NICOLA GATTA

METODO CLASSICO "ARCANO" NATURE RISERVA 180 LUNE - NICOLA GATTA

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Abbinamenti, Arcano 180 Lune merita una tavola all’altezza della sua evoluzione. Più che destinarlo al semplice aperitivo, lo servirei con ostriche mature, grandi crostacei, scampi, astice, rombo, baccalà e pesci importanti, oppure con risotti ai funghi, preparazioni al tartufo e formaggi stagionati. La complessità derivante dal lunghissimo affinamento può aprire anche abbinamenti meno convenzionali con pollame nobile, faraona e carni bianche saporite.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione,
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 50%, Pinot Nero 50%

NOTE SENSORIALI:

Dopo 180 lune sui lieviti, Arcano deve essere avvicinato come un grande vino evoluto prima ancora che come uno spumante. Nel calice la lunga maturazione può condurre verso tonalità dorate profonde e un’effervescenza estremamente fine e integrata. Il registro aromatico si allontana progressivamente dalla semplicità del frutto fresco per muoversi verso scorza di agrume maturo, mela evoluta, frutta secca, nocciola e mandorla, insieme a sensazioni di panificazione, spezie ed erbe essiccate. Sono descrittori coerenti con un Metodo Classico di questa evoluzione, non note di degustazione ufficiali pubblicate da Gatta per Arcano. È soprattutto la trasformazione nel bicchiere a rappresentarne il fascino: temperatura e ossigeno permettono alla componente evolutiva di allargarsi, lasciando emergere sfumature sempre differenti. Al palato ci si aspetta una materia profonda e vinosa, nella quale la bollicina non rappresenta più un elemento separato ma diventa parte della struttura. Il carattere Nature elimina qualsiasi ricerca di morbidezza attraverso il dosaggio e lascia in primo piano tensione, sapidità ed evoluzione. Un vino da bere lentamente, osservandone i cambiamenti più che ricercandone l’immediatezza.

CURIOSITÁ: 

Arcano Nature Riserva 180 Lune appartiene alla dimensione più rara e radicale del lavoro di Nicola Gatta: un Metodo Classico nel quale il tempo smette di essere semplicemente una fase produttiva e diventa parte stessa dell’identità del vino. Centottanta lune significano circa quindici anni di permanenza sui lieviti, un’attesa fuori dall’ordinario che colloca Arcano tra le espressioni di lunghissimo affinamento della produzione artigianale italiana. Nasce sulle colline calcaree di Gussago, territorio che costituisce il centro dell’intero pensiero di Gatta e che il vignaiolo vuole rappresentare senza compromessi. È importante però distinguere Arcano dalla gamma ordinaria oggi presentata sul sito ufficiale: la collezione corrente arriva fino al Molener 90 Lune e Arcano 180 Lune non compare attualmente tra le schede tecniche pubblicate online. Per questo, sulle caratteristiche specifiche della Riserva, è preferibile non attribuire assemblaggi, percentuali o dettagli di vinificazione che Nicola Gatta non dichiara direttamente nella documentazione oggi disponibile. Rimangono invece centrali i principi che il produttore indica per i propri vini: fermentazioni spontanee esclusivamente con lieviti indigeni e nessuna aggiunta di solfiti. In Arcano questa filosofia incontra una permanenza sui lieviti semplicemente eccezionale. Quindici anni durante i quali il vino evolve lentamente, la pressione e l’effervescenza si integrano nella materia e il profilo originario lascia progressivamente spazio a una complessità terziaria profondissima. Più che una semplice bollicina, Arcano è una bottiglia costruita intorno al concetto di attesa.

Nicola Gatta

Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.