BONNET-PONSON

CHAMPAGNE VRIGNY PREMIER CRU BIO NON DOSÉ BLANC DE NOIRS 100% MEUNIER "LE JOUR" - BONNET-PONSON

Regular price €79,90 Sale price€85,00you save €5,10

Abbinamenti, La combinazione di cremosità, sapidità e assenza di dosaggio rende Le Jour uno Champagne decisamente gastronomico. È splendido con ostriche, scampi, capesante e crostacei, ma la struttura del Meunier permette di accompagnarlo anche a pesci arrosto, baccalà e preparazioni leggermente affumicate. Molto interessante con pollo ruspante, vitello e carni bianche accompagnate da funghi, soprattutto porcini e spugnole, dove le note di nocciola e spezie trovano una naturale continuità. Funziona magnificamente anche con Comté, Parmigiano Reggiano e altri formaggi stagionati, oppure con un cavolfiore arrosto al burro nocciola.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Meunier 100%

NOTE SENSORIALI:

Lo Champagne Vrigny Premier Cru Bio Non Dosé Blanc de Noirs “Le Jour” di Bonnet-Ponson si presenta con un giallo oro luminoso, attraversato da leggere sfumature ramate e animato da un perlage fine e continuo. Il naso è profondo e molto espressivo, con pera matura, mela cotogna e susina gialla che si intrecciano a fiori secchi, nocciola tostata e zenzero. Con l’ossigenazione emergono brioche, spezie fini e delicate note di cacao, accompagnate da sensazioni di pietra bagnata e gesso che ne accentuano il carattere minerale. Al palato il Meunier mostra una sorprendente combinazione di ampiezza e tensione: la tessitura è cremosa e succosa, ma il dosaggio zero lascia emergere una freschezza netta e una salinità incisiva. Il finale è lungo, asciutto e speziato, con ritorni di frutta gialla, nocciola e pietra. Un Blanc de Noirs di grande personalità, lontano dall’immagine semplicemente morbida del Meunier.

CURIOSITÀ:  

Le Jour è un raro Champagne monoparcella e monovitigno ottenuto esclusivamente da Meunier proveniente dall’omonimo lieu-dit di Vrigny, villaggio Premier Cru della Petite Montagne de Reims. La parcella poggia su terreni argillo-limosi sopra un profondo substrato di gesso e ospita viti piantate nel 1971, oggi quindi ultracinquantenni. L’edizione attualmente documentata direttamente da Bonnet-Ponson nasce interamente dalla vendemmia 2022. Cyril Bonnet la vinifica senza aggiunta di solfiti, senza chiarifica e senza filtrazione: la prima fermentazione avviene spontaneamente in botti da 400 litri, utilizzando un pied de cuve preparato con i lieviti delle vigne aziendali, e la malolattica viene svolta completamente. Il vino base matura in legno per circa nove mesi, quindi affronta la rifermentazione in bottiglia e una lunga permanenza sui lieviti; per la partita sboccata nel settembre 2025 sono documentati almeno 30 mesi. Nessun dosaggio finale, 0 g/l. Bonnet-Ponson coltiva l’intero vigneto in biologico certificato e sotto la guida di Cyril ha avviato la conversione già nel 2013.

