.

Pascal Doquet

Pascal Doquet è uno dei vigneron che meglio rappresentano la nuova sensibilità della Champagne artigianale e biologica, con una produzione profondamente legata allo Chardonnay e ai terroir della Côte des Blancs. Il domaine ha sede a Vertus, oggi parte del comune di Blancs-Coteaux, e nasce da una lunga esperienza familiare che Pascal ha trasformato nel tempo in un progetto personale, costruito sulla conoscenza delle singole vigne e sulla vitalità dei suoli. Pascal entra nell’azienda di famiglia nel 1982 e negli anni successivi assume progressivamente maggiori responsabilità. L’esperienza maturata direttamente nei vigneti lo porta a mettere in discussione alcune delle pratiche agricole allora diffuse in Champagne e a sviluppare una convinzione precisa: per produrre vini realmente capaci di esprimere il proprio luogo d’origine è necessario partire da terreni vivi, equilibrati e lavorati con rispetto. Questa idea determina una profonda trasformazione della gestione agricola. Nel 2001 viene abbandonato completamente l'utilizzo degli erbicidi e Pascal intensifica il lavoro dei terreni, cercando di ricostruire un rapporto più naturale tra vite, suolo e ambiente circostante. È un percorso iniziato quando la viticoltura biologica rappresentava ancora una scelta decisamente minoritaria in Champagne. Nel 2004 arriva la svolta definitiva: Pascal sceglie l'indipendenza e, insieme alla moglie Laure, dà vita al domaine che porta il suo nome. Da quel momento può sviluppare liberamente la propria idea di Champagne, concentrandosi sulla valorizzazione delle singole provenienze e sulla progressiva conversione dell'intero patrimonio viticolo all'agricoltura biologica. Il percorso si completa con la vendemmia 2010, la prima interamente certificata biologica. Oggi il domaine comprende poco meno di nove ettari di vigneto, una dimensione che permette alla famiglia di mantenere un rapporto diretto con le proprie parcelle e di seguirne attentamente l'evoluzione durante ogni annata. Lo Chardonnay domina quasi completamente il patrimonio viticolo e rappresenta il vero linguaggio attraverso il quale Pascal interpreta il territorio. Più che ricercare uno stile aziendale uniforme, Doquet utilizza questa varietà per mettere in evidenza le differenze tra suoli, esposizioni, altitudini e caratteristiche geologiche. Le vigne sono distribuite tra differenti zone, dalla Côte des Blancs ai Coteaux Vitryats, creando un mosaico di terroir molto diversi tra loro. Particolarmente importanti sono Vertus, Mont Aimé e Le Mesnil-sur-Oger, luoghi che permettono di osservare quanto lo Chardonnay possa cambiare espressione pur rimanendo all'interno della stessa regione. La presenza del gesso costituisce uno degli elementi fondamentali di questa ricerca. Nei grandi terroir della Côte des Blancs le radici penetrano in profondità nei terreni calcarei e Pascal cerca di preservare nel vino quella tensione e quella precisione che considera parte integrante dell'identità delle proprie vigne. Da questa filosofia nasce una produzione fortemente orientata alla lettura delle singole origini. Le diverse parcelle vengono osservate e lavorate separatamente e alcune cuvée sono concepite proprio per raccontare in maniera precisa il luogo dal quale provengono. Il vino diventa così uno strumento attraverso il quale confrontare le differenti anime dello Chardonnay champenois. Anche in cantina Doquet segue un'impostazione poco interventista. Le fermentazioni vengono condotte attraverso lieviti indigeni, mentre acciaio e legno vengono scelti in funzione delle caratteristiche della materia prima. Il legno non deve lasciare una firma aromatica dominante, ma semplicemente accompagnare l'evoluzione del vino e favorirne la complessità. Un ruolo fondamentale è riservato al tempo. Gli Champagne vengono lasciati maturare lentamente, perché Pascal considera l'affinamento una parte essenziale della costruzione dell'equilibrio. Freschezza e profondità non vengono ricercate attraverso formule prestabilite, ma attraverso maturità delle uve, qualità del terreno e pazienza. La dimensione familiare rimane ancora oggi centrale. Dal 2017 anche il figlio Noé lavora accanto a Pascal e Laure, rappresentando una nuova generazione e garantendo continuità a una storia viticola che affonda le proprie radici molto prima della nascita del domaine indipendente. Pascal Doquet rappresenta così una Champagne nella quale agricoltura biologica, Chardonnay e interpretazione del terroir sono inseparabili. La sua ricerca non parte dalla volontà di creare vini spettacolari, ma dalla necessità di comprendere sempre meglio ciò che rende ogni vigneto diverso dal successivo. Da Vertus al Mont Aimé fino al Grand Cru di Le Mesnil-sur-Oger, Pascal Doquet racconta la Champagne attraverso il gesso, lo Chardonnay e le singole vigne. Un progetto indipendente nato nel 2004 e costruito su una viticoltura biologica pionieristica, dove il lavoro dell'uomo cerca soprattutto di lasciare spazio alla terra e al tempo, affinché ogni cuvée possa conservare l'identità precisa del luogo da cui proviene.