ROBERTO VOERZIO

DOLCETTO D'ALBA DOC "PRIAVINO" 2023 - ROBERTO VOERZIO

Regular price €23,50 Sale price€28,00you save €4,50

Abbinamenti, Il Priavino 2023 è un rosso profondamente gastronomico, capace di adattarsi tanto alla cucina quotidiana quanto a preparazioni più strutturate. È perfetto con salumi piemontesi, battuta di Fassona, tajarin al ragù e agnolotti, ma la sua combinazione di freschezza, frutto e tannino permette di accompagnare molto bene anche arrosti, carni alla griglia e spezzatini. Particolarmente riuscito l'incontro con un risotto ai funghi, mentre la lieve vena amaricante finale crea un piacevole contrasto con formaggi di media stagionatura.
Alcol, 12,5%
Annata, 2023
Denominazione, Dolcetto d'Alba DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Dolcetto 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Priavino 2023 è la lettura di Roberto Voerzio di uno dei vitigni più profondamente radicati nella tradizione delle Langhe. Pur essendo il Dolcetto spesso associato a vini semplici e quotidiani, qui assume una fisionomia più intensa e definita, senza però perdere quella freschezza e quella facilità di beva che ne costituiscono il fascino. Nel calice mostra un rosso rubino intenso, ancora attraversato da vivaci sfumature violacee. Il profilo aromatico parte da ciliegia, marasca e prugna, per poi allargarsi verso mora e piccoli frutti di bosco; violetta, liquirizia e leggere sensazioni erbacee completano un naso fragrante e immediatamente riconoscibile. In bocca possiede più materia di quanto ci si possa aspettare: il frutto è succoso e concentrato, sostenuto da una freschezza ben presente e da tannini definiti che conferiscono carattere senza rendere il sorso pesante. Il finale è asciutto e persistente, con il ritorno della ciliegia e una piacevole sfumatura leggermente amaricante, tipica del Dolcetto.

CURIOSITÁ:

Il Priavino è prodotto esclusivamente da Dolcetto, proveniente da diversi appezzamenti situati intorno a La Morra, territorio universalmente conosciuto per il Barolo ma storicamente legato anche alla coltivazione di questa varietà. Nei vigneti Roberto Voerzio applica la stessa attenzione riservata alle sue etichette più prestigiose, lavorando con densità comprese indicativamente tra 6.000 e 8.000 ceppi per ettaro e rese volutamente contenute. Le uve vengono generalmente raccolte verso la metà di settembre, quando il Dolcetto ha raggiunto maturità mantenendo ancora una buona energia acida. La vinificazione è volutamente essenziale e soprattutto non prevede alcun passaggio in legno: fermentazione e successiva evoluzione avvengono in acciaio, dove il vino rimane per circa 10 mesi. È una scelta fondamentale per comprendere Priavino, perché permette di lasciare completamente scoperti il frutto, la componente floreale e il carattere naturalmente tannico della varietà, senza aggiungere aromi provenienti dal rovere. Ne nasce un Dolcetto che porta chiaramente la firma di Voerzio nella precisione e nella concentrazione, ma conserva intatta la spontaneità che appartiene storicamente a questo vino delle Langhe.

