VINO SPUMANTE EXTRA BRUT "QUATTROCENTO" 40 LUNE SBOCCATURA SETTEMBRE 2020 - NICOLA GATTA
Abbinamenti, Quattrocento 40 Lune è una bollicina dalla forte vocazione gastronomica, capace di accompagnare tranquillamente un intero pasto. Freschezza, struttura e carattere asciutto lo rendono eccellente con ostriche, crudi di mare, scampi, gamberi e tartare di pesce, mentre la complessità sviluppata durante le 40 lune permette di affrontare piatti più strutturati come baccalà, pesce azzurro, rombo e grandi pesci al forno. Splendido con fritti, tempura e preparazioni caratterizzate da una componente grassa, trova interessanti punti d’incontro anche con salumi, formaggi di media stagionatura e carni bianche.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Vino Spumante
Filosofia, Artigianale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero
NOTE SENSORIALI:
Il Vino Spumante Extra Brut “Quattrocento” 40 Lune, sboccatura settembre 2020, di Nicola Gatta si presenta oggi con un giallo paglierino intenso tendente al dorato, attraversato da un perlage finissimo e ormai perfettamente integrato. Il naso è complesso ed evoluto, con scorza di cedro e limone maturo, mela gialla e fiori d’acacia che si intrecciano a note di talco, crosta di pane e pasticceria secca. Con l’ossigenazione emergono mandorla, nocciola, spezie delicate e una sottile vena ossidativa, caratteristica ricercata dallo stesso Gatta purché rimanga in equilibrio con la vitalità del vino. Al palato è asciutto, pieno e allo stesso tempo tesissimo, con acidità ancora energica e una marcata componente salina e calcarea. Il finale è lungo, secco e dinamico, con ritorni agrumati, minerali e di frutta secca. La lunga evoluzione post-sboccatura rende questa bottiglia particolarmente complessa e affascinante.
CURIOSITÀ:
Quattrocento, oggi presentato dal produttore semplicemente come “400”, nasce sulle colline di Gussago e Cellatica, nella parte orientale del territorio franciacortino, a circa 400 metri di altitudine: proprio questa quota spiega il nome della cuvée. I suoli sono molto particolari, a matrice calcarea con infiltrazioni ferrose e stratificazioni argillose, nettamente differenti da buona parte dei terreni morenici della zona. La versione legata alle sboccature del 2020 è documentata con un assemblaggio di circa 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero vinificato in bianco. I vini base fermentano spontaneamente con lieviti indigeni, senza chiarificanti né stabilizzanti e senza aggiunta di solforosa. La seconda fermentazione avviene in bottiglia e il vino rimane sui lieviti per 40 lune, quindi circa 40 mesi. Il dosaggio storico del Quattrocento era di circa 3 g/l, realizzato con zucchero di canna grezzo disciolto nel vino, collocandolo pienamente nella categoria Extra Brut. La sboccatura di settembre 2020 è effettivamente documentata e oggi rappresenta una rara fotografia dello stile di Gatta dopo diversi anni di evoluzione.
Nicola Gatta +
Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.