BARBERA D'ALBA SUPERIORE DOC "ARIOTA" 2022 - DIEGO PRESSENDA
Abbinamenti, La ricchezza del frutto e soprattutto la viva acidità dell’Ariota 2022 la rendono ideale con una cucina saporita e succulenta. È perfetta con agnolotti del plin al sugo d’arrosto, tajarin al ragù, lasagne e primi piatti con condimenti di carne, ma accompagna magnificamente anche brasati, arrosti, costate alla griglia e selvaggina. Molto riuscito l’abbinamento con salsiccia, carni di maiale e preparazioni dalla componente grassa, dove la freschezza della Barbera riesce a mantenere il palato pulito e dinamico. Ottima anche con formaggi stagionati e tome piemontesi mature.
Alcol, 15%
Annata, 2022
Denominazione, Barbera d'Alba Superiore DOC
Filosofia, Sostenibile
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera 100%
NOTE SENSORIALI:
La Barbera d’Alba Superiore DOC “Ariota” 2022 di Diego Pressenda si presenta con un rosso rubino intenso e luminoso, ancora attraversato da vivaci riflessi violacei. Il naso è ricco e generoso, con ciliegia matura, prugna, melograno e piccoli frutti scuri in primo piano, accompagnati da violetta e delicate sfumature floreali. Con l’ossigenazione emergono note più profonde di vaniglia, liquirizia, tabacco e spezie dolci, insieme a leggere sensazioni terrose che aumentano la complessità. Al palato è piena, succosa e avvolgente, sostenuta dalla naturale freschezza della Barbera che dona energia a una materia importante e matura. I tannini sono morbidi e vellutati, ben integrati nella struttura, mentre il passaggio in legno contribuisce alla rotondità senza cancellare il carattere del frutto. Il finale è lungo e armonioso, con ritorni di ciliegia, prugna, spezie e leggere note vanigliate. Una Barbera intensa e strutturata, ma capace di mantenere equilibrio, freschezza e una piacevole eleganza.
CURIOSITÁ:
Ariota nasce da Barbera in purezza coltivata a Monforte d’Alba nella parte più alta della collina aziendale, a circa 500 metri di altitudine, dove i terreni diventano più magri, chiari e prevalentemente calcarei. Il vigneto guarda a sud-est e comprende impianti realizzati tra il 1997 e il 2011. Il nome racconta direttamente questo luogo: “ariota” in dialetto piemontese indica una piacevole brezza e richiama il vento che arriva dal Mar Ligure e attraversa frequentemente queste vigne, contribuendo a mantenere ventilazione e freschezza. La vendemmia avviene generalmente nella prima settimana di ottobre; in cantina segue una macerazione sulle bucce di circa 8-10 giorni e quindi un affinamento di 10-12 mesi in barrique di rovere francese. Diego Pressenda porta avanti a La Torricella una storia profondamente familiare: i suoi genitori arrivarono qui come mezzadri negli anni Quaranta, mentre Diego iniziò ad acquistare i primi terreni già a diciotto anni. Oggi il progetto coinvolge anche i figli e rappresenta una delle espressioni familiari di Monforte d’Alba più legate alla propria collina.
Diego Pressenda +
Diego Pressenda è una realtà familiare di Monforte d’Alba, nata nella zona di Sant’Anna, sulle colline che salgono verso Roddino e l’Alta Langa. La storia della famiglia è strettamente legata a La Torricella, cascina nella quale Diego è nato e dove i suoi nonni si erano trasferiti negli anni Quaranta lavorando come mezzadri. Il passaggio fondamentale arriva quando Diego, appena diciottenne, comincia ad acquistare personalmente piccoli appezzamenti e avvia la propria attività di viticoltore, costruendo progressivamente un patrimonio agricolo che sarebbe diventato la base dell’azienda attuale. È una storia profondamente contadina, sviluppata senza partire da grandi proprietà già consolidate: vigneto dopo vigneto, Diego e la moglie Rosanna Mosso hanno trasformato La Torricella in un progetto familiare capace di riunire produzione vinicola, agricoltura e ospitalità. Oggi anche la nuova generazione partecipa direttamente all’attività: Silvia Pressenda è l’enologa della cantina, Oscar segue la parte commerciale, mentre Alessandra e Annalisa sono coinvolte nelle altre attività sviluppate dalla famiglia insieme al genero Francesco Celia. La proprietà si trova in una zona particolarmente interessante di Monforte, dove alcuni vigneti raggiungono quote prossime ai 500 metri e beneficiano di importanti escursioni termiche, ventilazione e maturazioni generalmente progressive. Il patrimonio viticolo permette alla famiglia di lavorare sia con le varietà tradizionali delle Langhe sia con uve bianche capaci di beneficiare delle altitudini maggiori. