ESCODA-SANAHUJA

CHENIN BLANC "ELS BASSOTS" 2022 - ESCODA-SANAHUJA

Regular price €28,50 Sale price€32,50you save €4,00

Abbinamenti, La struttura, la componente tannica e la freschezza dell’Els Bassots 2022 permettono abbinamenti ben più importanti rispetto a quelli di un classico bianco. È splendido con pesci alla griglia, baccalà, crostacei, piatti affumicati e preparazioni di mare con salse saporite, ma accompagna molto bene anche pollo arrosto, coniglio e carni bianche. Ottimo con risotti ai funghi, verdure arrostite e cucina speziata, soprattutto quando entrano in gioco erbe aromatiche, curry delicati o componenti fermentate. La lieve trama tannica crea inoltre ottimi equilibri con formaggi di media e lunga stagionatura, soprattutto caprini e pecorini.
Alcol, 12,5%
Annata, 2022
Denominazione,
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Spagna
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chenin Blanc 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Chenin Blanc “Els Bassots” 2022 di Escoda-Sanahuja si presenta con un giallo dorato intenso, leggermente velato, con sfumature che anticipano immediatamente la macerazione sulle bucce. Il naso è ampio e mutevole, con albicocca, mela cotogna e scorza d’arancia che si intrecciano a camomilla, fiori secchi ed erbe mediterranee. Con l’ossigenazione emergono zenzero, frutta secca, spezie e leggere sensazioni terrose, accompagnate da una vena minerale calcarea molto evidente. Al palato è materico e vibrante, con un’acidità affilata che mantiene il sorso teso nonostante la concentrazione. La breve macerazione regala una trama tannica sottile e una piacevole sfumatura amaricante, mentre l’anfora preserva energia e purezza senza aggiungere aromi estranei. Il finale è lungo, asciutto e balsamico, con ritorni di agrumi, mandorla, erbe officinali e terra. Un orange wine radicale ma sorprendentemente preciso, capace di esprimere il Chenin in una veste mediterranea, dinamica e profondamente personale.

CURIOSITÀ:

Els Bassots 2022 è Chenin Blanc in purezza e rappresenta una delle etichette simbolo di Joan Ramon Escoda. La scheda Triple “A” dedicata specificamente a questa annata indica un vigneto di appena 1,5 ettari, allevato ad alberello su terreno argilloso-calcareo, con circa 2.500 ceppi per ettaro, rese bassissime di circa 15 hl/ha e una produzione limitata a sole 2.150 bottiglie. Per il 2022 le uve vengono pigiate e lasciate macerare sulle bucce per otto giorni; la fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino affina poi per circa quattro mesi in anfora. Escoda-Sanahuja nasce a Prenafeta, nella Conca de Barberà, nel 1999 dal progetto di Joan Ramon Escoda e Mari Carme Sanahuja, impostato fin dall’inizio sulla biodinamica. Dal 2005 Joan Ramon vinifica senza solfiti aggiunti e senza cercare standardizzazioni, chiarifiche o correzioni invasive. Els Bassots è forse il vino che meglio sintetizza questa filosofia: macerazione, anfora e pochissimo intervento per lasciare parlare materia, annata e territorio.

