DOMAINE DU COULET

VIN DE FRANCE "PETIT OURS BLANC" 2023 - DOMAINE DU COULET

Regular price €25,90 Sale price€29,00you save €3,10

Abbinamenti, La morbidezza della Roussanne e la freschezza mantenuta dalla vinificazione in acciaio rendono Petit Ours Blanc 2023 un bianco particolarmente gastronomico. È ottimo con branzino, orata e rana pescatrice, soprattutto se accompagnati da erbe aromatiche o finocchio, ma si abbina molto bene anche a capesante, crostacei e risotti cremosi. La componente speziata permette interessanti accostamenti con pollo allo zafferano, carni bianche e preparazioni leggermente speziate della cucina asiatica, mentre la struttura sostiene senza difficoltà formaggi caprini e Comté di media stagionatura.
Alcol, 13%
Annata, 2023
Denominazione, Vin de France
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Valle del Rodano (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Marsanne, Roussanne, Viognier

NOTE SENSORIALI:

Il Vin de France “Petit Ours Blanc” 2023 di Domaine du Coulet si presenta con un giallo paglierino luminoso, di bella intensità. Il naso è aperto e fragrante, con pesca bianca, pera matura e mela gialla che si intrecciano a fiori di campo e delicate sensazioni agrumate. Con l’ossigenazione emergono sfumature più profonde di erbe aromatiche, finocchio e spezie fini, accompagnate da un sottile richiamo minerale. Al palato è morbido e generoso, con una consistenza rotonda tipica della Roussanne, ma ben sostenuta da un’acidità precisa che mantiene il sorso fresco e dinamico. La componente fruttata rimane succosa e nitida, mentre l’affinamento esclusivamente in acciaio preserva tensione e pulizia aromatica. Il finale è persistente, asciutto e leggermente speziato, con ritorni di pesca, fiori ed erbe. Un bianco del Rodano ricco ma mai pesante, costruito sull’equilibrio tra materia, freschezza e immediata piacevolezza.

CURIOSITÀ:

Petit Ours Blanc appartiene alla linea con cui Matthieu Barret affianca ai vini del Domaine du Coulet alcune cuvée realizzate attraverso uve provenienti da vignaioli di fiducia che condividono la sua filosofia biologica e biodinamica. Per il 2023 la scheda tecnica dedicata all’annata indica un assemblaggio di 95% Roussanne e 5% Marsanne. Le vigne si trovano intorno ad Autichamps, nella Drôme, a circa 420 metri di altitudine, su terreni composti da argilla, limo e sabbia poggiati su una dura matrice calcarea. Le uve vengono raccolte manualmente e pressate direttamente; il mosto decanta a freddo per circa 18 ore prima di fermentare spontaneamente con lieviti indigeni in acciaio per circa due settimane. Il vino rimane poi per 10 mesi negli stessi contenitori, senza travasi, prima dell’imbottigliamento. “Petit Ours”, piccolo orso, richiama con ironia lo stesso Matthieu Barret, che scherzosamente considera l’orso disegnato in etichetta una sorta di proprio autoritratto.