Bonnet Ponson

Bonnet-Ponson è una delle realtà familiari più interessanti della Montagne de Reims e ha sede a Chamery, villaggio Premier Cru situato nel settore nord-occidentale del massiccio. La storia della famiglia come viticoltori indipendenti comincia nel 1862 con Grégori Bonnet, che avvia la produzione di vino dalle proprie vigne; nel corso delle generazioni il patrimonio viene progressivamente ampliato e nel 1956 André Bonnet sposa Monique Ponson, dando origine al nome Bonnet-Ponson utilizzato ancora oggi. Successivamente il figlio Thierry prosegue lo sviluppo della proprietà e, a partire dal 2013, entra stabilmente in azienda Cyril Bonnet, sesta generazione della famiglia e figura centrale dell’attuale evoluzione del domaine. Dopo la formazione enologica e diverse esperienze maturate anche fuori dalla Champagne, Cyril torna a Chamery con l’obiettivo di approfondire ulteriormente il rapporto tra vigneto, biodiversità e singole parcelle, trasformando progressivamente Bonnet-Ponson da récoltant-manipulant di impostazione tradizionale in una delle espressioni più personali della nuova Champagne artigianale. Oggi la famiglia lavora circa 10,5 ettari distribuiti in una cinquantina di parcelle tra Chamery, Vrigny e Coulommes-la-Montagne, tutti villaggi Premier Cru della Montagne de Reims. La frammentazione costituisce uno degli elementi fondamentali del progetto perché permette di confrontare esposizioni, età delle vigne e composizioni geologiche molto differenti. Chamery possiede un mosaico particolarmente complesso di sabbie, argille, marne e calcare, mentre Vrigny è storicamente uno dei terroir più interessanti della Champagne per il Meunier, varietà capace di trovare qui maturità e profondità mantenendo una notevole freschezza. Il patrimonio varietale è insolitamente ampio: accanto a Pinot Noir, Chardonnay e Meunier, la famiglia conserva infatti anche alcune delle varietà storiche meno diffuse della denominazione, tra cui Petit Meslier, Arbanne e Pinot Blanc. Questa diversità non rappresenta soltanto una curiosità ampelografica, ma diventa parte integrante della ricerca di Cyril, che utilizza le vecchie varietà per aumentare complessità e capacità di lettura del territorio. La svolta agricola era iniziata già con Thierry Bonnet, che negli anni Duemila aveva progressivamente ridotto l’impiego dei prodotti di sintesi; Cyril accelera questo percorso e porta l’intero vigneto verso l’agricoltura biologica, ottenendo la certificazione a partire dalla vendemmia 2016. La conduzione integra inoltre numerose pratiche biodinamiche, pur mantenendo un approccio pragmatico e legato all’osservazione delle singole parcelle. Non vengono utilizzati erbicidi e il terreno viene mantenuto vivo attraverso inerbimenti spontanei, lavorazioni leggere e preparati vegetali. Grande attenzione viene riservata alle tisane e agli estratti di piante – ortica, equiseto, consolida e altre essenze – impiegati per sostenere le difese naturali della vite e ridurre progressivamente la dipendenza da rame e zolfo. Cyril considera infatti la salute dell’uva come il presupposto indispensabile per poter intervenire il meno possibile durante la vinificazione. La vendemmia è manuale e le differenti parcelle vengono raccolte e lavorate separatamente. In cantina le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e vengono utilizzati principalmente acciaio, vecchie pièces e foudres, evitando che il legno nuovo diventi una componente aromatica dominante. La fermentazione malolattica non viene bloccata e può quindi svolgersi naturalmente, mentre chiarifiche e filtrazioni vengono evitate o mantenute al minimo. Anche l’impiego della solforosa è estremamente contenuto. Una parte importante dei vins clairs rimane sulle fecce per diversi mesi prima dell’assemblaggio, mentre dopo la seconda fermentazione gli Champagne affrontano lunghi affinamenti in bottiglia. I dosaggi sono generalmente molto bassi e numerose cuvée vengono commercializzate come Extra Brut o Brut Nature, scelta resa possibile dalla maturità delle uve e dall’equilibrio naturale ricercato in vigneto. La gamma più classica permette già di comprendere bene la filosofia aziendale. Cuvée Perpétuelle nasce dall’incontro tra Pinot Noir, Chardonnay e Meunier provenienti dai tre villaggi della proprietà e integra una réserve perpétuelle alimentata attraverso differenti vendemmie, costruendo profondità senza perdere tensione. Seconde Nature rappresenta invece una delle interpretazioni più radicali: assemblaggio delle tre principali varietà champenois prodotto senza aggiunta di solforosa e senza dosage, concepito per mostrare il vino nella maniera più diretta possibile. Ma è soprattutto con le cuvée parcellari che il lavoro di Cyril Bonnet raggiunge la propria espressione più precisa. Les Teux nasce da una vecchia parcella di Meunier a Vrigny e mette al centro una varietà troppo spesso considerata semplicemente complementare negli assemblaggi; qui il Meunier viene trattato come un vero vitigno da terroir, capace di produrre Champagne profondi e longevi. Le Jour è invece legato al Pinot Noir di Chamery, mentre Les Hautes Mottes interpreta lo Chardonnay proveniente da un'altra parcella particolarmente significativa. Ogni vino viene prodotto in quantità molto contenute e segue un élevage pensato per conservare il carattere specifico del lieu-dit piuttosto che uniformarlo allo stile della maison. Un capitolo particolarmente affascinante è quello di Cuvée Liébart, nella quale Bonnet-Ponson recupera il patrimonio delle varietà storiche della Champagne. Chardonnay, Pinot Noir e Meunier vengono affiancati da Petit Meslier, Arbanne e Pinot Blanc, costruendo una sorta di fotografia dell’ampelografia champenoise precedente alla progressiva concentrazione sui tre vitigni oggi dominanti. Anche i Coteaux Champenois occupano uno spazio importante nella ricerca aziendale. Attraverso vini fermi bianchi, rossi e rosati Cyril può osservare le singole varietà senza l’intermediazione della seconda fermentazione e approfondire ulteriormente il comportamento delle diverse parcelle. È una produzione quantitativamente minuscola, ma concettualmente importante perché mostra quanto il progetto Bonnet-Ponson sia ormai orientato alla comprensione del vigneto prima ancora che alla costruzione di uno stile di Champagne. Negli ultimi anni la cantina ha inoltre sviluppato una sensibilità sempre maggiore verso l’agroforestazione e la biodiversità, introducendo alberi e siepi all’interno o ai margini delle parcelle e cercando di ricostruire habitat capaci di ospitare insetti, uccelli e altre specie. È un ritorno a un paesaggio agricolo più complesso rispetto alla monocoltura viticola che ha progressivamente dominato molte zone della Champagne. Bonnet-Ponson rappresenta così perfettamente il passaggio generazionale che sta interessando una parte importante della regione. Thierry aveva iniziato a mettere in discussione l’agricoltura convenzionale; Cyril ha trasformato quella sensibilità in un progetto fondato su biologico, pratiche biodinamiche, vecchie varietà, vinificazioni spontanee, dosaggi minimi e soprattutto lettura parcellare. Dietro questa impostazione contemporanea rimane però una storia iniziata nel 1862 e sviluppata attraverso sei generazioni della stessa famiglia. Chamery, Vrigny e Coulommes-la-Montagne non vengono utilizzati semplicemente come provenienze delle uve, ma diventano i protagonisti della produzione. Meunier, Pinot Noir, Chardonnay, Petit Meslier, Arbanne e Pinot Blanc sono gli strumenti attraverso i quali Cyril Bonnet cerca di raccontarne le differenze. È proprio questa combinazione tra radici familiari e libertà contemporanea a rendere Bonnet-Ponson una delle realtà più interessanti della Montagne de Reims: una Champagne sempre meno costruita attorno alla ricetta della maison e sempre più pensata come espressione diretta di parcella, varietà e annata.