CHÂTEAU GRUAUD LAROSE

SAINT JULIEN 2° GRAND CRU CLASSÉ 2018 - CHÂTEAU GRUAUD LAROSE

Regular price €157,90 Sale price€180,00you save €22,10

Abbinamenti, La concentrazione e la struttura dello Château Gruaud Larose 2018 richiedono piatti importanti, capaci di confrontarsi con tannino e profondità senza sovrastarne l’eleganza. È magnifico con filetto di manzo, côte de boeuf, agnello arrosto e brasati, ma accompagna splendidamente anche anatra, piccione e selvaggina. Le note di grafite, tabacco e frutta scura creano un’ottima sintonia con preparazioni ai funghi porcini o al tartufo nero, mentre la struttura permette l’abbinamento con formaggi stagionati di grande intensità. Da provare con una costata alla brace o con un carré d’agnello alle erbe.
Alcol, 14,5%
Annata, 2018
Denominazione, Saint-Julien AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Bordeaux (Francia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, 67% Cabernet Sauvignon, 24% Merlot, 9% Cabernet Franc

NOTE SENSORIALI:

Lo Château Gruaud Larose 2018 si presenta con un rosso rubino profondo, ormai percorso da eleganti riflessi granati. Il naso è intenso e stratificato, con ribes nero, mora, amarena e prugna matura che si intrecciano a violetta, mentolo e liquirizia. Con l’ossigenazione emergono tabacco, chiodo di garofano, cacao amaro, grafite e sfumature più terrose, in un quadro aromatico ricco ma ben definito. Al palato è potente e avvolgente, con una materia generosa sostenuta da freschezza e da una trama tannica fitta, matura e ancora energica. La struttura importante del millesimo non compromette l’equilibrio: il frutto rimane succoso, mentre spezie e componente minerale accompagnano progressivamente il sorso. Il finale è molto lungo, asciutto e profondo, con ritorni di cassis, tabacco, cacao e grafite. Un Saint-Julien autorevole e ancora giovane, capace di unire la ricchezza del 2018 alla tradizionale solidità di Gruaud Larose.

CURIOSITÀ:

Château Gruaud Larose è uno dei nomi storici di Saint-Julien, fondato nel 1725 e classificato Deuxième Grand Cru Classé nella celebre classificazione del Médoc del 1855. Il 2018 nasce da 67% Cabernet Sauvignon, 24% Merlot e 9% Cabernet Franc. La tenuta comprende 82 ettari su profonde graves garonnaises del Quaternario, depositate oltre 600.000 anni fa; le vigne hanno un’età media di circa 46 anni e densità comprese tra 8.500 e 10.000 ceppi per ettaro. Dopo una primavera estremamente piovosa e difficile per la forte pressione della peronospora, da luglio arrivarono caldo e siccità, seguiti da vendemmie in condizioni ottimali: lo château considera infatti il 2018 un grande millesimo, particolarmente ricco e opulento. Le uve vengono selezionate parcella per parcella e fermentano per metà in legno e metà in cemento termoregolato; la macerazione dura 20-30 giorni. Seguono 18-24 mesi in barrique di rovere francese a grana fine, per l’80% nuove.

