DOMAINE ETIENNE ET SEBASTIEN RIFFAULT

SANCERRE BLANC BIO "LES QUARTERONS" 2020 - DOMAINE ÉTIENNE ET SÉBASTIEN RIFFAULT

Regular price €31,90 Sale price€38,00you save €6,10

Abbinamenti, La struttura e la mineralità del Les Quarterons 2020 permettono abbinamenti decisamente più gastronomici rispetto a quelli di un Sauvignon leggero. È splendido con ostriche, crostacei, pesci affumicati e sushi, ma accompagna magnificamente anche cernia, rombo, branzino e preparazioni di pesce condite con agrumi ed erbe aromatiche. La maggiore materia consente di spingersi verso carni bianche, coniglio alle erbe e piatti a base di funghi. Immancabile l’abbinamento con formaggi caprini della Loira, soprattutto Crottin de Chavignol, dove acidità e mineralità del vino creano un contrasto naturale con la componente cremosa del formaggio. Interessante anche con pasta ai gamberi, olio extravergine e scorza di limone.
Alcol, 13%
Annata, 2020
Denominazione, Sancerre AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Valle della Loira (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Sauvignon Blanc 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Sancerre Blanc “Les Quarterons” 2020 di Domaine Étienne et Sébastien Riffault si presenta con un giallo paglierino intenso, ormai arricchito da leggere sfumature dorate. Il naso è ampio e decisamente personale: mela gialla, pera matura, mela cotogna e scorza di pompelmo si intrecciano a fiori di sambuco, erbe aromatiche e leggere sensazioni di frutta esotica. Con l’ossigenazione emergono sfumature balsamiche di mentolo, cenni di miele e una mineralità evidente, tra pietra, gesso e richiami leggermente fumé. Al palato è pieno e quasi cremoso nella tessitura, ma sostenuto da una freschezza vibrante e da una sapidità incisiva che mantengono il sorso energico. Il profilo è molto lontano dal Sauvignon verde e tagliente più convenzionale: qui maturità del frutto, acidità e mineralità convivono in grande equilibrio. Il finale è lungo, asciutto e persistente, con ritorni agrumati, erbacei e minerali. Un Sancerre maturo, libero e profondamente fuori dagli schemi.

CURIOSITÁ:

Les Quarterons è 100% Sauvignon Blanc e rappresenta la cuvée più classica di Sébastien Riffault, vignaiolo di Sury-en-Vaux che dal 2002 porta avanti il domaine familiare secondo principi biologici e biodinamici. Le uve provengono da circa cinque ettari di vigne mature, con esposizioni prevalentemente sud e sud-est, radicate nei calcari bianchi del Portlandiano e nei terreni argillo-calcarei tipici del Sancerrois. La vendemmia è manuale e viene effettuata a piena maturità, una delle chiavi dello stile Riffault. Dopo la pressatura diretta, la fermentazione parte spontaneamente con lieviti indigeni in acciaio e procede molto lentamente; anche la malolattica si svolge naturalmente. Il vino rimane quindi a lungo sulle fecce negli stessi contenitori, senza legno e senza correzioni enologiche invasive. Riffault lavora in maniera volutamente minimale, utilizzando anche i cavalli per alcune lavorazioni del terreno e ricercando Sauvignon più maturi, profondi e materici rispetto allo stile aromatico e vegetale spesso associato a Sancerre.

