TAPPERO MERLO

CALUSO SPUMANTE DOCG "CUVÉE DES PALADINS" 2018 - TAPPERO MERLO

Prix régulier €33,50 Prix de solde€37,00vous économisez €3,50

Abbinamenti, La freschezza, la mineralità e la lunga permanenza sui lieviti rendono la Cuvée des Paladins 2018 una bollicina decisamente gastronomica, capace di accompagnare l’intero pasto. È splendida con fritti di mare e di terra, tempura di verdure, crostacei, pesci al forno e preparazioni saporite come zuppe di pesce e cacciucco. Trova grande equilibrio anche con risotti alle verdure, primi piatti di mare, salumi piemontesi e formaggi di media stagionatura, dove acidità e perlage riescono a ripulire il palato con grande efficacia. Interessante anche con trota e altri pesci di lago, in un abbinamento profondamente territoriale.
Alcol, 13%
Annata, 2018
Denominazione, Caluso Spumante DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Erbaluce 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Caluso Spumante DOCG “Cuvée des Paladins” 2018 di Tappero Merlo si presenta con un giallo paglierino brillante, arricchito da eleganti riflessi dorati e da un perlage finissimo, fitto e persistente. Il naso è maturo e complesso, con scorza di limone, mela gialla e leggere sfumature di frutta secca che si intrecciano a erbe aromatiche, crosta di pane e una netta sensazione minerale di gesso. Con l’ossigenazione emergono note più profonde di nocciola, miele e delicata vaniglia, senza perdere la naturale freschezza del vitigno. Al palato è teso e avvolgente allo stesso tempo, sostenuto dalla caratteristica acidità dell’Erbaluce e da una spiccata componente minerale. La lunga permanenza sui lieviti dona cremosità e profondità, mentre il dosaggio contenuto mantiene il sorso asciutto e dinamico. Il finale è lungo, agrumato e sapido, con ritorni di nocciola, miele ed erbe aromatiche. Un Metodo Classico di grande personalità, raffinato e longevo, capace di mostrare quanto l’Erbaluce possa esprimersi con autorevolezza anche nella spumantizzazione.

CURIOSITÀ:

Cuvée des Paladins nasce da Erbaluce in purezza coltivato tra i 300 e i 350 metri di altitudine nell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, su terreni estremamente poveri e fortemente acidi, composti per circa l’80% da sabbia, 15% limo e appena 5% argilla. Domenico Tappero Merlo anticipa la raccolta di circa due settimane rispetto alle uve destinate ai vini fermi, così da preservare acidità e tensione. La prima fermentazione avviene parte in acciaio e parte in barrique esauste; il vino base completa poi circa sei mesi di affinamento tra barrique e tonneaux già utilizzati. Nella primavera successiva viene preparato il pied-de-cuve e prende avvio la seconda fermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico. Seguono almeno 60 mesi sui lieviti, remuage sulle pupitres, sboccatura e alcuni ulteriori mesi di riposo. Il residuo zuccherino rimane contenuto tra 4 e 6 g/l, collocandolo nella categoria Brut. Il nome è dedicato ai dodici Paladini di Carlo Magno e richiama anche l’antica tradizione canavesana di produrre piccoli quantitativi di Erbaluce rifermentato in bottiglia per le occasioni di festa.

