CÔTES DU RHÔNE AOP "PETIT OURS" 2024 - DOMAINE DU COULET
Abbinamenti, Un vino da festa o da grande occasione, da portare in tavola su piatti di carne e dolcezza. Da provare con una faraona ripiena di mele, castagne e uvetta.
Alcol, 13,5%
Annata, 2024
Denominazione, Côtes du Rhône AOP
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Valle del Rodano (Francia)
Temperatura di servizio, 16-18°
Vitigni, Syrah 100%
NOTE SENSORIALI:
Al calice si presenta con un rosso profondo e impenetrabile, con riflessi violacei. Il bouquet è intenso e seducente, con note di frutti neri maturi, pepe nero, violetta e sottobosco, accompagnate da sfumature minerali e lievi sentori affumicati. Al palato è strutturato, avvolgente e fresco, con tannini setosi e una persistenza lunga e sapida. Un Syrah elegante e territoriale, capace di esprimere con autenticità la potenza e l’equilibrio della Valle del Rodano.
CURIOSITÀ:
Questo Syrah della Valle del Rodano incarna l’essenza autentica del suo terroir, esprimendo finezza, intensità e profondità aromatica. Le viti, coltivate su suoli argilloso-calcarei e terre nere, beneficiano di un microclima ideale per la maturazione ottimale delle uve. La vinificazione segue un approccio minimale e rispettoso: dopo la diraspatura, la fermentazione avviene in modo spontaneo in tini di cemento, senza follature, per preservare l’integrità del frutto. La macerazione prolungata dona struttura e complessità, mentre l’affinamento di 8 mesi negli stessi contenitori esalta la purezza varietale e l’equilibrio del vino.
Domaine Du Coulet +

Domaine du Coulet è una delle realtà più rappresentative della Cornas contemporanea e porta la firma di Matthieu Barret, vigneron che dalla fine degli anni Novanta ha profondamente trasformato la proprietà familiare costruendo una propria interpretazione della Syrah e dei grandi terroir granitici del Rodano settentrionale. Matthieu prende in mano le vigne nel 1998 e inizialmente conferisce le uve alla cooperativa, ma già nel 2001 realizza le prime vinificazioni personali; parallelamente cambia radicalmente il lavoro agricolo, introducendo l’agricoltura biologica dal 2001 e la biodinamica dal 2002, quando queste pratiche erano ancora decisamente poco diffuse nella zona. Oggi il domaine lavora circa 20 ettari di vigneti in forte pendenza, con una parte fondamentale concentrata nell’AOC Cornas e altre parcelle tra Saint-Péray, Saint-Joseph, côtes du rhône e Vin de France. Il cuore assoluto rimane Cornas, dove la Syrah è l’unico vitigno ammesso per i rossi della denominazione e trova un ambiente straordinariamente particolare: ripidissimi versanti terrazzati e vecchi graniti profondamente degradati, localmente chiamati “gore”, capaci di frantumarsi progressivamente fino a formare terreni poveri, drenanti e ricchi di componenti minerali. Le esposizioni delle vigne del domaine sono differenti, anche se prevalgono quelle rivolte verso est, e il patrimonio comprende piante di età molto diverse, con alcuni impianti storici risalenti agli anni Venti del Novecento. Matthieu considera però il terroir non semplicemente come una combinazione di geologia e vitigno, ma come un ecosistema vivo: il biologico e la biodinamica diventano quindi gli strumenti attraverso cui ottenere uve capaci di esprimere autonomamente il luogo in cui sono nate. La filosofia viene sintetizzata dallo stesso produttore nel concetto di “raisin star”: il protagonista deve essere l’uva, mentre il compito della cantina è evitare di sovrapporre alla materia prima una firma tecnica troppo evidente. Per questo il lavoro contemporaneo del domaine ricerca vini eleganti, freschi, digeribili e profondamente territoriali, allontanandosi progressivamente dall’immagine storica di Cornas come denominazione capace soltanto di Syrah massicce, estratte e austere. Dal 2016 Matthieu ha completamente eliminato le barrique dalla propria cantina e le fermentazioni vengono condotte senza solforosa e senza additivi enologici, privilegiando vinificazioni poco estrattive e affinamenti capaci di preservare energia e purezza aromatica. Una delle caratteristiche più riconoscibili della cantina è proprio l’utilizzo di contenitori alternativi al legno: cemento, terracotta, ceramica e vetro, spesso in forme ovoidali, vengono scelti secondo la singola cuvée per accompagnare l’affinamento sulle fecce senza imprimere aromi estranei al vino. La gamma permette di comprendere perfettamente questa evoluzione. Petit Ours rappresenta l’interpretazione più immediata della Syrah secondo Matthieu Barret, costruita sul frutto, sulla freschezza e sulla bevibilità, mentre Brise Cailloux entra direttamente nel mondo di Cornas e costituisce una delle cuvée centrali del domaine, con una materia più profonda e territoriale ma sempre lontana dalla ricerca di potenza fine a se stessa. Billes Noires porta la selezione verso maggiore concentrazione e profondità e nasce dalle parcelle più ambiziose, mentre Gore rappresenta storicamente una delle espressioni più rare e radicali del progetto, il cui nome richiama direttamente il granito decomposto che costituisce l’essenza geologica di Cornas. Accanto ai rossi, Matthieu lavora anche varietà bianche come Marsanne, Roussanne e Viognier e ha progressivamente ampliato la propria ricerca verso Saint-Péray e altri territori del Rodano settentrionale. Il progetto comprende inoltre due anime complementari: Domaine du Coulet identifica principalmente il patrimonio direttamente legato alla proprietà, mentre attraverso Matthieu Barret SARL il vigneron può lavorare anche uve provenienti da vigneti selezionati, ampliando il proprio campo d’azione oltre le parcelle familiari. Questa libertà spiega anche la presenza di etichette dai nomi volutamente anticonvenzionali, spesso ironici e provocatori, che riflettono bene il carattere indipendente del produttore. Dietro questa immagine informale esiste però un lavoro estremamente rigoroso: vendemmie manuali, viticoltura biologica e biodinamica praticata da oltre vent’anni, parcelle terrazzate sui ripidi graniti di Cornas e una ricerca continua sui contenitori di affinamento. Il Domaine du Coulet rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Rodano settentrionale contemporaneo: Matthieu Barret ha preso un patrimonio familiare radicato a Cornas e lo ha progressivamente liberato da tutto ciò che riteneva superfluo, passando dal legno ai materiali neutri, riducendo l’estrazione e mettendo al centro l’energia naturale della Syrah. Il risultato è una lettura di Cornas nella quale profondità e mineralità non devono necessariamente significare peso e austerità: Petit Ours, Brise Cailloux, Billes Noires e le selezioni più rare raccontano livelli differenti della stessa filosofia, costruita intorno a un principio apparentemente semplicissimo ma portato avanti con grande coerenza: prima viene l’uva, poi il luogo, e soltanto alla fine la mano del vignaiolo.