DONNAFUGATA

SICILIA BIANCO DOC "VIGNA DI GABRI" 2024 - DONNAFUGATA

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Abbinamenti, La freschezza, la sapidità e la buona struttura del Vigna di Gabri 2024 lo rendono particolarmente adatto a una cucina di mare elegante. È ideale con risotti ai crostacei, linguine alle vongole, cous cous di pesce, branzino e dentice al forno, ma accompagna molto bene anche sformati di verdure e preparazioni a base di pesce con erbe mediterranee. La sua morbidezza permette inoltre di abbinarlo a carni bianche delicate, pollo alle erbe e vitello servito con salse leggere. Molto interessante anche con formaggi freschi o di media stagionatura. Da provare con un pesce spada agli agrumi oppure con una ricciola al forno profumata al timo.
Alcol, 13%
Annata, 2024
Denominazione, Sicilia DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Ansonica, Lucido (sinonimo di Catarratto), Viognier, Sauvignon blanc e Chardonnay

NOTE SENSORIALI:

Il Sicilia Bianco DOC “Vigna di Gabri” 2024 di Donnafugata si presenta con un giallo paglierino brillante e luminoso. Il naso è intenso ma raffinato, con sambuco e fiori bianchi che aprono la strada a pesca gialla, mela matura e delicate sensazioni agrumate. Con l’ossigenazione emergono erbe aromatiche e richiami mediterranei, accompagnati da leggere sfumature balsamiche e da una componente più morbida di frutta a polpa gialla. Al palato è fresco, armonioso e ben disteso, con una materia elegante sostenuta da una vena sapida molto evidente che imprime ritmo e continuità al sorso. La tessitura è morbida ma non opulenta, mentre il leggero contributo del legno aggiunge profondità senza modificare la nitidezza aromatica. Il finale è lungo, asciutto e salino, con ritorni floreali, fruttati ed erbacei. Un bianco mediterraneo elegante e complesso, capace di combinare immediatezza e una notevole predisposizione all’evoluzione.

CURIOSITÀ:

Vigna di Gabri è uno dei vini storici di Donnafugata: la prima annata risale al 1987 e porta il nome di Gabriella Anca Rallo, fondatrice dell’azienda insieme al marito Giacomo, che volle personalmente questo cru perché profondamente affascinata dalla fragranza dell’Ansonica. Il 2024 nasce nella Tenuta di Contessa Entellina e in altre parcelle particolarmente vocate della Sicilia occidentale, tra 200 e 400 metri, su colline caratterizzate prevalentemente da suoli franco-argillosi. L’assemblaggio comprende Ansonica, Lucido – sinonimo di Catarratto –, Viognier, Sauvignon Blanc e Chardonnay. L’annata 2024 è stata poco piovosa e più calda della media, con una vendemmia anticipata e rese inferiori: Chardonnay, Sauvignon, Viognier e Ansonica sono stati raccolti durante agosto, mentre il Lucido tra fine agosto e metà settembre. Dopo la pressatura soffice, la fermentazione avviene in acciaio; seguono 8 mesi di affinamento prevalentemente in vasca e, per una parte, sul feccino nobile in barrique di secondo passaggio, quindi almeno 7 mesi in bottiglia. Donnafugata ne indica una capacità evolutiva superiore ai dieci anni.

