Champagne Marie Courtin è il progetto di Dominique Moreau, vigneronne di Polisot, piccolo villaggio della Côte des Bar, nella parte meridionale della Champagne, dove ha costruito una produzione artigianale profondamente legata alla vigna e caratterizzata da una visione personale dello Champagne. Il nome Marie Courtin è un omaggio alla nonna di Dominique e sottolinea fin dall’origine la dimensione intima e familiare del progetto. Polisot si trova nell’Aube, in un territorio geologicamente vicino alla Borgogna settentrionale, caratterizzato da terreni argilloso-calcarei di origine kimmeridgiana che costituiscono uno degli elementi fondamentali dell’identità dei vini. Il Pinot Noir è il grande protagonista della produzione e trova sulle colline della Côte des Bar condizioni particolarmente favorevoli, dando origine a Champagne nei quali Dominique ricerca soprattutto profondità, energia, tensione e una chiara espressione del territorio. La conduzione dei vigneti segue principi biologici e biodinamici, considerando la vigna come parte di un organismo complesso nel quale terreno, piante e ambiente devono mantenere il proprio equilibrio naturale. Anche il lavoro in cantina segue una filosofia poco interventista: le differenti cuvée vengono accompagnate attraverso vinificazioni essenziali e recipienti scelti in funzione dell’espressione desiderata, senza cercare di imporre uno stile uniforme. Résonance è una delle etichette più rappresentative ed è un Blanc de Noirs da Pinot Noir vinificato in acciaio, concepito per mettere in primo piano precisione, freschezza e immediatezza espressiva. Efflorescence parte ancora dal Pinot Noir ma segue un percorso differente, con la vinificazione e l’affinamento in legno che conferiscono maggiore profondità e struttura senza trasformare la barrique in protagonista aromatica. Il confronto tra queste due cuvée permette di comprendere perfettamente il pensiero di Dominique: la stessa varietà e lo stesso territorio possono assumere sfumature profondamente diverse semplicemente modificando il modo con cui il vino viene accompagnato durante la propria evoluzione. Concordance rappresenta una delle interpretazioni più radicali del domaine, un Blanc de Noirs da Pinot Noir elaborato senza aggiunta di solforosa, attraverso il quale Dominique cerca di ridurre ulteriormente la distanza tra la vigna e il vino finito. Lo Chardonnay trova invece la propria espressione in Éloquence, Blanc de Blancs nel quale la componente calcarea dei terreni emerge attraverso un carattere più verticale, delicato e teso. La produzione comprende inoltre cuvée come Présence, che introduce il Pinot Blanc accanto allo Chardonnay, e Indulgence, interpretazione rosé del Pinot Noir ottenuta attraverso la macerazione. Uno degli aspetti più caratteristici di Marie Courtin è la volontà di privilegiare vini provenienti da una singola vendemmia, rinunciando alla ricerca della continuità stilistica attraverso grandi assemblaggi di vini di riserva. L’annata viene considerata parte integrante dell’identità dello Champagne e le differenze climatiche tra una vendemmia e l’altra non vengono cancellate, ma diventano elementi del racconto. Anche il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in molte cuvée, lasciando che maturità delle uve, acidità e affinamento costruiscano autonomamente l’equilibrio del vino. L’approccio ricorda per alcuni aspetti quello di una piccola cantina borgognona: osservare attentamente la parcella, rispettare il carattere della singola vendemmia e intervenire il meno possibile affinché l’origine rimanga leggibile nel bicchiere. Résonance, Efflorescence, Concordance ed Éloquence diventano così interpretazioni differenti di uno stesso pensiero, nel quale varietà, terreno, annata e vinificazione dialogano senza essere ricondotti a una formula prestabilita. Champagne Marie Courtin rappresenta oggi una delle espressioni più personali della Côte des Bar: una piccola produzione costruita da Dominique Moreau attorno alla biodinamica, ai terreni kimmeridgiani di Polisot e soprattutto alla convinzione che lo Champagne possa raccontare una singola vigna con la stessa precisione di un grande vino fermo, lasciando alla bollicina il compito di accompagnare il territorio senza nasconderlo.