Escoda Sanahuja

Escoda-Sanahuja è una delle realtà pionieristiche del vino naturale catalano e nasce a Prenafeta, piccolo borgo nei pressi di Montblanc, nella Conca de Barberà, dall’incontro personale e professionale tra Joan Ramon Escoda e Mari Carme Sanahuja. Il progetto prende forma nel 1999 sulle terre della famiglia di Mari Carme, con l’idea di costruire non semplicemente una cantina, ma un vero progetto di vita fondato su agricoltura, vino e rapporto diretto con il territorio. Prima di mettersi in proprio Joan Ramon aveva lavorato come enologo per una grande realtà catalana e aveva viaggiato in Francia, esperienze che lo portano progressivamente a mettere in discussione l’enologia convenzionale e ad avvicinarsi prima alla biodinamica e poi a una concezione sempre più radicale del vino naturale. Il passaggio decisivo arriva nei primi anni Duemila: la conduzione dei vigneti viene orientata completamente verso i principi biodinamici e dal 2005 Joan Ramon inizia a produrre senza aggiungere solfiti, scelta che diventerà uno dei tratti fondamentali di Escoda-Sanahuja. La biodinamica viene però interpretata in maniera molto personale, senza trasformarla in un insieme rigido di protocolli: per Joan Ramon ogni territorio possiede un proprio equilibrio e il lavoro del vignaiolo consiste nell’osservarlo e adattare di conseguenza le pratiche agricole. Anche per questo, dopo aver seguito per anni i principi di Rudolf Steiner, ha progressivamente preso le distanze dall’aspetto più burocratico della certificazione pur continuando ad applicarne concretamente molti principi nei vigneti. La proprietà si sviluppa sulle alture della Conca de Barberà, in un ambiente mediterraneo caratterizzato da importanti influenze continentali. Le vigne possono raggiungere quote intorno ai 500-600 metri e crescono prevalentemente su terreni calcareo-argillosi, condizioni che permettono di combinare maturazione mediterranea, ventilazione e significative escursioni termiche. L’altitudine assume un ruolo particolarmente importante perché contribuisce a preservare acidità e freschezza in una regione capace di raggiungere temperature estive elevate. Nei vigneti viene mantenuta una copertura vegetale spontanea che protegge il terreno dall’erosione e contribuisce a conservarne l’umidità, elemento particolarmente prezioso nel clima asciutto della Conca. L’idea di biodiversità va oltre la semplice assenza di prodotti chimici: il vigneto viene considerato come un organismo nel quale erbe, insetti, microrganismi e vite devono trovare un proprio equilibrio. Anche il patrimonio varietale riflette la libertà con cui Joan Ramon interpreta il territorio. Accanto alle uve tradizionalmente legate alla Catalogna – Garnatxa Blanca e Negra, Macabeu, Parellada, Carinyena, Trepat e soprattutto Sumoll – compaiono Cabernet Franc, Merlot, Pinot Noir e persino lo Chenin Blanc. Quest’ultimo è protagonista di Els Bassots, uno dei vini più riconoscibili della cantina, e rappresenta bene la personalità di Escoda: una varietà della Loira trapiantata sulle terre calcaree della Conca de Barberà e reinterpretata attraverso macerazione sulle bucce e affinamento in anfora. La vinificazione segue una filosofia di intervento estremamente ridotto. Le fermentazioni partono spontaneamente attraverso i lieviti presenti naturalmente sulle uve, non vengono utilizzati additivi enologici destinati a correggere o standardizzare il vino e chiarifiche e filtrazioni vengono evitate. Dal 2005 i vini vengono prodotti senza aggiunta di solfiti, lasciando quindi che la qualità dell’uva, la precisione del lavoro e il controllo delle fermentazioni costituiscano gli strumenti principali per ottenere stabilità. Le macerazioni sulle bucce vengono utilizzate tanto sui rossi quanto sui bianchi, con tempi differenti secondo varietà e vendemmia, mentre per l’affinamento Joan Ramon alterna acciaio, cemento, anfora e vecchi contenitori di legno. Il recipiente non viene scelto per conferire un gusto riconoscibile, ma in funzione dell’evoluzione desiderata per ciascun vino. La gamma racconta molto bene questa libertà. Els Bassots è prodotto esclusivamente con Chenin Blanc e nelle annate recenti può affrontare circa quindici giorni di macerazione sulle bucce seguiti da diversi mesi in anfora. Els Bassotets riunisce invece varietà bianche mediterranee come Garnatxa Blanca, Parellada e, secondo l’annata, Garnatxa Gris o Macabeu, con una breve macerazione e affinamento prevalentemente in cemento. Mas del Gaio combina Parellada, Macabeu e Garnatxa Blanca e può maturare in anfora dopo circa una settimana di contatto con le bucce. Tra i rossi, Nas del Gegant nasce da un assemblaggio nel quale Merlot occupa generalmente un ruolo importante insieme a Garnatxa Negra, Carinyena e Pinot Noir, mentre Les Paradetes mette maggiormente al centro Garnatxa, Carinyena e Sumoll Negre. Coll del Sabater e Carmen rappresentano due letture differenti del Cabernet Franc: il primo più immediato, affinato prevalentemente in acciaio, il secondo più profondo e destinato a una maturazione più lunga in rovere francese. La Llopetera è invece Pinot Noir in purezza, proveniente da vigneti d’altitudine su terreni calcareo-argillosi e affinato per circa un anno in grandi contenitori di rovere neutro. Un capitolo particolarmente significativo è quello dedicato al Sumoll, antica varietà catalana progressivamente abbandonata durante il Novecento e recuperata da alcuni vignaioli naturali della regione. Escoda-Sanahuja la utilizza sia negli assemblaggi sia nelle cuvée Brutal, diventate alcune delle bottiglie più rappresentative dello spirito libero di Joan Ramon. Accanto ai vini fermi compare anche il Pet Nat, prodotto attraverso metodo ancestrale e ulteriore testimonianza della volontà di esplorare forme differenti senza allontanarsi dall’idea di fermentazione naturale. Con il tempo il progetto si è inoltre ampliato oltre la bottiglia. All’interno della proprietà Joan Ramon e Mari Carme hanno creato Tossal Gros, ristorante della cantina costruito sulla stessa filosofia dei vini: materie prime naturali, prodotti locali, stagionalità e rapporto diretto con chi coltiva. Vino e cucina diventano così due espressioni dello stesso pensiero agricolo, completando quella dimensione di progetto di vita che aveva accompagnato la nascita di Escoda-Sanahuja nel 1999. È probabilmente questo l’aspetto che permette di comprendere meglio Joan Ramon Escoda: dietro vini spesso classificati semplicemente come “naturali” esiste una visione molto più ampia, fondata sull’autonomia del vignaiolo e sulla convinzione che il vino debba nascere prima di tutto da un terreno vivo e da uve sane. Biodinamica, fermentazioni spontanee, assenza di solfiti aggiunti, macerazioni, anfore e vecchie botti non sono quindi utilizzate per aderire a uno stile prestabilito, ma come strumenti di una ricerca iniziata oltre venticinque anni fa. Escoda-Sanahuja è diventata così una delle cantine di riferimento del movimento naturale spagnolo proprio perché Joan Ramon ha intrapreso questa strada quando rappresentava ancora una scelta decisamente minoritaria. Dalle vigne di Prenafeta nascono oggi vini profondamente personali, talvolta imprevedibili e volutamente lontani dall’omologazione, nei quali varietà catalane come Sumoll, Garnatxa e Parellada convivono con Pinot Noir, Cabernet Franc e lo Chenin Blanc. Un mosaico apparentemente eterogeneo che trova la propria coerenza nella figura di Joan Ramon Escoda e nella sua idea essenziale di vino: intervenire il meno possibile perché siano la terra della Conca de Barberà, l’annata e la fermentazione a costruire l’identità di ogni bottiglia.