LANGHE ROSATO DOC "ROSA D'AGOSTO" 2025 - ODDERO
Abbinamenti, La combinazione tra freschezza, struttura e frutto rende Rosa d’Agosto 2025 estremamente versatile a tavola. È ottimo con crudi di pesce, tartare, carpacci e crostacei, ma accompagna molto bene anche risotti vegetariani, paste fredde e piatti a base di verdure. La maggiore consistenza garantita dal Nebbiolo permette di spingersi verso salumi, formaggi di media stagionatura e carni bianche, fino a preparazioni alla griglia: la stessa cantina suggerisce infatti di provarlo fresco con la carne al barbecue. Interessante anche con vitello tonnato, pollo alle erbe o una pizza con prosciutto crudo.
Alcol, 14%
Annata, 2025
Denominazione, Langhe Rosato DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8-10°
Vitigni, In prevalenza Nebbiolo
NOTE SENSORIALI:
Il Langhe Rosato DOC “Rosa d’Agosto” 2025 di Oddero si presenta con un rosa luminoso attraversato da delicati riflessi aranciati. Il naso è fine e fragrante, con viola e petali di rosa che introducono un frutto croccante di fragola, amarena e melograno, accompagnato da leggere sfumature agrumate. Al palato sorprende per la struttura, decisamente più importante rispetto a molti rosati giocati soltanto sull’immediatezza: il sorso è succoso, pieno ma dinamico, sostenuto dalla naturale freschezza del Nebbiolo e da una piacevole tensione sapida. La permanenza sulle fecce fini aggiunge rotondità e continuità senza appesantire l’insieme. La chiusura rimane fresca e asciutta, caratterizzata da un piacevole richiamo al pompelmo rosa che alleggerisce la componente fruttata. Un rosato di Langa elegante ma non esile, capace di conservare il carattere del Nebbiolo in una veste decisamente più immediata e solare.
CURIOSITÁ:
Rosa d’Agosto 2025 nasce da Nebbiolo in purezza proveniente da giovani vigneti di La Morra, con età compresa tra 5 e 10 anni ed esposizione sud-est. Le uve vengono mantenute per circa 12 ore a temperatura controllata intorno ai 14 °C, quindi lavorate a grappolo intero in pressa con una breve macerazione di circa 12 ore, sufficiente a estrarre il delicato colore rosato senza ricercare struttura tannica eccessiva. Dopo la pressatura soffice, il mosto viene lasciato decantare staticamente per circa 18 ore a 10-12 °C; seguono fermentazione alcolica e circa tre mesi di riposo sulle fecce fini, con imbottigliamento nel mese di marzo. Nessun legno: l’obiettivo è preservare il lato più fresco e fragrante del Nebbiolo. Il 2025 raggiunge 14% vol. Rosa d’Agosto è così una lettura insolita del vitigno simbolo della famiglia Oddero, storica presenza di La Morra le cui radici documentate risalgono almeno al XVIII secolo.
Oddero +

Poderi e Cantine Oddero è uno dei nomi storici del Barolo e una delle famiglie che meglio raccontano l’evoluzione della viticoltura delle Langhe attraverso oltre due secoli di continuità. Le radici documentate degli Oddero a La Morra risalgono almeno al XVIII secolo e già tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento Giovanni Battista Oddero, seguito dai figli Lorenzo e Luigi, vinificava le uve provenienti dai vigneti di famiglia. Il passaggio fondamentale avviene nel 1878, quando Giacomo Oddero decide di imbottigliare i vini con il nome della famiglia: una scelta pionieristica per l’epoca, tanto che alla fine dell’Ottocento il Barolo Oddero veniva già esportato verso le Americhe e nel 1911 partecipava all’Esposizione Internazionale di Torino. La figura decisiva per la storia moderna dell’azienda è però un altro Giacomo Oddero, nato nel 1926, personaggio fondamentale non soltanto per la propria cantina ma per l’intero territorio piemontese. A partire dagli anni Cinquanta rinnova l’antica azienda, amplia considerevolmente il patrimonio viticolo e lavora per accrescere il prestigio dei vini delle Langhe; come assessore provinciale all’Agricoltura partecipa inoltre alla definizione di numerosi disciplinari che porteranno al riconoscimento delle DOC e successivamente delle DOCG di Langhe e Roero. Il suo impegno si estende all’intero patrimonio gastronomico locale e nel 1997 contribuisce alla nascita del Centro Nazionale Studi Tartufo d’Alba. Oggi l’eredità di Giacomo è portata avanti dalla figlia Mariacristina e dai nipoti Isabella e Pietro, rappresentanti della settima generazione, che hanno introdotto una sensibilità contemporanea mantenendo però intatta l’impostazione tradizionale della famiglia. La sede storica si trova a Santa Maria di La Morra, all’interno di una cascina costruita e ampliata progressivamente dalle diverse generazioni, con antiche cantine settecentesche ancora utilizzate per l’affinamento dei vini più longevi. Il patrimonio viticolo raggiunge circa 35 ettari, dei quali 16,5 dedicati al Nebbiolo destinato a Barolo e Barbaresco, ai quali si aggiungono circa 6 ettari di noccioleti. La straordinarietà di Oddero risiede soprattutto nella qualità e nella distribuzione delle sue vigne: la famiglia possiede parcelle