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto costituiscono naturalmente il nucleo storico della produzione, affiancati da Chardonnay e Riesling Renano. Il Nebbiolo trova la propria espressione più importante nei Barolo, attraverso tre differenti interpretazioni: Barbadelchi, Bricco San Pietro e Le Coste di Monforte. Barbadelchi nasce da Nebbiolo proveniente da un vigneto impiantato nel 1995 e porta nel nome un riferimento familiare, essendo dedicato allo zio Adelchi. Dopo una macerazione di circa 15-20 giorni, il vino matura per 30 mesi in grandi botti di rovere francese e prosegue l’affinamento in bottiglia. È una scelta che racconta bene l’approccio della famiglia al Barolo: lasciare al Nebbiolo il tempo necessario per distendere la propria struttura e raggiungere equilibrio senza accelerarne artificialmente l’evoluzione. Bricco San Pietro e Le Coste di Monforte permettono di approfondire ulteriormente il rapporto tra il vitigno e le differenti vigne del comune, mostrando come esposizione, altitudine e composizione del terreno possano modificare sensibilmente il carattere del Nebbiolo anche all’interno dello stesso territorio. Accanto al Barolo, “Il Donato” rappresenta una lettura differente della varietà e porta con sé un altro elemento personale della storia aziendale: Donato è infatti il secondo nome di Diego Pressenda. Il vino nasce da un vigneto impiantato nel 1997 e affronta un affinamento in barrique di rovere francese, con le singole botti degustate separatamente prima di decidere l’assemblaggio definitivo. La Barbera viene interpretata attraverso “Ariota”, mentre il Dolcetto occupa un posto particolarmente importante nella produzione e nella cultura familiare. Il Dolcetto d’Alba “Dosso”, proveniente anche da vigne impiantate negli anni Ottanta, segue una vinificazione essenziale e un affinamento in acciaio che ne preserva il carattere fruttato e quella naturale immediatezza che storicamente ne ha fatto il vino quotidiano delle famiglie delle Langhe. La curiosità di Diego e della nuova generazione ha però portato l’azienda anche oltre le interpretazioni più tradizionali. Uno degli esempi più originali è “Letizia”, Metodo Classico Pas Dosé ottenuto da Dolcetto e Riesling Renano: le uve vengono raccolte anticipatamente per preservare acidità, la rifermentazione avviene in bottiglia e il vino rimane sui lieviti prima del dégorgement, senza aggiunta di liqueur de dosage. È una scelta insolita che mostra la volontà di sperimentare partendo comunque dalle caratteristiche dei propri vigneti. Anche Chardonnay e Riesling assumono un ruolo significativo grazie alle quote elevate di alcune parcelle. Lo Chardonnay viene coltivato fino a circa 500 metri su terreni prevalentemente calcareo-argillosi e vinificato in acciaio, con permanenza sulle proprie fecce prima dell’imbottigliamento, ricercando soprattutto freschezza e precisione aromatica. Il Riesling amplia ulteriormente questa lettura più fresca e verticale delle Langhe, mostrando un volto di Monforte meno immediatamente associato ai grandi rossi della denominazione. Nel tempo la famiglia ha affiancato alla produzione vinicola un progetto di ospitalità sviluppato attorno a La Torricella: nel 2010 nasce l’agriturismo con camere e ristorante, seguito successivamente da altre esperienze dedicate all’accoglienza. Non si tratta però di un’attività separata dalla cantina, ma di un'estensione della stessa dimensione familiare, pensata per permettere agli ospiti di conoscere direttamente vigneti, vini, cucina e paesaggio. Diego Pressenda rimane ancora oggi alla guida dell’azienda agricola, mentre figli e genero hanno portato competenze differenti e nuove idee, trasformando progressivamente ciò che era nato dal lavoro di un giovane viticoltore in un progetto condiviso tra più generazioni. È proprio questa origine a definire maggiormente l’identità della cantina: prima dei Barolo, della struttura contemporanea e dell’ospitalità c’è la storia dei nonni mezzadri arrivati alla Torricella negli anni Quaranta e quella di Diego che, a diciotto anni, comincia ad acquistare la terra sulla quale lavorare. Da allora la crescita è avvenuta mantenendo Monforte d’Alba come centro del progetto e costruendo una gamma che affianca alla classicità di Nebbiolo, Barbera e Dolcetto una componente più sperimentale rappresentata da Riesling, Chardonnay e Metodo Classico. Una realtà nella quale il vino rimane soprattutto il risultato di una storia familiare vissuta quotidianamente nello stesso luogo, con generazioni diverse che lavorano insieme e continuano a trasformare La Torricella senza perdere il legame con le proprie origini.