VALENTINI

TREBBIANO D'ABRUZZO DOC 2021 - VALENTINI

Prix régulier €125,00

Abbinamenti, Straordinario con piatti importanti: pesci nobili al forno, cappone, coniglio disossato alle erbe, risotti complessi, carni bianche pregiate, fondute e piatti al tartufo bianco. Ma la sua vera grandezza la esprime anche da solo: è un vino da meditazione assoluta, da aspettare, ascoltare, comprendere lentamente, come si fa con le bottiglie davvero irripetibili.
Alcol, 12%
Annata, 2021
Denominazione, Trebbiano d'Abruzzo DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Abruzzo (Italia)
Temperatura di servizio, 12/14°
Vitigni, Trebbiano 100%

NOTE SENSORIALI:

Il bouquet è un viaggio: scorza di limone candita, erbe officinali, fiori di campo, mandorla fresca, sensazioni di pietra scaldata dal sole e un tocco affumicato, naturale e mai sovrapposto. La profondità aromatica si amplia nel bicchiere con una lentezza aristocratica, diventando sempre più complessa e magnetica. Al palato è poderoso ma affilato, con una materia ricca sostenuta da una freschezza incisiva. La struttura è monumentale, quasi tannica, mentre l’acidità scolpisce il sorso e gli conferisce una progressione interminabile. La sapidità è pura roccia, e il finale sembra non finire mai: imponente, verticale, profondo, vibrante. È un vino che emoziona già oggi, ma che promette evoluzioni leggendarie.

CURIOSITÁ:

Il Trebbiano d’Abruzzo di Valentini non è semplicemente un vino: è un mito assoluto dell’enologia italiana, un simbolo di autenticità e di artigianalità radicale, riconosciuto in tutto il mondo come uno dei bianchi più profondi e longevi mai prodotti in Italia. La famiglia Valentini custodisce da generazioni un’idea di vino fatta di rispetto rigoroso della terra, selezioni maniacali e decisioni guidate esclusivamente dalla qualità, non dal mercato. L’annata 2021 si inserisce pienamente nella leggenda della cantina. Come da tradizione, nulla è scontato: rese bassissime, processi non interventisti, nessuna manipolazione, tempi dettati esclusivamente dalla natura. Il risultato è un vino che esprime il Trebbiano come nessun altro produttore al mondo, unendo densità, finezza, autenticità territoriale e una capacità di evoluzione quasi “burgundiana”. Questo 2021 è destinato a crescere per decenni, rivelando col tempo la sua architettura monumentale. È uno di quei vini che definiscono uno stile, un territorio, una filosofia.