in alcune delle MGA più prestigiose delle Langhe, creando una vera cartografia del Nebbiolo tra comuni e geologie differenti. Nel Barolo troviamo Monvigliero a Verduno, Brunate tra La Morra e Barolo, Rocche di Castiglione e Villero a Castiglione Falletto, Bussia Vigna Mondoca a Monforte d’Alba e Vignarionda a Serralunga d’Alba, oltre ai vigneti utilizzati per il Barolo classico tra La Morra e Castiglione Falletto. Nel territorio del Barbaresco la famiglia possiede invece la prestigiosa MGA Gallina a Neive. È proprio questa diversità a rendere particolarmente interessante la produzione: Monvigliero può esprimere il volto più floreale, fine e speziato del Nebbiolo di Verduno; Brunate combina eleganza e profondità; Rocche di Castiglione porta tensione e raffinatezza; Villero tende verso struttura e complessità; Bussia offre maggiore potenza e longevità, mentre Vignarionda, uno dei grandi cru di Serralunga, rappresenta il volto più austero, profondo e monumentale del patrimonio familiare. I terreni cambiano sensibilmente secondo le zone, alternando marne argillo-calcaree e sabbie originate dai sedimenti marini che ricoprivano queste colline milioni di anni fa, e Oddero ha costruito la propria filosofia proprio sulla volontà di non uniformare queste differenze. La conduzione dei vigneti è progressivamente passata all’agricoltura biologica certificata, risultato di un percorso iniziato molto prima della certificazione formale e basato sulla convinzione che il suolo debba essere considerato un ecosistema vivo da preservare. In cantina la famiglia rimane saldamente legata a una concezione classica del Barolo. Acciaio e legno sono i due materiali fondamentali e le singole provenienze vengono vinificate separatamente; le fermentazioni e le macerazioni del Nebbiolo sono condotte senza ricercare estrazioni esasperate, mentre l’affinamento avviene principalmente nelle tradizionali grandi botti di rovere provenienti da Austria, Slavonia e Francia. L’obiettivo non è imprimere al vino un carattere legnoso, ma permettere al Nebbiolo di evolvere lentamente mantenendo leggibile l’identità del vigneto. Anche il Barbaresco Gallina, la Barbera d’Alba Superiore e il Nizza vengono affinati in grandi botti, confermando una filosofia nella quale il legno è soprattutto uno strumento di maturazione. Il Barolo DOCG classico nasce dall’assemblaggio di vigneti situati a La Morra e Castiglione Falletto, tra cui Bricco Chiesa, Capalot e Bricco Fiasco, con vigne che in alcuni appezzamenti raggiungono circa sessant’anni; le differenti masse fermentano e svolgono la malolattica separatamente prima dell’assemblaggio, permettendo alla famiglia di costruire un Barolo capace di sintetizzare terroir differenti. Le MGA vengono invece mantenute autonome proprio per mostrare le singole identità territoriali. Particolarmente significativo è il rapporto di Oddero con il tempo: la famiglia non considera il minimo previsto dal disciplinare come un traguardo, ma utilizza affinamenti molto più lunghi per le selezioni destinate alla Riserva. Bussia Vigna Mondoca Riserva viene commercializzato dopo cinque anni, mentre Vignarionda Riserva arriva a un'attesa complessiva di dieci anni, scelta rarissima che dimostra quanto la longevità sia parte integrante della filosofia aziendale. Nel 2015 la nuova generazione ha inoltre completato una cantina parzialmente interrata, progettata per ridurre l’impatto ambientale, sfruttare naturalmente temperatura e umidità del terreno e utilizzare energia proveniente da un impianto fotovoltaico; non sostituisce la cantina storica, ma la affianca, diventando simbolicamente il contributo della settima generazione a un edificio che ogni generazione Oddero ha ampliato nel corso dei secoli. Accanto al Nebbiolo trovano spazio Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba Superiore, Nizza, Langhe Riesling e Moscato d’Asti Cascina Fiori, mostrando un patrimonio che oltre alle Langhe raggiunge anche l’Astigiano. Ma è inevitabilmente il Barolo a rappresentare il cuore della famiglia. Monvigliero, Brunate, Bussia Vigna Mondoca, Rocche di Castiglione, Villero e Vignarionda non costituiscono semplicemente una collezione prestigiosa di cru: sono il risultato di generazioni che hanno progressivamente acquisito e conservato vigne in alcuni dei luoghi più importanti della denominazione. Poderi e Cantine Oddero rappresenta così una delle espressioni più autentiche del Barolo tradizionale: grandi botti, lunghi affinamenti, Nebbiolo interpretato attraverso il luogo e una continuità familiare che parte dal XVIII secolo, arriva alle prime bottiglie firmate Giacomo Oddero nel 1878 e prosegue oggi con Mariacristina, Isabella e Pietro. Una storia nella quale innovazione e sostenibilità sono state introdotte senza cancellare la memoria della cantina, lasciando che siano soprattutto le differenze tra La Morra, Verduno, Castiglione Falletto, Monforte, Serralunga e Neive a definire l’identità dei vini.