Donnafugata

Donnafugata è una delle realtà che hanno maggiormente contribuito alla crescita e all’affermazione internazionale del vino siciliano, trasformando la straordinaria diversità dell’isola nel cuore della propria identità. La cantina nasce nel 1983 dalla visione di Giacomo Rallo e Gabriella Anca, ma le radici della famiglia nel mondo del vino sono molto più antiche e risalgono alla metà dell’Ottocento, con le storiche cantine di Marsala.
Il progetto prende forma nella tenuta di Contessa Entellina, nella Sicilia occidentale, dove Giacomo e Gabriella scelgono di dare una nuova direzione alla lunga esperienza vitivinicola familiare. Sono anni importanti per l’enologia dell’isola: la Sicilia sta iniziando a riscoprire il valore dei propri territori e Donnafugata decide fin dall’inizio di puntare sulla qualità, sulla valorizzazione dei vitigni e su una visione capace di guardare oltre i confini regionali.
Fondamentale è la figura di Gabriella Anca Rallo, tra le protagoniste della moderna viticoltura siciliana. È anche grazie alla sua sensibilità artistica che nasce l’immaginario immediatamente riconoscibile di Donnafugata, fatto di colori, figure femminili e suggestioni mediterranee. Il nome stesso della cantina trae ispirazione dal Gattopardo e dalla storia di una regina in fuga che avrebbe trovato rifugio nelle terre siciliane: da qui “Donna in fuga”, Donnafugata. Questa unione tra vino, arte e cultura siciliana diventa nel tempo uno dei tratti distintivi dell’azienda. Le etichette non sono semplici elementi grafici, ma piccoli racconti che richiamano paesaggi, personaggi, letteratura e atmosfere dell’isola, creando un linguaggio capace di rendere immediatamente riconoscibile ogni bottiglia. Il cuore storico della produzione rimane Contessa Entellina, territorio collinare della Sicilia occidentale caratterizzato da differenti altitudini, esposizioni e condizioni pedoclimatiche. Qui varietà autoctone e internazionali vengono interpretate cercando equilibrio tra maturità mediterranea, freschezza e identità territoriale. Un capitolo fondamentale si apre nel 1989, quando Donnafugata arriva a Pantelleria. L’isola rappresenta uno degli ambienti viticoli più estremi del Mediterraneo: vento, sole, scarsità d’acqua, terreni vulcanici e piccoli terrazzamenti protetti da muretti a secco definiscono un paesaggio nel quale la coltivazione della vite richiede ancora oggi un enorme lavoro manuale. Protagonista assoluto è lo Zibibbo, coltivato attraverso il tradizionale alberello pantesco, pratica agricola riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Da queste vigne nasce Ben Ryé, il celebre Passito di Pantelleria diventato una delle etichette simbolo della cantina e una delle interpretazioni più conosciute del vino dolce italiano. La ricerca della famiglia Rallo non si è però fermata alla Sicilia occidentale. Nel corso degli anni Donnafugata ha progressivamente ampliato la propria presenza sull’isola, arrivando a Vittoria e successivamente sull’Etna, due territori profondamente differenti tra loro e capaci di mostrare altri volti della viticoltura siciliana. A Vittoria protagonisti sono soprattutto Nero d’Avola e Frappato, varietà capaci di interpretare il clima e i terreni dell’area iblea attraverso vini nei quali frutto, freschezza ed eleganza trovano un particolare equilibrio. Sull’Etna, invece, lo scenario cambia completamente: altitudine, forti escursioni termiche e terreni di origine vulcanica diventano il contesto ideale per Nerello Mascalese e Carricante. Proprio questa capacità di lavorare in territori molto diversi rappresenta uno degli aspetti più interessanti di Donnafugata. Contessa Entellina, Pantelleria, Vittoria ed Etna, insieme alle storiche cantine di Marsala, permettono alla famiglia di raccontare differenti anime della Sicilia senza cercare di uniformarle sotto un unico stile. Ogni territorio viene interpretato secondo le proprie caratteristiche, scegliendo varietà e tecniche di vinificazione capaci di rispettarne l’identità. La Sicilia non viene quindi raccontata come una terra viticola uniforme, ma come un vero continente enologico, nel quale pochi chilometri possono significare differenze profonde di clima, altitudine, terreno e tradizione. A questa filosofia si accompagna una crescente attenzione verso la sostenibilità, la biodiversità e la conservazione dei paesaggi agricoli. Un impegno particolarmente significativo in luoghi fragili come Pantelleria, dove continuare a coltivare la vite significa anche custodire terrazzamenti, muretti a secco e pratiche agricole tramandate attraverso generazioni. Oggi il progetto continua con José e Antonio Rallo, figli dei fondatori, che hanno raccolto l’eredità di Giacomo e Gabriella mantenendo la famiglia direttamente coinvolta nella gestione dell’azienda. Una nuova generazione sta inoltre iniziando a partecipare alla vita della cantina, proseguendo una storia familiare che nel vino affonda le proprie radici nell’Ottocento. Donnafugata è così un viaggio attraverso la Sicilia e le sue molteplici identità. Dalle colline di Contessa Entellina agli alberelli di Zibibbo di Pantelleria, dal Frappato di Vittoria fino al Nerello Mascalese e al Carricante dell’Etna, la famiglia Rallo ha costruito un progetto nel quale vino, territorio, arte e cultura mediterranea diventano parti dello stesso racconto.