Valentini

Valentini è una delle aziende più importanti e riservate dell’intera viticoltura italiana, profondamente legata a Loreto Aprutino, sulle colline pescaresi, dove la famiglia possiede e coltiva le proprie terre dalla metà del Seicento. Le origini vengono fatte risalire almeno al 1650 e si inseriscono nella storia di una nobile famiglia di origine spagnola stabilitasi in Abruzzo, il cui patrimonio agricolo comprendeva già allora vigneti, oliveti, cereali e allevamento. Questa impostazione di azienda agricola completa è rimasta un elemento fondamentale dell’identità Valentini: il vino non è mai stato considerato un'attività separata dalla terra, ma parte di un sistema agricolo più ampio nel quale convivono ancora oggi viticoltura, olivicoltura e cerealicoltura.  La figura che ha trasformato definitivamente Valentini in un riferimento dell’enologia italiana è Edoardo Valentini, uno dei vignaioli più enigmatici e influenti del Novecento. Riservatissimo, contrario alla spettacolarizzazione del vino e poco incline persino a raccontare le proprie tecniche di cantina, Edoardo costruì la propria reputazione attraverso una selezione rigidissima: soltanto una parte delle uve e dei vini prodotti veniva considerata degna di portare il nome Valentini e, quando una vendemmia non raggiungeva il livello desiderato, una determinata etichetta poteva semplicemente non essere commercializzata. Alla sua morte, nel 2006, la conduzione passa al figlio Francesco Paolo Valentini, che lavorava al suo fianco già dal 1981 e che ha scelto di proseguire con grande coerenza la filosofia paterna. Oggi Francesco Paolo mantiene volutamente un profilo discreto e concentra il proprio lavoro soprattutto in vigneto, partendo dall’idea che la qualità debba essere costruita prima della vendemmia e che in cantina sia necessario intervenire il meno possibile. Il patrimonio aziendale è molto più ampio rispetto alla superficie effettivamente destinata al vino imbottigliato e comprende decine di ettari di proprietà intorno a Loreto Aprutino; alcune ricostruzioni indicano circa 66 ettari complessivi, articolati in differenti corpi aziendali, all’interno dei quali si trovano vigne come Colle Mantello e Campo Sacro. Le viti sono tradizionalmente allevate anche attraverso la pergola abruzzese, sistema storico della regione che Valentini ha continuato a difendere quando gran parte della viticoltura moderna tendeva a sostituirlo con forme di allevamento considerate più razionali e facilmente meccanizzabili. Trebbiano e Montepulciano sono i due grandi protagonisti e da essi nascono soltanto tre vini: Trebbiano d’Abruzzo, Montepulciano d’Abruzzo e Cerasuolo d’Abruzzo. Una gamma minuscola rispetto alla dimensione agricola della proprietà, proprio perché la selezione è estrema e ciò che non viene ritenuto all’altezza delle tre etichette non viene commercializzato con il nome Valentini. In cantina la filosofia rimane volutamente tradizionale e poco interventista. Edoardo dichiarava di utilizzare grandi botti di legno e di non affidarsi all’acciaio o alla plastica per l’affinamento dei propri vini; Francesco Paolo ha mantenuto questa impostazione, privilegiando fermentazioni spontanee, evitando lieviti selezionati e lasciando che il vino segua tempi propri anziché essere costruito attraverso correzioni enologiche esasperate. Le grandi botti di rovere rappresentano quindi uno degli strumenti fondamentali della cantina, non utilizzate per imprimere aromi di legno ma come contenitori nei quali fermentazione ed evoluzione possono svolgersi lentamente. Anche la commercializzazione segue una logica completamente indipendente: le annate non vengono necessariamente immesse sul mercato in ordine cronologico e un vino viene venduto soltanto quando Francesco Paolo ritiene che abbia raggiunto il momento corretto, oppure può non uscire affatto se non risponde alle aspettative. Il Trebbiano d’Abruzzo è probabilmente il vino che più di ogni altro ha contribuito alla leggenda di Valentini, dimostrando quanto il Trebbiano possa raggiungere profondità, complessità e capacità di invecchiamento quando viene lavorato con rese rigorose e lunghi tempi di maturazione. Non è un bianco costruito sull’immediatezza aromatica: con gli anni può sviluppare una complessità straordinaria, mantenendo tensione e struttura e assumendo sfumature di erbe, agrumi, frutta matura, cera, spezie e sensazioni minerali. Il Montepulciano d’Abruzzo rappresenta l’altra grande anima della proprietà, un rosso capace di unire materia, tannino e lunghissima evoluzione senza ricercare concentrazioni artificiali, mentre il Cerasuolo d’Abruzzo costituisce forse l’espressione più sorprendente della filosofia aziendale. Ottenuto dal Montepulciano, non viene interpretato come un semplice rosato da consumo immediato, ma come un vero vino da tavola e da evoluzione, dotato di struttura, profondità e capacità di affinamento decisamente superiori a quelle normalmente associate alla categoria. La produzione complessiva rimane estremamente limitata rispetto all’estensione della proprietà, nell’ordine di poche decine di migliaia di bottiglie nelle annate in cui tutte le selezioni vengono effettivamente prodotte. Valentini rappresenta quindi qualcosa di raro nel panorama italiano: una cantina diventata iconica senza costruire la propria fama attraverso marketing, espansione produttiva o moltiplicazione delle etichette. La famiglia continua a lavorare a Loreto Aprutino nello stesso contesto agricolo che possiede dalla metà del Seicento e Francesco Paolo ha mantenuto intatto uno dei principi fondamentali trasmessi da Edoardo: osservare la natura, intervenire il meno possibile e accettare che non tutte le vendemmie debbano necessariamente trasformarsi in una bottiglia con il proprio nome. Tre vini soltanto, Trebbiano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo e Montepulciano d’Abruzzo, diventano così tre differenti espressioni dello stesso territorio e della stessa filosofia. In un mondo del vino sempre più orientato verso precisione tecnologica, comunicazione e continuità commerciale, Valentini continua invece a privilegiare selezione, tempo e imprevedibilità dell’annata. È proprio questa coerenza, portata avanti da Edoardo e oggi custodita da Francesco Paolo, ad aver trasformato una storica azienda agricola abruzzese in uno dei nomi di culto del vino italiano, capace di dimostrare che Trebbiano e Montepulciano, quando vengono interpretati senza compromessi, possono raggiungere una profondità e una longevità paragonabili a quelle dei più grandi vini del mondo.