Domaine Etienne Et Sebastien Riffault

Domaine Étienne et Sébastien Riffault è una piccola realtà familiare di Sury-en-Vaux, nel settore settentrionale di Sancerre, dove la famiglia Riffault coltiva la vite da diverse generazioni. Oggi il volto più rappresentativo del domaine è Sébastien Riffault, entrato progressivamente nell’azienda del padre Étienne all’inizio degli anni Duemila dopo gli studi a Beaune e alcune esperienze fuori dalla Loira. Il suo ritorno segna l’inizio di una profonda evoluzione: Sébastien sceglie di orientare il lavoro verso l’agricoltura biologica e biodinamica e, soprattutto, sviluppa una propria interpretazione del Sauvignon Blanc, molto distante dallo stile più immediato e aromatico con cui Sancerre viene spesso identificato. Il domaine dispone di circa una dozzina di ettari, quasi interamente dedicati al Sauvignon Blanc e completati da una piccola superficie di Pinot Noir. I vigneti si trovano sulle colline intorno a Sury-en-Vaux, spesso su pendii importanti, e comprendono parcelle caratterizzate da differenti combinazioni di calcare, argilla, marne e silex. Molte vigne possiedono diverse decine d’anni e vengono coltivate cercando di mantenere rese contenute e un'elevata vitalità del terreno. Una parte delle lavorazioni viene effettuata con il cavallo, soprattutto nelle parcelle dove Sébastien vuole evitare il compattamento provocato dai mezzi meccanici, mentre tra i filari viene favorita la presenza della vegetazione spontanea. L’obiettivo non è semplicemente aderire a un disciplinare biologico, ma costruire un vigneto capace di raggiungere autonomamente il proprio equilibrio e produrre uve sufficientemente sane da poter essere lavorate in cantina con pochissimi interventi. È però il momento della vendemmia a distinguere maggiormente Riffault da molti altri produttori di Sancerre. Sébastien raccoglie generalmente molto tardi, aspettando una maturazione avanzata del Sauvignon Blanc e accettando, quando le condizioni dell’annata lo consentono, la presenza della botrytis sui grappoli. In alcune selezioni la percentuale di uve interessate dalla muffa nobile può diventare significativa. Non si tratta tuttavia di produrre vini dolci: le fermentazioni vengono portate avanti fino a ottenere vini secchi, utilizzando la maturazione avanzata e la botrytis come elementi capaci di ampliare struttura e complessità. Questa scelta modifica profondamente il carattere del Sauvignon. Alle classiche sensazioni agrumate, vegetali e minerali si aggiungono frutta più matura, spezie, erbe, note mielate e una tessitura molto più profonda, mentre l’acidità naturale del territorio permette di conservare tensione e dinamismo. Anche in cantina l’approccio rimane essenziale. Le fermentazioni partono spontaneamente attraverso i lieviti presenti naturalmente sulle uve e non vengono utilizzate tecniche finalizzate a standardizzare il profilo aromatico. I vini svolgono generalmente la fermentazione malolattica e maturano a lungo sulle proprie fecce, spesso all’interno di vecchie botti e barrique che hanno ormai perso gran parte della propria capacità di trasferire aromi di rovere. Il legno diventa quindi un semplice contenitore di evoluzione, capace di favorire un lento scambio con l’ossigeno senza sovrapporsi al carattere dell’uva. Chiarifiche e filtrazioni vengono evitate o ridotte al minimo e anche l’impiego della solforosa segue una filosofia estremamente contenuta. Il tempo assume così un ruolo fondamentale: alcuni vini rimangono sulle fecce per periodi molto lunghi prima dell’imbottigliamento e vengono concepiti per continuare a evolvere anche dopo diversi anni in bottiglia. Akméniné, Auksinis, Skeveldra e Saulétas sono tra le cuvée che meglio raccontano questa filosofia e permettono a Sébastien di distinguere parcelle, terreni e differenti livelli di maturazione delle uve. I loro nomi derivano dalla lingua lituana, omaggio alle origini della moglie di Sébastien, e sono diventati uno degli elementi più riconoscibili della cantina. Auksinis richiama l’idea dell’oro e del colore dorato, mentre Akméniné e Skeveldra rimandano al mondo della pietra, riferimento particolarmente significativo per vini nei quali la componente minerale del territorio occupa un ruolo centrale. Skeveldra rappresenta una delle interpretazioni più estreme: nasce da vecchie vigne di Sauvignon Blanc con rese particolarmente basse e può comprendere una quota importante di grappoli interessati dalla botrytis. Dopo la fermentazione spontanea il vino affronta un affinamento molto prolungato sulle fecce in vecchi contenitori di legno, arrivando in alcune annate a diversi anni prima dell’imbottigliamento. Auksinis e Akméniné permettono invece di osservare altre sfumature del Sauvignon di Sury-en-Vaux, mostrando come esposizione, terreno e maturazione possano modificare profondamente il comportamento della stessa varietà. Accanto a queste selezioni esistono interpretazioni più immediate, ma sempre coerenti con la filosofia aziendale, mentre il Pinot Noir rappresenta la piccola anima rossa del domaine e viene lavorato con lo stesso approccio poco interventista. Il lavoro di Sébastien Riffault assume un significato particolare proprio perché nasce all’interno di una denominazione fortemente identificata con uno stile preciso. Sancerre è diventato nel mondo sinonimo di Sauvignon Blanc fresco, aromatico e immediatamente leggibile; Riffault sceglie invece di mostrarne un volto completamente differente, nel quale maturità, botrytis, fermentazione malolattica e lunghi affinamenti diventano strumenti per raggiungere maggiore profondità. Non cerca quindi di produrre ogni anno lo stesso vino, ma accetta che l’andamento della stagione modifichi tempi di raccolta, quantità di botrytis e carattere finale delle singole cuvée. Étienne rappresenta il legame con la storia agricola della famiglia, mentre Sébastien ha trasformato questa eredità in una delle interpretazioni più personali del Sancerrois contemporaneo. Biodinamica, cavallo, vecchie vigne, vendemmie tardive, fermentazioni spontanee e lunghissime permanenze sulle fecce non sono elementi isolati, ma parti di un unico pensiero: ottenere uve mature e vitali e intervenire successivamente il meno possibile. Domaine Étienne et Sébastien Riffault racconta così un Sancerre fuori dagli schemi, capace di abbandonare l’immediatezza aromatica per cercare materia, complessità e longevità. Un Sauvignon Blanc profondamente personale, nel quale il carattere delle colline di Sury-en-Vaux emerge attraverso una viticoltura rigorosa e soprattutto attraverso la libertà di aspettare, in vigna come in cantina, tutto il tempo necessario.