Tappero Merlo

Tappero Merlo è il progetto di Domenico Tappero Merlo, nato nel Canavese con un obiettivo molto preciso: riportare l’Erbaluce al centro dell’identità vitivinicola di questo territorio e dimostrare la sua capacità di dare origine non soltanto a vini freschi e immediati, ma soprattutto a grandi bianchi capaci di evolvere nel tempo. La storia personale di Domenico è strettamente legata alla trasformazione economica e sociale del Canavese. Proviene da una famiglia contadina dedita da generazioni alla viticoltura, ma come molti abitanti della zona si allontana inizialmente dalla terra entrando nel mondo della tecnologia, fortemente influenzato dalla presenza di Olivetti, e sviluppando un’importante esperienza imprenditoriale nel settore del software. Nel 2001 decide però di cambiare completamente direzione e tornare alle proprie origini: recupera e ripianta i vigneti di famiglia, acquisisce nuove parcelle e comincia un lungo lavoro di ricerca sull’Erbaluce, varietà che diventa il vero centro del progetto. Dietro questa scelta c’è anche una figura fondamentale della sua storia personale, il nonno Domenico, conosciuto da tutti come “Kin”, vecchio vignaiolo canavesano al quale Domenico attribuisce l’origine della propria passione per la vigna e quella capacità di osservare la natura attraverso gesti semplici e conoscenze tramandate nel tempo. Proprio a lui è dedicato KIN, uno dei vini più rappresentativi della cantina. Il territorio nel quale nasce il progetto è l’Anfiteatro Morenico di Ivrea, una delle formazioni glaciali più importanti d’Europa, modellata nel corso delle glaciazioni dal grande ghiacciaio Balteo proveniente dalla Valle d’Aosta. Ritirandosi, il ghiacciaio ha lasciato un enorme sistema di morene composto da materiali trascinati dalle montagne: rocce, sabbie, ciottoli e massi erratici provenienti dalle Alpi. I circa tre ettari di vigneti di Tappero Merlo si trovano sui versanti interni dell’anfiteatro, nei comuni di Parella, Colleretto Giacosa, Loranzè e Piverone, distribuiti su piccole terrazze e depositi glaciali dalle caratteristiche differenti. Sono terreni estremamente poveri di sostanza organica, acidi e caratterizzati da una capacità molto limitata di trattenere l’acqua; condizioni difficili che costringono le radici delle viti a svilupparsi in profondità e che Domenico considera fondamentali per costruire l’identità minerale e sapida dei propri vini. L’Erbaluce è naturalmente protagonista assoluta. È una delle varietà bianche più antiche del Piemonte settentrionale, profondamente adattata alla fascia pedemontana alpina e caratterizzata da buccia consistente, maturazione tardiva e soprattutto da un’acidità naturale straordinaria. Proprio questa caratteristica permette di utilizzarla con risultati profondamente diversi nella produzione di vini fermi, Metodo Classico e passiti e, soprattutto, le conferisce un potenziale evolutivo che Domenico ha trasformato nel centro della propria ricerca. Nei vigneti la tradizionale pergola canavesana è stata in parte sostituita dal Guyot, con rese contenute intorno a 1,5 chilogrammi per pianta, nella convinzione che una minore produzione e una maturazione più uniforme permettano di ottenere Erbaluce maggiormente strutturati e adatti all’invecchiamento. Non vengono utilizzati diserbanti chimici e particolare attenzione viene dedicata alla microflora e alla microfauna del terreno. Sovesci mirati con differenti essenze vengono impiegati per migliorare struttura e fertilità di suoli naturalmente molto poveri, recuperando e reinterpretando pratiche appartenenti alla vecchia agricoltura canavesana. Domenico non considera però questo approccio come l’applicazione rigida di una certificazione o di un protocollo: parla piuttosto di un ritorno moderno all’artigianalità, costruito sull’osservazione della vigna e sul recupero delle conoscenze che appartenevano alle generazioni precedenti. Anche in cantina il tempo rappresenta un elemento fondamentale. Le fermentazioni sono spontanee, affidate ai lieviti indigeni, mentre acciaio e grandi botti di rovere vengono utilizzati secondo le caratteristiche dei singoli vini. KIN costituisce probabilmente la sintesi più precisa della filosofia aziendale: un Erbaluce di Caluso DOCG pensato fin dall’origine come grande bianco da evoluzione. La fermentazione inizia in acciaio e termina in botti di rovere da 20 ettolitri, dove il vino rimane sulle proprie fecce per un periodo che può raggiungere diversi anni, accompagnato da bâtonnage, prima di affrontare un ulteriore affinamento in bottiglia. La commercializzazione avviene soltanto dopo un lungo periodo dalla vendemmia, una scelta decisamente insolita nel panorama dei bianchi italiani e coerente con l’idea di dimostrare quanto profondamente l’Erbaluce possa trasformarsi con il tempo. Cuvée des Paladins esplora invece la vocazione spumantistica della varietà attraverso il Metodo Classico e una permanenza sui lieviti di almeno 60 mesi. Il nome richiama i dodici paladini di Carlo Magno e una delle antiche ipotesi sulla diffusione dell’Erbaluce nell’arco alpino, mentre il metodo produttivo recupera idealmente anche l’antica consuetudine canavesana di rifermentare il vino in bottiglia utilizzando mosto o vino passito. Bohémien rappresenta il volto passito dell’Erbaluce, quello probabilmente più antico nella cultura locale. La buccia resistente rende infatti questa varietà particolarmente adatta all’appassimento e per secoli il passito è stato uno dei vini più preziosi delle famiglie canavesane, conservato per le occasioni importanti e celebrato già nell’Ottocento tra i grandi vini piemontesi. Acini Perduti completa la ricerca attraverso un’interpretazione ancora differente, mentre accanto all’Erbaluce trova spazio anche la rarissima Malvasia Moscata, antica varietà aromatica quasi scomparsa che Domenico ha scelto di recuperare. Caratterizzata da profumi di salvia, timo, maggiorana, fiori e frutta fresca, viene utilizzata anche insieme all’Erbaluce, creando un incontro tra la componente aromatica della Malvasia e la naturale freschezza del vitigno canavesano. Tappero Merlo è quindi molto più di una piccola cantina dedicata all’Erbaluce: è il progetto personale di un uomo che dopo una carriera nella tecnologia ha scelto di tornare alle vigne dei propri antenati e utilizzare il vino come strumento per raccontare la storia del Canavese. Dietro KIN, Cuvée des Paladins, Bohémien e Acini Perduti si trova la stessa ricerca: recuperare pratiche dimenticate, preservare vigneti cresciuti sui depositi dell’antico ghiacciaio Balteo e dimostrare che l’Erbaluce possiede struttura, acidità e complessità sufficienti per affrontare lunghissimi affinamenti. Una visione nella quale innovazione e memoria non sono opposte, perché l’esperienza tecnologica di Domenico incontra continuamente il sapere del nonno Kin e della vecchia viticoltura canavesana. Il risultato è un progetto profondamente territoriale, costruito intorno a un vitigno antico e a un paesaggio unico, con l’ambizione di restituire all’Erbaluce quel prestigio che i vini del Canavese avevano già conquistato nei secoli passati.