Roberto Voerzio

Roberto Voerzio è uno dei protagonisti della storia contemporanea del Barolo e uno dei produttori che più hanno contribuito a portare l’attenzione sul valore assoluto della singola vigna. La sua cantina nasce nel 1986 a La Morra, quando Roberto decide di intraprendere un percorso indipendente partendo da pochi vigneti e da una convinzione destinata a diventare il fondamento dell’intero progetto: un grande vino può nascere soltanto da un lavoro estremamente rigoroso in vigna. Nel corso degli anni costruisce così un patrimonio viticolo concentrato soprattutto nel territorio di La Morra, acquisendo parcelle all’interno di alcune delle MGA più prestigiose della denominazione Barolo e sviluppando una produzione volutamente limitata rispetto alla superficie coltivata. Brunate, Cerequio, La Serra, Rocche dell’Annunziata, Fossati e Case Nere sono alcuni dei nomi che hanno reso celebre la cantina e permettono a Roberto di confrontarsi con interpretazioni profondamente differenti del Nebbiolo all’interno dello stesso comune. Il suo lavoro è diventato celebre soprattutto per la severità delle selezioni effettuate tra i filari. Potature rigorose, controllo della vegetazione e ripetuti diradamenti vengono utilizzati per ridurre drasticamente la quantità di grappoli lasciati sulla pianta, concentrando l’energia della vite su una produzione estremamente contenuta. In alcune vigne una parte consistente dell’uva viene eliminata durante la stagione e la selezione può proseguire fino a ridosso della vendemmia. Questa ricerca non nasce semplicemente dalla volontà di ottenere vini potenti o concentrati, ma dall’obiettivo di raggiungere una maturazione completa mantenendo equilibrio, freschezza e precisione aromatica. Ogni pianta viene osservata individualmente e il vigneto viene trattato quasi come un insieme di piccoli organismi differenti, adattando gli interventi alle condizioni dell’annata e della singola parcella. La Morra rappresenta il centro assoluto di questa filosofia. Le sue colline, caratterizzate prevalentemente dalle marne di Sant’Agata Fossili, sono storicamente associate a Nebbiolo di particolare eleganza e ricchezza aromatica, ma le differenze tra una MGA e l’altra possono essere considerevoli. Brunate, condivisa tra i comuni di La Morra e Barolo, è una delle vigne più celebri dell’intera denominazione e dà origine a vini capaci di combinare profondità, struttura e grande complessità. Cerequio rappresenta un altro luogo fondamentale della produzione, una collina storicamente riconosciuta per la qualità del Nebbiolo e capace di esprimere vini di grande precisione e longevità. La Serra, posta a quote relativamente elevate, porta invece verso un carattere generalmente più verticale e floreale, mentre Rocche dell’Annunziata costituisce uno dei terroir più raffinati di La Morra e occupa un posto particolare nel patrimonio della cantina. Fossati e Case Nere completano un mosaico attraverso il quale Voerzio ha costruito la propria idea di Barolo: non un unico stile applicato indistintamente a tutte le vigne, ma interpretazioni capaci di conservare le differenze tra esposizione, altitudine, terreno ed età delle piante. Una delle etichette più particolari della storia aziendale è il Barolo Riserva Vecchie Viti dei Capalot e delle Brunate, prodotto da vecchie vigne e soltanto in quantità estremamente limitate, espressione della ricerca più rigorosa della cantina. Anche i Barolo provenienti dalle singole MGA vengono prodotti in numeri contenuti e sono diventati nel tempo tra le bottiglie piemontesi maggiormente ricercate a livello internazionale. Nonostante Voerzio venga spesso associato alla generazione che ha rinnovato profondamente il Barolo tra gli anni Ottanta e Novanta, la sua filosofia difficilmente può essere ridotta alla semplice contrapposizione tra modernisti e tradizionalisti. Roberto ha sperimentato differenti strumenti di vinificazione e affinamento, ma il centro del suo pensiero è sempre rimasto il vigneto. Il legno non deve diventare una firma aromatica e l’evoluzione del suo lavoro nel corso delle vendemmie mostra una continua ricerca dell’equilibrio, modificando tecniche e contenitori quando necessario senza trasformarli in principi immutabili. Anche l’utilizzo di fertilizzanti chimici, diserbanti e altri interventi invasivi è stato progressivamente escluso dalla gestione delle vigne, privilegiando lavorazioni manuali e una conoscenza estremamente precisa delle singole piante. Il Nebbiolo rappresenta inevitabilmente il vertice della produzione, ma Roberto Voerzio ha dedicato la stessa attenzione anche alle altre varietà storiche delle Langhe. Barbera e Dolcetto vengono coltivati con rese molto contenute e trattati con una cura normalmente riservata ai grandi cru di Barolo, dimostrando come la gerarchia commerciale delle denominazioni non debba necessariamente determinare quella del lavoro in vigneto. Particolarmente significativa è la Barbera d’Alba Riserva Vigneto Pozzo dell’Annunziata, capace di mostrare profondità e potenziale evolutivo insoliti per la varietà, mentre il Dolcetto viene interpretato preservandone energia, frutto e carattere territoriale. La produzione comprende inoltre Nebbiolo destinato a espressioni differenti dal Barolo, sempre mantenendo la stessa attenzione quasi ossessiva verso la qualità delle uve. Nel tempo Roberto è stato affiancato dal figlio Davide, garantendo continuità familiare a una cantina che, nonostante la notorietà internazionale raggiunta, conserva una dimensione fortemente artigianale. La quantità di bottiglie prodotte rimane volutamente contenuta e ogni vigneto continua a essere seguito con una presenza manuale straordinariamente intensa. È proprio questa sproporzione tra lavoro e resa a rappresentare probabilmente il tratto più riconoscibile dell’azienda: sacrificare quantità per cercare la massima espressione possibile di ogni pianta. Roberto Voerzio ha costruito così una delle firme più riconoscibili delle Langhe contemporanee. Partito nel 1986 da pochi vigneti, ha trasformato la conoscenza minuziosa delle colline di La Morra in una collezione di Barolo capaci di raccontare Brunate, Cerequio, La Serra, Rocche dell’Annunziata e le altre grandi parcelle senza confonderne le personalità. Una filosofia nella quale la cantina rimane importante, ma viene sempre dopo la vigna: perché per Voerzio il vero lavoro del Barolo comincia molto prima della fermentazione, quando il vignaiolo decide quanti grappoli lasciare sulla pianta e quanto lontano è disposto a spingersi per permettere a pochi frutti di esprimere fino in fondo il carattere della propria collina.