Domaine Du Coulet

Domaine du Coulet è una delle realtà più rappresentative della Cornas contemporanea e porta la firma di Matthieu Barret, vigneron che dalla fine degli anni Novanta ha profondamente trasformato la proprietà familiare costruendo una propria interpretazione della Syrah e dei grandi terroir granitici del Rodano settentrionale. Matthieu prende in mano le vigne nel 1998 e inizialmente conferisce le uve alla cooperativa, ma già nel 2001 realizza le prime vinificazioni personali; parallelamente cambia radicalmente il lavoro agricolo, introducendo l’agricoltura biologica dal 2001 e la biodinamica dal 2002, quando queste pratiche erano ancora decisamente poco diffuse nella zona. Oggi il domaine lavora circa 20 ettari di vigneti in forte pendenza, con una parte fondamentale concentrata nell’AOC Cornas e altre parcelle tra Saint-Péray, Saint-Joseph, côtes du rhône e Vin de France.  Il cuore assoluto rimane Cornas, dove la Syrah è l’unico vitigno ammesso per i rossi della denominazione e trova un ambiente straordinariamente particolare: ripidissimi versanti terrazzati e vecchi graniti profondamente degradati, localmente chiamati “gore”, capaci di frantumarsi progressivamente fino a formare terreni poveri, drenanti e ricchi di componenti minerali. Le esposizioni delle vigne del domaine sono differenti, anche se prevalgono quelle rivolte verso est, e il patrimonio comprende piante di età molto diverse, con alcuni impianti storici risalenti agli anni Venti del Novecento. Matthieu considera però il terroir non semplicemente come una combinazione di geologia e vitigno, ma come un ecosistema vivo: il biologico e la biodinamica diventano quindi gli strumenti attraverso cui ottenere uve capaci di esprimere autonomamente il luogo in cui sono nate. La filosofia viene sintetizzata dallo stesso produttore nel concetto di “raisin star”: il protagonista deve essere l’uva, mentre il compito della cantina è evitare di sovrapporre alla materia prima una firma tecnica troppo evidente. Per questo il lavoro contemporaneo del domaine ricerca vini eleganti, freschi, digeribili e profondamente territoriali, allontanandosi progressivamente dall’immagine storica di Cornas come denominazione capace soltanto di Syrah massicce, estratte e austere. Dal 2016 Matthieu ha completamente eliminato le barrique dalla propria cantina e le fermentazioni vengono condotte senza solforosa e senza additivi enologici, privilegiando vinificazioni poco estrattive e affinamenti capaci di preservare energia e purezza aromatica. Una delle caratteristiche più riconoscibili della cantina è proprio l’utilizzo di contenitori alternativi al legno: cemento, terracotta, ceramica e vetro, spesso in forme ovoidali, vengono scelti secondo la singola cuvée per accompagnare l’affinamento sulle fecce senza imprimere aromi estranei al vino. La gamma permette di comprendere perfettamente questa evoluzione. Petit Ours rappresenta l’interpretazione più immediata della Syrah secondo Matthieu Barret, costruita sul frutto, sulla freschezza e sulla bevibilità, mentre Brise Cailloux entra direttamente nel mondo di Cornas e costituisce una delle cuvée centrali del domaine, con una materia più profonda e territoriale ma sempre lontana dalla ricerca di potenza fine a se stessa. Billes Noires porta la selezione verso maggiore concentrazione e profondità e nasce dalle parcelle più ambiziose, mentre Gore rappresenta storicamente una delle espressioni più rare e radicali del progetto, il cui nome richiama direttamente il granito decomposto che costituisce l’essenza geologica di Cornas. Accanto ai rossi, Matthieu lavora anche varietà bianche come Marsanne, Roussanne e Viognier e ha progressivamente ampliato la propria ricerca verso Saint-Péray e altri territori del Rodano settentrionale. Il progetto comprende inoltre due anime complementari: Domaine du Coulet identifica principalmente il patrimonio direttamente legato alla proprietà, mentre attraverso Matthieu Barret SARL il vigneron può lavorare anche uve provenienti da vigneti selezionati, ampliando il proprio campo d’azione oltre le parcelle familiari.  Questa libertà spiega anche la presenza di etichette dai nomi volutamente anticonvenzionali, spesso ironici e provocatori, che riflettono bene il carattere indipendente del produttore. Dietro questa immagine informale esiste però un lavoro estremamente rigoroso: vendemmie manuali, viticoltura biologica e biodinamica praticata da oltre vent’anni, parcelle terrazzate sui ripidi graniti di Cornas e una ricerca continua sui contenitori di affinamento. Il Domaine du Coulet rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Rodano settentrionale contemporaneo: Matthieu Barret ha preso un patrimonio familiare radicato a Cornas e lo ha progressivamente liberato da tutto ciò che riteneva superfluo, passando dal legno ai materiali neutri, riducendo l’estrazione e mettendo al centro l’energia naturale della Syrah. Il risultato è una lettura di Cornas nella quale profondità e mineralità non devono necessariamente significare peso e austerità: Petit Ours, Brise Cailloux, Billes Noires e le selezioni più rare raccontano livelli differenti della stessa filosofia, costruita intorno a un principio apparentemente semplicissimo ma portato avanti con grande coerenza: prima viene l’uva, poi il luogo, e soltanto alla fine la mano del vignaiolo.