Château Gruaud Larose

Château Gruaud Larose è uno dei nomi storici di Saint-Julien e uno dei quindici Deuxième Grand Cru Classé riconosciuti dalla classificazione bordolese del 1855. La proprietà nasce nel 1725 per iniziativa della famiglia Gruaud e nel corso del XVIII secolo passa a Joseph-Sébastien de Larose, dal quale deriva la seconda parte del nome. Già allora il vino godeva di una reputazione considerevole e nell’Ottocento il Barone Sarget contribuì ulteriormente alla sua notorietà sulle grandi tavole europee, legandogli il motto rimasto celebre ancora oggi: “Le Roi des Vins, le Vin des Rois”. Dopo una lunga fase di divisione tra differenti proprietari, il vigneto viene definitivamente riunificato nel 1935 dalla famiglia Cordier, protagonista di una delle epoche più importanti della storia moderna dello château. Nel 1997 la proprietà passa alla famiglia Merlaut, che ancora oggi ne mantiene la guida attraverso Jean Merlaut. Il patrimonio viticolo è particolarmente significativo perché Gruaud Larose conserva una caratteristica sempre più rara nel Médoc: circa 82 ettari sostanzialmente riuniti in un unico grande vigneto nel cuore di Saint-Julien-Beychevelle. Le vigne occupano un vasto plateau formato dalle profonde graves garonnaises depositate durante il Quaternario, un mosaico di ghiaie e ciottoli antichissimi caratterizzato da un drenaggio naturale particolarmente efficace. È il terroir ideale per il Cabernet Sauvignon, diventato progressivamente il protagonista assoluto della proprietà e oggi nettamente maggioritario nell’encépagement, affiancato principalmente da Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot, con una presenza storica anche di Malbec. La famiglia Merlaut ha lavorato negli ultimi decenni proprio per rafforzare ulteriormente il ruolo del Cabernet Sauvignon, considerandolo la varietà più adatta a tradurre la profondità delle graves di Gruaud Larose. Parallelamente è cambiato profondamente anche l’approccio agronomico. Dal 2019 la proprietà ha intrapreso ufficialmente la conversione biologica, ottenendo la certificazione a partire dal millesimo 2022, mentre diverse pratiche biodinamiche vengono integrate nella gestione quotidiana dei vigneti. Tisane vegetali, riduzione degli interventi, attenzione alla vita microbiologica del terreno e un vasto progetto di agroecologia fanno oggi parte della filosofia aziendale. Siepi di essenze locali, alveari, rifugi per pipistrelli, zone boschive e altri corridoi ecologici vengono utilizzati per ricostruire biodiversità all’interno di una proprietà che non viene più considerata semplicemente come una successione di filari, ma come un ecosistema complesso. È una trasformazione importante per uno château che per buona parte del Novecento era conosciuto soprattutto per la potenza e la struttura dei propri vini. Le vendemmie sono manuali e parcelle e varietà vengono lavorate separatamente per poter costruire successivamente l’assemblaggio con grande precisione. Il Cabernet Sauvignon fornisce struttura, profondità, freschezza e capacità di evoluzione; il Merlot porta maggiore morbidezza e volume, mentre Cabernet Franc e Petit Verdot completano l’insieme con profumo, speziatura e tensione. L’affinamento del Grand Vin si sviluppa generalmente per circa 16-18 mesi in barrique di rovere francese, con una quota di legno nuovo modulata in funzione della vendemmia e della struttura delle diverse masse. Negli ultimi decenni anche lo stile è progressivamente cambiato: alla tradizionale potenza che rese celebri alcune grandi annate dell’epoca Cordier si è affiancata una ricerca crescente di precisione, freschezza e raffinatezza tannica, senza perdere la profondità che appartiene naturalmente al terroir. Nel bicchiere Gruaud Larose rimane quindi profondamente Saint-Julien: cassis, mora e frutti scuri si intrecciano con grafite, cedro, tabacco, spezie e progressivamente note di sottobosco, mentre la trama tannica importante del Cabernet viene sostenuta da una freschezza che permette alle migliori annate di attraversare diversi decenni. Accanto al Grand Vin viene prodotto Sarget de Gruaud Larose, il cui nome mantiene vivo il ricordo del Barone Sarget e di uno dei capitoli fondamentali della storia della proprietà. Ma è soprattutto la continuità del grande vigneto storico a rendere Gruaud Larose particolare. A differenza di numerosi château bordolesi che nel corso dei secoli hanno visto il proprio patrimonio frammentarsi, la proprietà conserva ancora oggi dimensioni molto vicine a quelle raggiunte già alla fine del Settecento. Il 2025 ha inoltre rappresentato un anniversario particolarmente significativo: la trecentesima vendemmia dalla fondazione del domaine. Tre secoli nei quali si sono succedute quattro grandi famiglie – Gruaud e Larose, Balguerie e Sarget, Cordier e infine Merlaut – lasciando ciascuna una parte della propria identità. La celebre torre che domina il vigneto rimane il simbolo visibile di questa continuità: già Joseph-Stanislas Gruaud osservava da lì le proprie vigne e la tradizione racconta che una bandiera venisse issata per annunciare il carattere delle nuove vendemmie. Oggi Château Gruaud Larose continua a occupare un posto particolare tra i grandi cru di Saint-Julien, unendo la solidità di un Deuxième Cru Classé del 1855 a una visione agricola profondamente contemporanea. Cabernet Sauvignon, graves profonde, certificazione biologica, biodiversità e una sempre maggiore attenzione alla precisione delle vinificazioni stanno definendo il nuovo capitolo della proprietà senza cancellarne il carattere storico. “Il Re dei Vini, il Vino dei Re” rimane quindi molto più di un antico motto: sintetizza trecento anni di storia di uno dei grandi vigneti del Médoc, capace di conservare la propria identità attraversando generazioni, proprietari e differenti epoche del vino bordolese.